Veglia missionaria con il beato Montini in duomo a Milano

Sabato 25 ottobre il cardinal Angelo Scola guiderà la veglia missionaria diocesana con spunti legati all’inizio dell’esperienza Fidei Donum della diocesi di Milano coinciso con l’episcopato del cardinal Giambattista Montini, da poco canonizzato beato Paolo VI.

Interessante articolo sul tema:

http://www.resegoneonline.it/articoli/Veglia-missionaria-in-Duomo-nel-solco-del-pellegrino-Montini-20141021/

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La metafora delle quattro ruote motrici

Ho una camionetta (N.d.R. “Camioneta”= Pick up) Toyota 4 x 4. Prima ne avevo una troppo vecchia e sfruttata, aveva sempre bisogno di ripari. Adesso ne ho una non molto giovane, é del 2006, ma un po’ piú in grazia. L’importante é che abbia la doppia trazione, che sia 4 x 4. Quando vado a visitare gli indios Kanela all’Escalvado o a Porquinhos, i due villaggi dove vive questa etnia indigena a circa 100 km da qui, devo percorrere strade sterrate e superare barriere di sabbia, oltre che guadare piccoli torrenti. Senza la 4 x 4 resto insabbiato. Le ruote girano e girano, a vuoto, e piú accelero piú sprofondo e non vado avanti. Ma inserisco la marcia 4 x 4 e via, esco dal buco che mi sono scavato io stesso con le mie accelerate a vuoto e continuo sicuro. A volte la nostra comunitá é una camionetta senza la doppia trazione. Ci insabbiamo in cose inutili, giriamo e rigiriamo sulle stesse cose, a vuoto, e piú ci infervoriamo piú affondiamo, e non andiamo avanti. Forse “chiesa missionaria”, “in uscita”, vuol dire anche questo: ingranare la marcia 4 x 4 e uscire dalle nostre infinite beghe e questioni, non rigirarci su noi stessi, darci uno scossone e andare avanti. A volte ci sono cose da cui non ne usciamo, ci impantaniamo testardi su di una questione senza cercare via di uscita. Non sappiamo perdonare ed andare avanti. Ci lamentiamo sempre delle stesse cose. Sappiamo che certe attivitá non rispondono piú alle sfide di oggi ma non molliamo e non osiamo uscirne. Abbiamo le nostre paure che ci paralizzano. Siamo anche un po’ ciechi, pensiamo che quello che abbiamo sotto i piedi sia tutto, e non vediamo la grandezza e bellezza del cammino che ci sta di fronte. Coraggio, usciamo, ingraniamo la marcia e andiamo avanti, restare insabbiati in noi stessi é la fine!

Buona missione a tutti voi e grazie per avermi accolto con il vostro ascolto.

Un forte abbraccio

Don Ezio Borsani, Fidei Donum

La missione del Brasile è l’Amazzonia

Essere richiamati alla missione é essere richiamati al senso del nostro cammino di fede e di chiesa. Non sono bravo a fare citazioni, nell’Esortazione di Papa Francesco “La gioia del Vangelo” troverete voi stessi tanti stimoli per essere discepoli e missionari in una chiesa che finalmente si scuote e esce da se stessa per essere sale e luce “del mondo”.

Qui in Brasile, e qui da me a Barra do Corda, a cosa siamo richiamati?

Anzitutto risuona un appello: l’Amazzonia. Certo non solo per questo mese di ottobre, ma in questo tempo si fa ancora piú forte l’appello “Brasile, l’Amazzonia é immensa, ma pochi sono i Missionari e le Missionarie” – “Dateci della vostra povertá”, con l’invito ad un aiuto anche materiale, ma soprattutto con l’invio di missionari in questa area che Papa Francesco nella sua visita per la GMG 2013 ha riconosciuto como decisiva e banco di prova sia per la chiesa che per la societá brasiliana. Effettivamente é l’area che presenta grandi sfide, sofferenze, carenze, ma anche grandi speranze, testimonianze, segno di una chiesa sempre piú profetica, inculturata, ministeriale. Ho avuto la gioia, in ottobre dello scorso anno, di partecipare a una riunione straordinaria, voluta dal Papa, delle chiese di tutta l’Amazzonia. Questo incontro di studio della realtá e riflessione pastorale é stato per me occasione per conoscere i vescovi e alcuni preti e laici della chiesa dell’Amazzonia, con fraternitá e gioia, e riaccendere in me il fuoco della missione.

Qui nella nostra parrocchia di Santa Gianna Beretta a Barra do Corda, alle porte dell’Amazzonia, stiamo cercando di “riformare” il nostro modo di essere chiesa senza la paura di uscire e magari sporcarci le mani o prendere qualche “batosta”, piuttosto che rimanere chiusi e soffocati in noi stessi. Non é facile, ma cerchiamo di impiantare la “Pastorale della Visitazione”, visitando le case, incontrando le famiglie li dove vivono. Qui é molto facile entrare nelle case, nessuno ti chiude la porta in faccia, anzi tutti sono felici e onorati di ricevere una visita, e per questa facilitá di contatto nelle case stiamo creando in ogni comunitá questa attivitá stabile e continua della visita. Seguiamo l’esempio della Visitazione, della visita di Maria a Elisabetta: usciamo dalla nostra casa, dalle nostre riunioni, dalle nostre cappelle, dai nostri recinti, ed entriamo nella casa dell’altro con un saluto, con un gesto di amicizia e interesse per lui, di ascolto e comprensione, di vicinanza. E poi restiamo (come Maria che restó tre mesi), la visita non finisce subito, continua fino a creare un legame. Allora arriva anche la proposta, l’annuncio, l’invito a un cammino di fede in Gesú partecipando nella comunitá di base. Questa pastorale della Visitazione é accompagnata anche dalla “Pastorale dell’Accoglienza”. Chi viene da noi deve sentirsi bene, accolto, riconosciuto, valorizzato, percepire la nostra felicitá di averlo con noi. Missione é certo andare e visitare, ma anche saper accogliere chi viene in casa nostra. Una comunitá che non é fraterna, che non sa accogliere, non é missionaria, non é neppure chiesa.

Cosí noi ci siamo tracciati questo cammino, e stiamo muovendo i primi passi in questa direzione. Sicuramente anche voi risponderete all’appello che il Signore ci rivolge in questo mese missionario.

Ezio Borsani, Fidei Donum

L’immagine simbolica di una comunità missionaria a Barra do Corda, Brasil

Cerrado-brasilOggi ho cambiato l’immagine di fondo sullo schermo del mio PC. Di solito metto una immagine che riflette la situazione o lo stato d’animo che sto vivendo. É una foto dell’ambiente naturale in cui siamo immersi, il “cerrado”, questo bosco con terreno sabbioso e alberi piccoli e contorti, che fa da cornice alla foresta amazzonica. Questi alberi esprimono la fatica e la lotta della vegetazione che
deve resistere ai mesi senza pioggia, ma creando sotto terra, invisibile agli occhi, una rete di radici che trattengono l’acqua e alimentano le sorgenti che danno poi vita ai grandi fiumi. É una foresta capovolta, sottoterra. Il cerrado mi sembra che fotografi bene la situazione del nostro cammino attuale. Sia del pastore, che del gregge. Il cammino é faticoso, le sfide tante, i frutti stentano.

Stiamo per rinnovare, dopo 4 anni, tutti i responsabili delle comunitá, i coordinatori delle pastorali, i consigli che animano le 7 comunitá di cui é formata la nostra parrocchia. Difficile trovare chi assuma la responsabilitá, difficile per i nostri laici accettare un impegno pastorale diretto andando al di lá della sola presenza alla messa domenicale. La religiositá dell’impegno nella vita “non prende”, attira di piú lo show religioso che esalta emoziona e consola, la religiositá “rifugio” (fuga) dalle contraddizioni della vita, il Dio dei miracoli che dá prosperitá, salute, ricchezza. E poi le tante ferite nella vita della gente, le tante povertá, che non hanno bisogno solo di assistenza (anche, ma non solo di cose da dare, ci vuole anche vicinanza, prossimitá, accoglienza, interesse…) ma richiedono un intervento sulle ingiustizie che le generano, e un cambio di mentalitá tanto difficile da realizzare. Ma la nostra comunitá é viva, cerca il cammino per annunciare oggi qui il Vangelo di Gesú, si muove, si fa presente, con semplici gesti di amore e solidarietá cerca di essere un piccolo segno del Regno di Dio. Andiamo avanti con fatica, e con speranza. Lottiamo e non ci arrendiamo. Potremmo fare di piú e meglio, ma qualche passo lo stiamo dando e non ci rassegnamo a restare fermi. Siamo come il nostro cerrado, magari poco bello a vedersi, magari a prima vista di poca utilitá, ma siamo vivi, e sotto sotto, nel profondo, nel cuore, c’é l’azione dello Spirito come acqua viva che ci rigenera continuamente.

Padre Ezio Borsani

L’urgenza della missione non si smorza mai per padre Ezio

Ottobre missionario.

La diocesi di Milano celebrerá in questo mese un Convegno Missionario straordinario nel ricordo dei 50 anni di invio dei fidei donum ambrosiani. Il nostro gruppo della diocesi di Grajaú sará rappresentato da Don Daniele, attualmente parroco nella cittá di Dom Pedro.

Un’immagine, che ho ricevuto in un biglietto di auguri da parte di carissimi amici, e che uso come segnalibro, vorrei mi accompagnasse in questo mese. Rappresenta quanto é successo dopo che i due discepoli diretti a Emmaus hanno riconosciuto

Dopo la cena di Emmaus…

Gesú risorto allo spazzare il pane. Sono ritornati di corsa a Gerusalemme, dagli altri, spinti dal lieto annuncio che non possono contenere nel cuore. La porta é aperta, e la sedia rovesciata per terra.
É questa sedia rovesciata che mi fa pensare. Come vorrei che la mia comunitá fosse una comunitá di sedie rovesciate, perché il Vangelo dovrebbe farci scattare in piedi e farci correre fuori. Missione é non rimanere seduti.
La missione mette fretta. Com

e la fuga, ha l’urgenza e

l’ansia del correre, ma non per mettersi in salvo o nascondersi, ma al contrario per andare ad aprire alla speranza del Vangelo la vita di tutti quelli che si incontrano nel cammino. La mis

sione non accetta chi si siede, chi si accomoda, non sopporta sedie, divani, né chi desidera e cerca “poltrone” o troni. Missione é passare dalla tavola alla

strada. Senza questo passaggio le nostre celebrazioni eucaristiche restano sterili.
Avró anch’io qualche sedia da rovesciare, qualcosa da cui smuovermi, chiusure da cui uscire, urgenze a cui rispondere, paure da vincere per essere discepolo e missionario del Vangelo di Gesú?

Padre Ezio Borsani, missionario Fidei Donum

Tutto pronto per la veglia missionaria nel duomo di Milano. Alcune anticipazioni.

A poche ore dall’inizio fervono i preparativi per la veglia missionaria nel duomo di Milano, la prima sotto la guida del nuovo Arcivescovo: Angelo Scola.

Sono 19 i nuovi missionari partenti, una coppia, e vari religiosi/e, sacerdoti e laici/e  che riceveranno il crocifisso del missionario.

Nella veglia si ricorderanno anche i 50 anni di missione Fidei Donum della diocesi di Milano.

“Il Giornale” ha dato ampio risalto a questa importante celebrazione nella quale saranno ricordati anche i martiri missionari come Monsignor Padovese e padre Fausto Tentorio.

La memoria di chi ci ha preceduto guiderà così i nuovi partenti a una speranza e a una dedizione senza condizioni.

Preghiamo con fede per tutti i partenti e per i missionari in tutto il mondo!

Si può assitere alla celebrazione in diretta dal portale http://www.chiesadimilano.it