La CEI ha costituito un apposito Ufficio Nazionale per l’Apostolato del Mare

Il Consiglio Permanente della CEI nella seduta del 26-29 marzo 2012, ha istituito il nuovo Ufficio nazionale per l’Apostolato del mare presso la Segreteria della CEI, nominando come Vescovo promotore S.E. Mons. Francesco Alfano, Arcivescovo eletto di Sorrento-Catellamare di Stabia e come Direttore Don Natale Ioculano, della diocesi di Oppido Mamertina- Palmi e finora cappellano del porto di Gioia Tauro (RC).
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Frasi scelte dalle omelie di mons. Oscar Arnulfo Romero

Fratelli, volete sapere se il vostro cristianesimo è autentico? Qui c’è la pietra di paragone. Con chi state bene? Chi sono quelli che vi criticano? Chi non vi accetta? Chi vi lusinga? Saprai allora che Cristo un giorno disse: “non sono venuto a portare la pace ma la divisione e vi sarà divisione persino nella stessa famiglia”, perché alcuni vogliono vivere più comodamente, secondo i principi del mondo, del potere e del denaro e altri, al contrario hanno compreso la chiamata di Cristo e devono rifiutare tutto ciò che non può essere giusto nel mondo. (13.11.77) Continua a leggere

Il deserto ha a che fare con noi e con Dio, in esso si possono fare esperienze bibliche

Ho potuto visitare in questi giorni il luogo originario dei Padri del deserto, l’antichissimo monastero di sant’Antonio Abate in Egitto, un cuore pulsante fino ad oggi del mistero di Dio e della dedicazione assoluta a Lui.

Il seguente testo di Klaus Berger mi ha aiutato molto a ordinare i sentimenti provocati da questa visita.

“Nel deserto non c’è altro che sabbia e vento, nuvole e sole.
E’ il paesaggio della Bibbia e lì si possono fare esperienze bibliche.
Il deserto,  infatti, ha a che fare con noi e con Dio, perchè li esistiamo soltanto noi e la vastità.
Fino a che punto un essere umano deve fare silenzio per sentire davvero parlare di Dio?
Nel deserto è questione di vita o di morte, della prima domanda della filosofia, come sia possibile che esista qualcosa e non piuttosto il nulla.
Grazie a Gesù sappiamo che dove inizia il silenzio non c’è soltanto Dio, ma anche il diavolo, che rappresenta la pura disperazione e la meschina assurdità.
E chi percepisce soltanto  la sabbia  sotto di sé e il cielo sopra di sé comprende la frase apocrifa di Gesù , secondo cui egli avrebbe detto:
Chi vuole entrare in contatto con Dio ha bisogno di dieci cose, nove parti di silenzio e una di solitudine.
Il silenzio è indispensabile per non confondere la parola di Dio con la propria.
Nella preghiera solitaria, infatti, Gesù non tiene una comizio a Dio, ma tace, finché non lo sente parlare.
Con i misteri del deserto, infatti, è così: chi si avventura nel deserto è già diventato un altro.
Il deserto e le esperienze che si fanno in esso vivono di contrasti estremi.
Il freddo della notte si trova in contrasto stridente con il calore del giorno.
Il silenzio del paesaggio rimbomba come un tuono.
E dato che le cose esterne sono sempre uguali, quanto è decisivo avviene nell’interno, nell’intimo dell’essere umano.
Proprio per questo qui la monotonia è estremamente emozionante, perché il nostro cuore popola la vastità, in essa, innanzitutto, riesce finalmente a riconoscersi.

E così attraverso i contrasti del deserto, impariamo a capire in modo nuovo che cosa sia la vita.

Il fascino del deserto sta nella tensione tra ciò che ci si è portati dietro e la vastità, tra la nostra piccolezza e l’immensità  esterna.
Chi prega in solitudine sta direttamente davanti a Dio, nulla lo distrae, niente si frappone, così come si è direttamente messi a confronto con la morte.

Lì impara a riflettere nel tempo sull’eternità e a non essere triste nel fare questo, ma molto più ricco di quanto sia la maggior parte degli altri.

I monaci di mille anni fa hanno chiamato il canto gregoriano una meditatio mortis continua.
Morte, perché è come il canto nel deserto, e trae la sue origini anche dai Padri del deserto”.

Klaus Berger, Gesù, Queriniana pp. 134-137