Don Natale Ioculano dalla Stella Maris di Gioia Tauro alla direzione dell’Ufficio Nazionale dell’Apostolato del Mare

La creazione del nuovo Ufficio Nazionale dell’Apostolato del Mare porta anche la novità di un nuovo Direttore. Si tratta di don Natale Ioculano, sacerdote calabrese, che da anni ha voluto e realizzato, con tenacità la Stella Maris di Gioia Tauro. Sinceramente “innamorato” del mondo del mare e soprattutto della gente che lo abita, don Natale, dopo svariati incarichi come parroco in alcune chiese della diocesi di “Oppido Mamertina-Palmi” e l’economato del Seminario e della Diocesi, ha conosciuto e fortemente voluto che le molte migliaia di marittimi che “vagavano sperduti per la piana del porto di Gioia Tauro” potessero avere una “casa lontano da casa”. La “Stella Maris“, il centro di accoglienza dei lavoratori delle navi, viene così familiarmente chiamata in tutto il mondo, si è davvero la loro casa anche per le poche ore di sosta di una nave. Un sorriso, un “welcome to Gioia Tauro” nella visite fatte a bordo, una parola o la possibilità di telefonare alla famiglia lontana oltre alla “partita di calciobalilla” sono state il suo “pane quotidiano” nella Missione diocesana di questo fortunato porto.
La sua azione, insieme ai suoi volontari, si è estesa, da subito, verso tutti gli operatori del porto insieme alla solidarietà ai lavoratori nei momenti di crisi che lo shipping ha subito. Per oltre un anno il team della Stella Maris ha accolto ed assistito un intero equipaggio della “Tiger”, una nave abbandonata dall’armatore. Senza cibo né acqua ma anche senza poter tornare a casa questo equipaggio multietnico di russi, giordani e turchi ha trovato davvero una famiglia, la casa lontano da casa nella Stella Maris.
La “basilica di lamiera” (due containers saldati e trasformati in una chiesina) è divenuta il luogo di incontro, preghiera e vera “fucina di volontari” per l’assistenza dei marittimi facilmente abbandonati a se stessi ma continuamente inseguiti dall’ansia pastorale di questi fedeli.
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La CEI ha costituito un apposito Ufficio Nazionale per l’Apostolato del Mare

Il Consiglio Permanente della CEI nella seduta del 26-29 marzo 2012, ha istituito il nuovo Ufficio nazionale per l’Apostolato del mare presso la Segreteria della CEI, nominando come Vescovo promotore S.E. Mons. Francesco Alfano, Arcivescovo eletto di Sorrento-Catellamare di Stabia e come Direttore Don Natale Ioculano, della diocesi di Oppido Mamertina- Palmi e finora cappellano del porto di Gioia Tauro (RC).
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L’organizzazione pastorale della Chiesa Italiana a favore della gente di mare

A Livello nazionale la CEI si avvale della Fondazione Migrantes che è l’organo preposto per la cura dei migranti ed itineranti. Fa parte della Fondazione Migrantes l’Ufficio Nazionale per la Pastorale Aeroportuale e Marittima (UNPAM) che comprende l’Apostolato del Mare Italiano (AMI) che ha un suo direttore nazionale con sede presso gli uffici della CEI a Roma e con sede distaccata a Genova.

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L’Apostolato del Mare: la risposta della Chiesa Universale ai bisogni della Gente di Mare

I marittimi interpellano la Chiesa per una presenza di promozione umana e di evangelizzazione. Anche se lontani da terra, i marittimi sono parte della Chiesa Universale. È attraverso l’Apostolato del Mare che la Chiesa diviene presenza viva della fede tra le piccole comunità di persone a bordo. La gente di mare cristiana ha il bisogno e il diritto di sentirsi parte dell’umanità e della Chiesa
L’Apostolatus Maris è una rete internazionale d’associazioni ed organizzazioni cattoliche fondata nel 1922. Provvede alla cura pastorale e al sostegno necessario ai cattolici per vivere e testimoniare la fede cristiana nel mondo marittimo. Ha membri in 98 paesi. Nell’Apostolatus Maris i Cappellani dei marittimi sia a bordo che a terra cercano di venire incontro alle esigenze di benessere spirituale, sociale e materiale dei marittimi sulle navi mercantili e da pesca. Tale assistenza è estesa anche alle famiglie dei marittimi, senza distinzione di cultura, nazionalità o religione (c.d. “gente i mare”).
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Alcune situazioni limite del mondo del mare: la schiavitù, clandestini, mancanza di sicurezza, navi arrestate

Peter Morris, commissario dell’International Commission on Shipping (ICONS) afferma, dopo aver svolto indagini in tutto il globo, che i marittimi imbarcati sul 10-15% della navi della flotta mondiale lavorano in condizioni di schiavitù. Mancano gli standard di sicurezza, si vive con orari di lavoro interminabili e paga minima. I commissari Icons affermano di aver avuto notizia di marittimi scomparsi dopo contrasti con ufficiali o della predisposizione di liste nere per chi aderisce ai sindacati. Il rapporto denuncia, infine, che una parte del mondo armatoriale tollera ed anzi si avvale di navi sub-standard a danno della gran parte di armatori che operano lecitamente con navi adeguate alla normativa internazionale.
Bandiere ombra, clandestini e navi arrestate. Nel mondo sono centinaia le navi sequestrate nei porti per motivi di sicurezza o per inadempienza contrattuale dell’armatore. In parole povere parliamo di migliaia di persone lontane da casa per mesi e a volte per anni. Parliamo di famiglie intere, abbandonate, distrutte da gravi situazioni economiche e personali. Una normativa inadeguata fa si che gli equipaggi rimangano a loro volta relegati su queste navi; arrestati senza colpa, cittadini del porto in cui si trovano senza alcun diritto; nemmeno quello di allontanarsi troppo dalla nave. Abbandonare l’imbarcazione, senza il consenso dell’armatore inadempiente, significa perdere ogni diritto al salario maturato, diventare dei clandestini nel paese in cui la nave è sequestrata ed una sorta di disertori nel proprio paese.
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In un mondo che cambia rapidamente i marittimi si sono trasformati da itineranti a migranti

Negli ultimi decenni del XX secolo il mondo marittimo è enormemente cambiato. Là dove i marittimi erano itineranti, ora sono diventati migranti. Ad esempio, un indiano su una nave battente bandiera indiana, ovunque si rechi è su territorio nazionale ed è sottoposto alle leggi del proprio paese (in qualche modo a bordo si mantengono usi e costumi della sua cultura); ma quando egli lavora su una nave battente bandiera italiana, la nave è soggetta all’ordinamento (e quindi anche a cultura e costumi, in qualche maniera) italiano e deve sottomettersi alle leggi civili e sociali dell’Italia, e in qualche modo adattarsi alle abitudini e consuetudini italiane.
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Definzione di “Naviganti”, “Marittimi” e “ Gente di mare”. Utilizzo preciso di questi termini

Gente di Mare” è una identità socio-cuturale e anche pastorale che comprende secondo il Motu Proprio “Stella Maris”:
a) naviganti: coloro che al momento si trovano su navi mercantili o della pesca, e coloro che hanno intrapreso per qualsiasi motivo un viaggio in nave.
b) marittimi: 1. i naviganti; 2. coloro che in ragione del loro mestiere si trovano abitualmente sulle navi; 3. coloro che lavorano su piattaforme petrolifere; 4. i pensionati provenienti dai mestieri di cui ai nn. precedenti; 5. gli allievi degli istituti nautici; 6. coloro che lavorano nei porti.
c) gente del mare: 1. i naviganti e i marittimi; 2. il coniuge, i figli minorenni e tutte le persone che abitano nella stessa casa di un marittimo anche se attualmente non sia navigante (per es. in pensione); 3. coloro che collaborano stabilmente con l’Opera dell’Apostolato del Mare.
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