La Iglesia después de Aparecida

“LA IGLESIA DESPUÉS DE APARECIDA”: NUEVO LIBRO PUBLICADO POR LA DIÓCESIS DE CHOSICA
* Autores: Monseñor Norberto Strotmann y el Doctor José Luis Pérez Guadalupe

La Diócesis de Chosica acaba de publicar un nuevo documento, que lleva como título “La Iglesia después de Aparecida, Cifras y proyecciones”, escrita por Monseñor Norberto Strotmann, Obispo de Chosica y por el Doctor José Luis Pérez Guadalupe, Sociólogo y Teólogo.

Ambos autores participaron en mayo del 2007 en la V Conferencia General del Episcopado Latinoamericano. Por eso, desde su experiencia académica y pastoral, nos presentan una visión sobre los retos pastorales de la Iglesia después de Aparecida. Lo que busca es una imagen más realista de América Latina, partiendo de algunos indicadores básicos (cifras y porcentajes de sacerdotes, religiosas, población católica, etc.) no sólo con relación a la realidad del continente americano, sino en relación con otros continentes.

Las personas que deseen adquirir esta nueva publicación, pueden dirigirse a las oficinas del Obispado de Chosica, sito en Calle Fray Martín Mz F, Lotes 12 – 13, Urbanización El Descanso, Huaycán – Ate Vitarte. Teléfono: 0051-1-359-4141.

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Forum Mondiale dei Teologi della Liberazione e Forum Sociale “Un altro mondo è possibile”

Analisi critica di don Marco Bassani

Carissimi amici,

cerco di rubare i minuti alle molte cose da fare, all’inizio di questo nuovo anno pastorale brasiliano, ma penso che valga la pena condividere con voi l’esperienza che ho appena vissuto, partecipando al Forum Mondiale dei Teologi della Liberazione e al Forum Sociale “Un altro mondo è possibile”. Che posso dirvi? É stata un´esperienza interessante, che valeva la pena fare, per conoscere questa realtà, che, perlomeno in passato, ha suscitato non poche speranze. Adesso, dirvi se ritornerò per le prossime edizioni, non lo so, perché, a caldo, la vedo come una realtà abbastanza contraddittoria. Certamente, salvo novità nell’organizzazione, non ritornerò per il Forum Teologico. Innanzitutto perché si è parlato molto di liberazione, dall’inquinamento, dal degrado ambientale, dalla deforestazione dell’Amazzonia, ma poco di Teologia. A volte mi sembrava di stare in un congresso di ecologisti o di ambientalisti. Capisco che posso darvi l’impressione di essere diventato ciellino, ma continuo a pensare che in un Forum Teologico il centro propulsore debba essere una riflessione che parta dalla storia di Gesù di Nazareth, per rileggere, a partire da Lui il nostro presente, le nostre catastrofi e cercare in Lui le risposte. Sì sappiamo che una certa teologia, così come certi cristiani, danno un po’ per presupposto la fede in Lui, per riflettere di più sui mezzi e i cammini umani di liberazione dai vari problemi che ci affliggono. D’altro canto, io, che non sono certo un “paolotto”, mi sono sentito molto a disagio con questa mancanza di riferimento esplicito a Gesù Cristo, perché alla fine si è fatto un gran parlare di liberazione, ma non si è detto niente di specificamente cristiano, dando l’impressione che noi non abbiamo niente di tipicamente nostro da dire. In questa confusione, o nebbia assiologia, voi potevate vedere tranquillamente una delle tante teologhe statunitensi “in voga” strappare gli applausi con le sue invettive contro “l’autoritarismo romano che ancora criminalizza le donne che abortiscono e non permette una civilissima accettazione di questa legislazione in tutti i paesi del pianeta, compreso il Brasile”.
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Per osare con Paolo la nostra vocazione

In un passaggio della lettera ai Filippesi Paolo sceglie, per descrivere il suo incontro con il Risorto, il verbo afferrare: “Io sono stato afferrato da Cristo” (3,12). Non c’è parola che dica meglio l’irrompere di Gesù nella sua vita. È un evento inatteso, rispetto al quale Paolo è disarmato. La sua sensazione è di essere stato “catturato” sulla via di Damasco. La voce che lo sorprende e lo atterra ha l’impeto del vento di Pentecoste. La sua esistenza ne risulta scompaginata. Paolo viveva in un perimetro di certezze articolate intorno alla legge mosaica. Come tutti i farisei, egli considerava il presente come lo spazio della legge: essa doveva costituire l’identità di Israele e lo strumento della sua salvezza. Il Messia, invece, rappresentava il futuro e un futuro senza la legge, perché non potevano esserci due salvatori contemporaneamente. Per Paolo, quindi, i seguaci di Gesù erano un graffio sulla pelle d’Israele, una ferita infetta, una minaccia. I cristiani consumavano in loro una contraddizione insopportabile. Annunciavano, infatti, che Gesù era il Messia e la fede in lui come condizione essenziale per la salvezza, ma continuavano anche a ritenersi veri Ebrei, frequentando la sinagoga, pregando nel tempio e leggendo la torah. O la Legge o il Messia. Paolo non ha esitazioni nella sua scelta, soprattutto perché quel Gesù non assomigliava in nulla al Messia atteso dai farisei. Un Messia che muore su una croce era illogico, una contraddizione in termini.
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Benedetto XVI promuove la missione continentale a partire dal discepolato

In questo momento è necessario promuovere “la Missione continentale” avviata dopo la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e del Caribe ad Aparecida (Brasile, maggio 2007), visto che “solo così si potrà dare una risposta adeguata” alla situazione attuale dei Paesi latinoamericani.

Benedetto XVI lo ha affermato questo venerdì nell’udienza concessa ai membri della Pontificia Commissione per l’America Latina, che stanno celebrando attualmente la loro Assemblea Plenaria a Roma.

Il Papa ha ricordato che lo scorso anno ha avuto l’opportunità di ricevere i Vescovi di questo continente in visita “ad limina”, per cui conosce “più da vicino le speranze e le difficoltà del loro ministero apostolico” e affida a loro la realizzazione di questa Missione.

Il Pontefice ha poi ricordato le proprie parole alla Curia Romana al riguardo: “quando ho presentato un bilancio del mio viaggio apostolico in Brasile, mi chiedevo: Ha fatto bene Aparecida, cercando la vita per il mondo, a dare priorità al discepolato di Gesù Cristo e all’evangelizzazione? Era un errato ritiro nell’interiorità?”.

“No – ha risposto –. Aparecida ha deciso la cosa corretta, proprio perché mediante il nuovo incontro con Gesù Cristo e il suo Vangelo, e solo così, si suscitano le forze che ci rendono capaci di dare la risposta adeguata alle sfide del nostro tempo”.

Riflessioni di don Vittorio Ferrari dal Perú

Don Vittorio Ferrari, fidei donum della diocesi di Milano, inserito nella parrocchia di Sayán, diocesi di Huacho, Perú, ha appena pubblicato nel suo blog una bella riflessione sui suoi primi anni passati in missione. In essa descrive il suo cammino di fede: vi invitiamo a leggerla e commentarla.

Mons. Renato Corti, vescovo di Novara ha visitato il Burundi

Si è appena concluso un nuovo viaggio missionario di don Mario Bandera, direttore del centro missionario di Novara: insieme con lui, dal 23 al 30 gennaio il vescovo Renato Corti, il suo segretario don Gian Luigi Cerutti, i missionari diocesani rientrati don Giancarlo Masseroni e don Alberto Olivo, ed il direttore della Caritas don Dino Campiotti si sono recati in Burundi, un paese africano tra i più poveri del mondo, in visita ai sacerdoti fidei donum di Novara, don Carlo Masseroni e don Massimo Minazzi, dimostrando così l’attenzione e l’affetto con cui la diocesi di Novara segue l’azione di promozione umana e d’evangelizzazione in Burundi. Vi invitiamo a leggere alcuni stralci di quanto ha scritto mons. Corti di ritorno dalla ricca esperienza missionaria.
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Presentazione di don Amedeo Cristino nuovo Segretario Nazionale della Pontificia Unione Missionaria

Lo stesso don Amedeo si presenta con questa amabile lettera.

Carissimi,

con grande gioia vi invio questa mia prima lettera. Sono stato chiamato a prendere il posto di Padre Ciro Biondi nel servizio di Segretario Nazionale della Pontificia Unione Missionaria. Arrivando qui in ufficio, ho potuto constatare l’importanza del lavoro che egli ha svolto nei suoi tre anni di permanenza. Spero di poter essere alla sua altezza e di continuare le tante iniziative che ha intrapreso.
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