Presentato a Cannes film sulla vita dei monaci martiri in Algeria

Può un film senza “stelle” ed effetti speciali inchiodare il pubblico alle poltrone e commuoverlo profondamente raccontando la vita quotidiana e mistica di un gruppo di monaci trappisti nell’Algeria degli anni Novanta? È quello che è accaduto ieri quando in concorso sugli schermi di Cannes è arrivato Des Hommes et des Dieux di Xavier Beauvois sulla drammatica vicenda dei religiosi rapiti e assassinati a Tibhirine nella primavera del 1996, ancora oggi al centro di una difficile indagine giudiziaria. Se infatti all’inizio la strage era stata attribuita alla GIA (Gruppo Islamico Armato), in una fase processuale successiva si è invece parlato di un «errore dell’esercito algerino».

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La scheda del film.

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Un architetto mestrino in Kenia e la stabilità dei Fidei donum

L’architetto Stefano Battaglia ha visitato la missione della chiesa veneziana a Ol Moran, Kenia con la meta di realizzare il progetto di una chiesa parrocchiale per la comunità locale.
Un articolo di GVonline presenta le tappe della scelta di una chiesa a pianta ellittica, ispirata dalle capanne locali e ci informa della idea di stabilità che vuole rappresentare questo edificio per la nuova parrocchia.
«Costruire una chiesa – secondo il parroco di Ol Moran don Giacomo Basso – è anche un messaggio forte per dire che la parrocchia è strutturata e non si sposterà più. Vuol dire che non stiamo lì non sapendo se ci resteremo, come si temeva all’inizio, quando per gli scontri tribali pareva che la parrocchia si spegnesse appena esser stata creata. Questa chiesa è un segno di presenza, di stabilità».

Articolo completo: http://www.gvonline.it/public/articolo.php?id=5948

Don Felice Tenero racconta le scelte della chiesa di Floresta

Floresta.- Don Felice Tenero, veronese, racconta con tono pacato e con visione lucida, la sua esperienza missionaria a Belem de Sao Francisco, nel Sertao Brasiliano. La sua testimonianza ci aiuta a riconoscere i problemi della gente, afflitta dalla siccità e dalla violenza. La chiesa si inserisce in questo contesto di sofferenza, povera al servizio dei poveri. La scelta della povertà è accompagnata dalla scelta dell’annuncio del Regno di Dio. Le piccole comunità cristiane sono le cellule pulsanti di questa chiesa. Don Felice è incaricato del cammino di formazione diocesano per i laici discepoli e missionari di Cristo.


Grazie per questa testimonianza di una chiesa che esce all’incontro della gente!

Il vento della missione è più forte del ciclone

MYANMAR (Agenzia Fides) – E’ un grande segno di speranza per la comunità cattolica e per tutta la popolazione birmana l’ordinazione di 4 nuovi sacerdoti, avvenuta nei giorni scorsi nell’Arcidiocesi di Yangon, due dei quali saranno missionari “ad gentes”. La celebrazione si è tenuta il 2 maggio, giorno che coincideva con il secondo anniversario del ciclone Nargis, che nel 2008 ha fatto 140mila morti e danni enormi. Le vittime sono state ricordate durante la celebrazione, e la Chiesa del Myanmar ha colto l’opportunità per ribadire il suo impegno, passato, presente e futuro, per la riabilitazione e la ricostruzione.
L’ordinazione dei quattro sacerdoti è “un evento di grazia nell’Anno Sacerdotale”, e si è svolta nella Cattedrale di Santa Maria a ngon, presieduta dal Delegato Apostolico, Mon. Salvatore Pennacchio, alla presenza dell’Arcivescovo di Yangon, S. Ecc. Mons Charles Bo, e di oltre 2.000 fedeli.
Nell’occasione l’Arcivescovo ha annunciato che 2 novelli sacerdoti saranno inviati nelle Isole Salomone come fidei donum nella diocesi di Gizo, su richiesta del Vescovo locale, Mons. Luciano Capelli Sdb, “in spirito di amore e di condivisione, in unione con l’intera missione della Chiesa”. E’ la prima volta che l’Arcidiocesi di Yangon invia preti fidei donum verso la piccola Chiesa del Pacifico: “Pur nelle difficoltà e nelle privazioni che viviamo – sottolinea l’Arcivescovo – la Chiesa del Myanmar intende coltivare uno slancio missionario”. Continua a leggere

I giovani africani scrivono e il Card. Martini risponde

Scrive don Alberto dell’Acqua

Insieme ai giovani di qui voglio condividere con voi una grande gioia e un grande dono ricevuti: in uno degli ormai tradizionali “pomeriggi per i giovani” abbiamo lavorato sul libro del card. Carlo Maria Martini: “Conversazioni notturne a Gerusalemme”, un libro che è strutturato a partire da domande di giovani europei cui il cardinale cerca di rispondere in modo aperto e profondo. Partendo da alcune di queste domande, ce ne sono venute in mente altre 14 da porgli in quanto “giovani africani”. Naturalmente non ci siamo lasciati scappare l’occasione di scrivergli e grande è stata la gioia di vederci recapitare le sue risposte a partire dalle quali continueremo il nostro lavoro.

Una nuova parrocchia a Djamboutou

Scrive don Alberto dell’Acqua

Se avete perso le “puntate precedenti” di questa nostra corrispondenza vi ricordo che, insieme a don Daniele, attuale parroco di Djamboutou – Garoua, sto accompagnando la parrocchia St.Charles Lwanga (che da 27 anni è guidata dai vari preti “fidei donum” della diocesi di Milano succedutisi) ad essere consegnata nelle mani del clero locale camerunese. In previsione di questa consegna, il Vescovo di Garoua, mons. Antoine Ntalou, ci ha chiesto la disponibilità di guidare la nascita di una nuova comunità parrocchiale (e a me ha chiesto – per ora solo ufficiosamente – di diventarne il parroco). La nuova parrocchia che è sorta a Ngalbidjie, un quartiere periferico della città, e che è dedicata a St. Jean-Marie Vianney, il santo curato d’Ars e patrono di tutti i preti, è stata creata il 25 gennaio di quest’anno. Non ha né chiesa (i tanti fedeli – per ora e per un bel po’ di tempo ancora – per celebrare la messa domenicale, si ritrovano in un cortile, sotto ripari di paglia), né presbiterio, né altre strutture. Attendiamo i successivi passi del Vescovo e nel frattempo io mi preparo al futuro, restando per ora comunque concentrato sul mio lavoro di sempre, da 4 anni a questa parte, con i ragazzi, i giovani e le 20 comunità cristiane dei villaggi di Djamboutou.
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