Le capre rubate- 2 Il dono e la collaborazione

Vi ricordate del responsabile laico della parrocchia di cui vi scrivevo prima di Pasqua, quello che subiva il furto di circa una capra al mese?
Mi aveva chiesto di andare a benedire la sua casa, offrendomi una delle quattro capre rimaste. Avrei voluto rifiutarla, ma lui ha insistito che la prendessi, dicendo che non aveva mai offerto una sua capra a Dio e che era arrivato il momento di farlo, perché si era accorto di non averci mai pensato. E così l’ha offerta a me con l’intenzione di offrirla a Dio, sperando che Egli gradisse la sua offerta e preghiera. L’ho incontrato varie volte dopo il mio ritorno a Ngalbidje, ma non gli avevo ancora chiesto come fosse finita la storia delle sue capre. Questo fino alla scorsa settimana quando, dopo averlo fatto, mi ha risposto tutto sorridente che, da quel giorno, nessuna capra gli era stata più rubata e che gliene erano nate altre! E’ la fede dei “piccoli” cui sono spalancate le porte del Regno di Dio, una fede che riesce a “spostare le montagne”… e anche a non farsi rubare le capre! Continua a leggere

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Situazione confusa in Guinea Bissau dopo il colpo di stato del 12 aprile 2012

Il paese è proprio nelle mani di alcuni militari. La gente nelle ultime elezioni aveva già scelto il suo Presidente. I militari, non essendo d’accordo, l’hanno preso e nascosto. Ora l’hanno già rilasciato ma sembra che i golpisti l’abbiano vinta e stanno mettendo al potere chi vogliono loro. Una cosa certa c’è: il paese si è fermato ed è persa ogni speranza di poter migliorare. La scuola si è fermata. Immaginate tutti quei giovani che hanno lasciato i loro villaggi per andare a studiare a Bissau. Sacrifici enormi per pagare la scuola e ora l’anno scolastico sembra essere annullato. Gli stipendi degli insegnanti e dei lavoratori statali sono sospesi… è insomma crisi totale! I militari hanno proibito qualsiasi manifestazione o marcia per la pace. Io mi immaginavo che la gente si ribellasse, scendesse comunque in piazza, nelle strade, giovani e adulti, invece no. Sembra esserci un totale scoraggiamento, una perdita totale d’animo, una sfiducia nel futuro e una rassegnazione totale. I giovani e gli adolescenti  tranquilli riempiono le discoteche e hanno approfittato  per fare una settimana o 10 giorni di festa per il 1° Maggio. Pregate per la Guinea, perché la gente abbia coraggio di sollevarsi e di ribellarsi contro questa ingiustizia.

“Ti accompagno a incontrare Gesù”. Testimonianza di padre Angelo Esposito

Davide, diciassette anni, giovane indigeno guatemalteco, mi ha visto celebrare la Messa, ha chiesto mie notizie ai suoi amici ed una mattina ha deciso di bussare alla mia porta perché voleva incontrarmi per conoscermi di persona.
Sono le sei e trenta di una domenica, sento dei leggeri ed intermittenti colpi alla porta, indosso ancora le pantofole, ho lo spazzolino ed il dentifricio in bocca sto lavando i denti e non posso domandare “Chi è?”, velocemente mi sciacquo e mentre mi asciugo dell’acqua con l’asciugamani, apro la porta.
Con stupore vedo stagliarsi sull’uscio la figura di un ragazzo minuto, gracile, spaurito, poveramente vestito.
Ha difficoltà a parlare per la timidezza ed il disagio, superato lo stupore, subito gli sorrido e lo invito ad entrare nella camera.
Lo accolgo ridendo, spiegandogli che mi stavo lavando, dico parole una dietro l’altra, mi muovo senza sapere cosa fare, prendo prima una cosa poi un’altra, lo invito a sedersi e faccio di tutto per cercare di toglierlo dall’imbarazzo del momento.
Mi accomodo di fronte a lui e lo guardo negli occhi: uno sguardo triste ma intelligente che però non sostiene il mio e si abbassa sulle sue mani che a mia volta osservo, notando che sono sciupate, graffiate, callose e deduco che lavori tanto.
Gli domando il suo nome, come mai mi aveva cercato e se potevo essergli utile per qualcosa.
Tutto d’un fiato mi risponde: “Davide è il mio nome e sono qui perché ho voluto conoscervi e per confessarmi!” Continua a leggere

“La giornata missionaria ravvivi in ciascuno il desiderio e la gioia di ANDARE incontro all’umanità, portando a tutti Cristo”

Scrive don Aldo Busso dal Brasile:

Queste parole del Papa, mi stanno aiutando a vivere il mese di ottobre, rinnovando la chiamata e il mandato missionario.

Anche qui in Brasile (come in ogni parte del mondo…) ci ritroviamo a “correre”, per seguire le varie attività e attendere alle necessità, nella visita alle Comunità, nell’incontro con i malati e i poveri, nel servizio educativo dei Centri per i ragazzi.

In questo “correre” di ogni giorno, posso affermare di essere contento:

“l’amore di Cristo ci spinge…” 2 Cor 5,14.

Certo non mancano le fatiche  e capita di inciampare, cadere o rallentare il passo, per la stanchezza o le incomprensioni.

Sperimento la mia fragilità accanto a situazioni umane non risolvibili, e nell’impegno a condividere la responsabilità dei lavori….

Il Signore, nella sua bontà, non ci lascia mancare i segni della sua presenza.

A proposito del “correre”, vi invio questa testimonianza che mi ha fatto pensare e ha motivato lo slancio nel cammino. E’ stata scritta da un’adolescente alla fine dell’esperienza “pro-jovem”, iniziata lo scorso anno. Mi ha insegnato a ringraziare, perchè posso camminare e correre, e soprattutto mi ha trasmesso una grande fiducia, per continuare a “mantenere vivo il sogno della vita”.

“Il mio nome è Alice, ho sedici anni e abito nel bairro Serra Dourada, con la mia famiglia.

Quando avevo nove mesi sono stata colpita da una forte febbre e mal di testa. Mia mamma mi ha portata all’ospedale e i medici constatarano che era menengite. Per un mese rimasi tra la vita e la morte, ma grazie a Dio, ci furono miglioramenti e sembravo guarita.

I medici, però, avvisarono che nella crescita ci sarebbero stati dei problemi.

Infatti ho iniziato a camminare a due anni e subito si notò che  riuscivo ad appoggiare solo la punta dei piedi. Ho cominciato a fare fisioterapia, ma mia mamma non ha potuto dare continuità, perchè papà era rimasto senza lavoro. Anche lei doveva lavorare. Non ha nessuna colpa, ha fatto di tutto per la nostra famiglia, e con tanti sacrifici.

Oggi riconosco di avere questa difficoltà, ma sono felice perchè ho il dono della salute e della vita.

Confesso che molte volte soffro e piango di nascosto, in particolare quando vedo le mie amiche danzare e correre.

Ho un grande sogno: fare l’operazione alle gambe, per poter camminare.

Mi stanco molto, per andare a scuola e al centro del PETI. Ma cerco di sforzarmi: ho dei bei voti e anche dei buoni risultati. Partecipo del Coro  e del Pro-Jovem. Non mi sono mai sentita esclusa a causa del mio handicap. L’associazione Educar mi ha accolto  bene, insieme a mia sorella e due nipotini. Il Padre sta aiutando mia mamma per avere il posto per il ricovero in ospedale. Siamo già andati a diverse visite, ma nel sevizio pubblico, ci vuole tanto tempo. Ormai sono passati due anni. Ma continuo a sperare! In questo mese ho iniziato di nuovo la fisioterapia, per preparare l’intervento… Sto aspettando di essere chiamata.

Sono riconoscente a tutte le persone che sono sensibili con la mia situazione.

Tutte le sere, prima di dormire prego per loro e chiedo a Dio l’aiuto per realizzare il mio sogno.

Anch’io, un giorno, potrò correre e camminare…”

Alice da Conceição Marques

Cardinale Van Thuan, l’arresto ed il suo segreto per resistere al carcere vietnamita

Preziosa testimonianza del card. Vietnamita François-Xavier Nguyên Van Thuân, di cui è in corso il processo di beatificazione.

L’arresto «Era il 15 agosto 1975, Festa dell’Assunta. Sono stato invitato a recarmi nel Palazzo dell’Indipendenza a Hochiminville e sono stato arrestato. Erano le ore 14. E’ iniziata per me una nuova avventura. Avevo solo la tonaca e un rosario. Da quel momento ero il “signor Van Thuan”. Per loro non ero vescovo, sacerdote. Quella notte, su una strada lunga 450 chilometri, in viaggio verso la mia residenza obbligatoria, ho deciso che non avrei aspettato con rassegnazione il giorno della liberazione. Avrei vissuto il momento presente colmandolo d’amore. Così ho cominciato a scrivere lettere ai fedeli. Quang, un ragazzino di 7 anni, mi procurava i fogli di carta. Poi prendeva ciò che avevo scritto e lo portava a casa dove i suoi fratelli ricopiavano il testo e lo diffondevano. Sono rimasto in catene per tredici anni. Nove anni sono stato in isolamento. Ma non ho perduto mai la speranza. La fede è stata la mia forza. Non avevo la Bibbia in carcere. Allora ho raccolto tutti i pezzetti di carta che ho trovato e ho realizzato quasi un’agenda con più di 300 frasi del Vangelo. Mi sono nutrito con la Parola di Dio…
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Venti anni dopo… sacerdote per sempre!

Carissimi amici ed amiche,

In questa lettera mensile non vi scriverò di situazioni conosciute qui in Perú, ma di qualcosa più intimo: il mio essere sacerdote, vent’anni dopo l’ordinazione avvenuta l’8 giugno 2011. Mi sono reso conto che la cosa più difficile non è solo conoscere se stessi, ma anche parlare di sé. Però ci provo con la confidenza che mi ispirate.

I miei anni di sacerdozio fino a qui li ho trascorsi ad Angera (8), a Vimercate (3) e a Huacho (9). Senza accorgersi, la parte più lunga è questa in missione, chi l’avrebbe mai detto? Se il giorno della prima messa mi avessero chiesto: -dove sarai fra 20 anni? non avrei potuto indovinare!

Un anniversario è però soprattutto un utile momento di riflessione (sennó a cosa serve?) e perciò vi scrivo tre punti che oggi sento come chiave del mio “essere prete”:

NON si è sacerdote a tempo, MA per sempre, con tutta l’anima e con tutto il cuore.
Sacerdote in oratorio, a scuola, in missione, in internet. Nel tempio e per strada, soprattutto nel cuore: è bello essere prete!

NON siamo padroni della fede, ma servi della vostra gioia (cfr. 2 Cor 1,24)
Questione di stile: la cosa più grande è condividere con la gente, ascoltare, consigliare, benedire.

NON è un criterio decisivo ciò che diranno di noi gli altri, ma ciò che dice Dio.
Nella vita si ricevono apprezzamenti e incomprensioni, ma alla fine della giornata è a Dio che bisogna offrire tutto.

Celebrerò l’anniversario lontano dai miei “compagni di messa”, ma con il calore della gente che mi è stata affidata, l’8 di giugno nella chiesetta di Amay, Huacho, Perú. Da fine agosto al 22 settembre sarò in Italia con la speranza di potervi visitare.

In ogni caso vi chiedo il regalo di una vostra preghiera, uniti nella comunione dei santi, nella fede e nell’amore.


GAUDIUM ET PAX

don Ambrogio Cortesi

Televisione più Skype: ecco la piazza mediatica missionaria su Sat2000

“Good morning, Nairobi!”. “Good morning, Rome!”. Il filo diretto con l’Africa è la chicca di “Mentre”, la novità editoriale di TV 2000 in onda dal lunedì al venerdì: in diretta dalle ore 15 alle ore 16; e in replica in seconda serata alle ore 22,40 (il venerdì alle ore 22,50). In particolare, ogni giorno sono previsti quattro collegamenti web-cam: dal mondo delle missioni e dell’impegno laico.
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