Prossimi incontri del CUM in America Latina

I missionari italiani in America Latina preparano i prossimi incontri nazionali e regionali:

2008

  • 8 – 11 luglio: incontro nazionale in Bolivia, a Santa Cruz (data e luogo in attesa di conferma);
  • 14 – 17 luglio: incontro semi-regionale (per Uruguay e Paraguay) in Uruguay, a Montevideo (confermato);
  • 9 – 12 dicembre: incontro nazionale in Argentina, a Buenos Aires (confermato)

Si ricorda inoltre che dal 12 al 17 agosto, a Quito (Ecuador), si svolgerà il CAM 3 – Comlal 8, che vedrà certamente la partecipazione del CUM e di alcuni missionari italiani in America Latina.

2009

  • 5 – 8 gennaio: incontro regionale del Brasile Sud e Sud Est a Curitiba. Tema dell’incontro: aggiornamento teologico o sfide pastorali nelle grandi periferie;
  • 22 – 29 gennaio: incontro dei Paesi dell’Area Bolivariana (Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia) a Lima. A seguire, il 29 e 30 gennaio, riunione annuale dei Coordinatori Nazionali;
  • 2 – 5 febbraio: incontro regionale del Brasile Nord Est a Fortaleza. Tema: dialogo con la Chiesa Locale su economia e strutture (riferimenti: Luigi Sartorel e Marco Ferrari);
  • 26 – 28 luglio: incontro regionale del Brasile Nord a Porto Velho. Tema: socializzare le sfide che ognuno di noi vive quotidianamente (riferimento: don Gianni Poli);

2010

  • gennaio o luglio (data da definire): incontro regionale in Brasile Centro Ovest. Se è a gennaio sarà a Barra do Garça (MS); se è a luglio a Cuiabà (MT).
  • luglio (data e luogo da definire): incontro dei Paesi del Cono Sud (Argentina, Cile, Paraguay e Uruguay). A seguire, riunione annuale dei Coordinatori Nazionali.

2011

  • fine gennaio (date da definire): incontro nazionale in Brasile, a Salvador de Bahia.
  • gennaio (date da definire): incontro nazionale in Perù e in Ecuador.
  • luglio (date da definire): incontro nazionale in Bolivia e in Uruguay.
  • dicembre (date da definire): incontro nazionale in Argentina.

Giusto per rimanere “sintonizzati” e preparare l’agenda. Con moooooolto anticipo! Ma anche per chiedere a tutti di ricordarci nelle vostre preghiere!

“Il cammino si fa camminando”

Cari Amici,
è già più di un mese che siamo rientrati in Brasile…il freddo pungente, la neve, sciarpe e giacconi sono un ricordo lontano mentre ancora caldi nei nostri cuori sono gli incontri, le chiacchiere e il desiderio di raccontarsi e condividere. E’ stato un periodo intenso di incontri e confronti, verifiche e programmazioni, tutte occasioni per riguardare, con gli occhi dello spirito e del cuore, la nostra missione ed il nostro essere in cammino a Suo servizio.
A metà gennaio abbiamo fatto una verifica di questi primi due anni di missione con tutta l’equipe, don Bartolo, responsabile dell’Ufficio Missionario e suor Gabriella Bono, madre generale delle Suore Missionarie della Consolata, accompagnata da due consigliere, suor Carmelita e suor Renata. E’ stato un momento ricco di condivisione autentica e fraterna. Più volte ci siamo detti che “il cammino si fa camminando” provando a seguire tutti la stessa direzione, nonostante le difficoltà e i momenti bui. La più grande testimonianza è stare in mezzo alla gente, condividendo la loro e la nostra vita…essere persone che credono e camminano, anche quando è dura, aldilà dei risultati. La missione è una realtà che continuamente ci sfida a crescere come uomini e donne e come cristiani autentici, che ci fa toccare con mano la nostra fragilità e debolezza e che ci ricorda che la vera forza risiede nella consapevolezza che non siamo noi i protagonisti ma sempre Lui e che lo Spirito e la Salvezza già erano presenti in questa terra prima del nostro arrivo. Siamo chiamati ad uscire da noi stessi per entrare in un altro popolo, non però per portare le nostre idee ed i nostri progetti ma per fare un pezzo di cammino…insieme…in uno scambio reciproco. “Missione è abbandonarsi nella mani di Dio e questo è sempre incoscienza”. E’ stato sottolineato come l’intuizione del Cardinale Poletto prima e la presenza reale poi di una equipe composta dai vari tipi di vocazione (preti, religiose, diacono, laici e famiglie), sia davvero profetica, una brillante idea che si è trasformata in un’esperienza che sta diventando importante perchè può indicare nuovi modi di essere chiesa anche in Italia, nelle nostre comunità. Inutile negare che quest’esperienza, inizialmente, ci ha messo molto in discussione, è stata difficile, pesante, molto faticosa. E’ mancata una preparazione iniziale ed un lavoro insieme come gruppo ma, nonostante tutto, ognuno di noi, anche grazie ad alcuni strumenti che come equipe ci siamo dati (preghiera settimanale insieme, riunione settimanale d’equipe per organizzare il nostro lavoro pastorale, ritiro spirituale come equipe,…) sta facendo un suo percorso personale di cambiamento che è “semente” per se stesso, per gli altri e per la missione. Questa è la cosa più importante, i frutti, poi, qualcuno li raccoglierà secondo la volontà e i tempi del Signore. Alla luce di questi vissuti ci siamo anche detti che non basta la disponibilità per fare la scelta di partire e poi vivere la missione. C’è bisogno di preparazione e formazione, di discernimento per aiutare le persone a fare una scelta cosciente e meditata, di un lavoro sul gruppo perché non è così scontato vivere, prendere delle decisioni e fare dei progetti con altri che hanno formazioni, storie di vita, vocazioni, motivazioni, visioni della chiesa e della missione differenti. Ci siamo salutati con nuova energia e rinnovato entusiasmo, consapevoli che c’è tanta strada da fare ma speranzosi che, anche nella nostra diocesi di Torino, possano iniziare nuove riflessioni e coraggiosi tentativi di lavoro in congiunto in cui i laici siano sempre più protagonisti di un’esperienza di fede personale e comunitaria.
A fine gennaio abbiamo avuto la fortuna di partecipare all’incontro nazionale di tutti i Fidei Donum italiani del Brasile, svoltosi a Manaus, dal tema: “La vita del mio popolo sarà lunga come quella degli alberi” (Isaia 65,22) – Presenza missionaria e sfide socio-ambientali in Amazzonia. E’ stata innanzitutto un’occasione di incontro con alcuni amici missionari con cui avevamo fatto la preparazione a Verona prima della nostra partenza e con altri missionari presenti ormai in queste terre da 30 o 40 anni, esempio di donazione e dedicazione. Abbiamo conosciuto anche altri laici e altre due coppie con bambini con le quali ci siamo confrontati rispetto all’essere “famiglia in missione”. Abbiamo riflettuto partendo dai “gritos dos escluidos”, dalle grida di povertà e di esclusione sociale della nostra gente, delle nostre comunità e anche di noi stessi, tentando di “dare voce a chi non ha voce”. Ci siamo poi interrogati sul nostro modo di essere in missione, sulle sfide che ogni giorno dobbiamo affrontare e sulla speranza, quali segni stiamo incontrando e come alimentarla, qui e quando rientreremo in Itala. Particolare attenzione è stata posta al problema ecologico e alla situazione della regione Amazzonica (nella quale noi stiamo vivendo e lavorando), alle lotte per la salvaguardia della terra, dell’acqua , dell’aria, della natura che sempre più sono oggetto di sfruttamento dell’uomo e beni che si stanno trasformando in una risorsa solo per alcuni e non per tutti. Di fronte a queste realtà come fare missione e con quali mezzi? Ancora una volta dalle discussioni e dalle condivisioni è emerso che “il cammino nuovo si fa andando, camminando”. Le novità nascono dalla base, dalla gente, dai margini, perché è lì che le comunità vivono e si organizzano. E’ fondamentale immergersi nel quotidiano del popolo oppresso e marginalizzato per trovare cammini rivoluzionari. E’ necessaria una nuova visione di missione e di evangelizzazione fatta sempre più di dialogo che presuppone un ascolto, un aiuto ed un cambiamento reciproco e non più unilaterale. Il primo passo da fare è una conversione personale. Abbiamo anche ammirato lo spettacolo dell’incontro di due fiumi, il Rio Negro ed il Rio Solimoes, le cui acque pur incontrandosi, non si mescolano creando una vera e propria linea di separazione…davvero bello.
Ed infine l’inizio della Quaresima che, qui in Brasile, corrisponde sempre con l’apertura della “Campanha da Fraternidade” che ogni anno affronta, a livello nazionale, un tema specifico che prima viene analizzato partendo dalla realtà concreta e vissuta della gente per poi essere approfondito alla luce della fede e della Parola. Sulla base di quanto emerso si cercano quindi di costruire delle proposte concrete di cambiamento. Il tema di quest’anno è “Fraternidade e defesa da vida” (Fraternità e difesa della vita) e lo slogan è tratto da un versetto del Deuteronomio “Escolhe, pois, a vida” (Scegli, quindi, la vita). Con questa campagna della fraternità la chiesa brasiliana affronta tutta una serie di preoccupazioni rispetto alla Vita umana, minacciata dal suo inizio (es. aborto) fino alla sua conclusione (es. eutanasia). La difesa della vita deve essere fatta a partire dai criteri stabiliti da Gesù e che sono presenti nel Vangelo. Questo significa apprendere, rispetto alla vita, secondo il Progetto di Dio che è il Dio della Vita. Guardando alla realtà e illuminandola con la luce della fede sarà possibile proporre percorsi di conversione e di trasformazione della società affinché la persona umana sia valorizzata nella sua interezza, secondo la Sua volontà , in modo che la vita ritorni ad essere un valore fondamentale che marca il nostro essere ed il nostro agire. Questo tema sta già stimolando riflessioni e attività nelle nostre comunità dove la minaccia alla vita nelle sue svariate forme, povertà, violenza, droga, mancanza di salute ed educazione è una realtà quotidiana da combattere e da trasformare.
Noi tre stiamo bene. Abbiamo ripreso le nostre attività, la Pastoral da criança, il progetto di alfabetizzazione per giovani e adulti, l’accompagnamento all’ultima comunità sorta nall’area della nostra parrocchia, con l’obiettivo di essere proprio strumenti di vita a servizio di questa gente e di queste comunità. Matteo, è il primo testimone di questa Vita, piccola, fragile, così bisognosa di cure ed attenzioni ma, allo stesso tempo, piena di energia e di voglia di crescere e sbocciare per portare tanto frutto. Il piccolo missionario cresce sempre più, è sempre più vivace e con un’energia che sembra non scaricarsi mai…al contrario di mamma e papà che arrivano a fine giornata stanchissimi e senza forze…ma è proprio bello così!
Vi auguriamo una buona quaresima…di cambiamento, di trasformazione a partire innanzitutto da noi stessi…per portare Vita.
Un grande abbraccio e a presto Fabrizio, Laura e Matteo Tiago

Valter Dario Maggi obispo de Guayaquil

CIUDAD DEL VATICANO, martes, 19 febrero 2008 (ZENIT.org).- Benedicto XVI ha nombrado obispo auxiliar, para la arquidiócesis de Guayaquil, al padre Valter Dario Maggi, según informó este martes la Oficina de Información de la Santa Sede.El padre Maggi, nacido en Brignano Gera d’Adda, diócesis de Cremona (Italia) el 12 de agosto de 1956, recibió la ordenación sacerdotal el 15 de junio de 1985.

En 1989 obtuvo la licenciatura en Teología del Matrimonio y de la Familia. En 1992 llegó a la arquidiócesis de Portoviejo como sacerdote «fidei donum» (don de la fe), a cuyo servicio permanece hasta ahora como párroco de la Parroquia Espíritu Santo y Vicario de Educación. Además se desempeña como secretario ejecutivo de la Comisión de Educación de la Conferencia Episcopal.

Le orme di un cammino – Diario poco ordinato di un cammino per alcuni sentieri dell’America L.- 2

Santarém, sabato 16 febbraio 2008

Sono tornato proprio oggi dalla settimana catechistica nell’altipiano, un’esperienza molto bella, ma andiamo con ordine. Ti avevo lasciato con alcune anticipazioni, prima di visitare alcune comunità fluviali con il vescovo per celebrare le cresime.

Siamo partiti martedì pomeriggio alle 18 del 5 febbraio con il battello e la previsione di arrivare a mezzogiorno del 6 nel paesino di Santa Maria di Uruarà.L’idea era di passare la notte sul battello, quindi tutti armati della propria amaca per dormire! Che emozione, la prima esperienza! Ma mi aspettava molto di più. Alle 22 comincia una tempesta che agita le aque del fiume Amazonas e comincia così la danza. E chi mi conosce sa che non piace così tanto danzare. Risultato: una notte indimenticabile, tentando di legarsi a qualcosa per non ballare nell’amaca. Finita la tempesta sono stati il vento e le onde a dare continuità alle danze. Siamo arrivati a destinazione con quasi due ore di anticipo, verso le 10.Santa Maria di Uruarà è una specie di paesino con circa 300-400 case (2000 persone), dove l’energia elettrica c’è solo la sera dalle 18 alle 22, prodotta con un generatore, e come questi ci sono molti paesini di questo tipo lungo le rive dei fiumi che si gettano nell’Amazonas. Gli abitanti vivono di pesca, commercio, agricoltura, allevamento, taglio di legname… Dipende dalla zona.La situazione di queste aree è problematica perché gli abitanti sono molto isolati da servizi fondamentali che si incontrano di miglior qualità solo nei centri principali, ci sono anche molti altri problemi di tipo ambientale, devastazione della foresta amazonica, con connesso l’arricchimento dei grandi proprietari terrieri, che vendono la terra disboscata a persone che vogliono coltivare e nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di latifondisti che impongono una monocultura: qui va per la maggiore la soia, ve le immaginate piantagioni immense di soia in mezzo ai boschi della foresta amazzonica?Comunque continuando con il mio racconto siamo arrivati sulla terra ferma (ma fino a sera, per la mia testa, non era ancora molto ferma!), ci siamo alloggiati in una stanza con bagno in tre con un letto e due amache: è evidente che non ci sono le condizioni di una stanza per il vescovo come in alcune canoniche veronesi, anche perché questa parrocchia, che in verità è solo un’area pastorale di non ricordo più quante comunità, non ha una canonica: il prete vive su una barca battello attrezzata per viverci, cosi può spostarsi e attraccare e servire le varie comunità che sono dislocate lungo corsi d’acqua. Non è certo una grande comodità come potrebbe sembrare, anche se è sempre meglio di niente! Alla sera abbiamo celebrato le cresime di quindici ragazzi di quella comunità, il giorno dopo siamo partiti con una barca trasporta-vacche, ma non c’erano le vacche!, per andare nella comunità di Santa Cruz, dove si sono cresimati 10 giovani. Siamo arrivati là verso le 7, dopo 40 minuti di barca, abbiamo fatto colazione e dopo ci siamo messi a confessare i cresimandi e le persone che volevano confessarsi (il parroco passa nelle comunità circa una volta ogni tre mesi). Eravamo in 4 a confessare (io, Orazio, il vecovo Esmeraldo e il parroco), e ci hanno impegnato per quasi 40 minuti. Dopo è cominciata la messa molto partecipata e animata, con tanti tanti bambini. Siamo rimasti là a pranzare e nel pomeriggio siamo tornati a casa, nel tragitto di ritorno abbiamo incrociato un rimorchio delle imprese che tagliano legname clandestinamente, anche se a dire la verità lo fanno alla luce del sole! Nel pomeriggio un poco di riposo e poi un giretto per il paese, alla sera cena e a letto, leggendo un libro finché c’era la possibilita dell’energia elettrica (dimenticavo di avvisare che qui è inverno e essendo prossimi all’equatore il sole tramonta verso le 18 di sera e allà mattina alle 6 c’è già chiaro). Alla mattina seguente alle 6.20 eravamo già sulla camionetta che ci ha portato fino alla comunità che è in mezzo alla foresta. Stesso procedimento, confessioni, c’erano 15 giovani, più le altre persone, quindi la colazione e la messa con una grande partecipazione di persone. Dopo il pranzo, accompagnato dal succo di açaí, frutta tipica di questa zona dell’amazonia, molto buono, un’ora di strada nel mezzo della foresta, con ampie zone disboscate e bruciate per poter creare area di pascolo o coltivazione; e siamo arrivati nella comunità di Boa Vista, un paesino grande più di Santa Maria, dove un gruppo di trenta bambini ci hanno accolto con canti davanti alla chiesa. Nel pomeriggio un poco di riposo e una visita al paese, alla sera momento di preghiera con i cresimandi e alcune persone della comunità, poi a casa, eravamo ospitati in una famiglia, perché qui l’energia finiva alle 21 e 30. La mattina seguente, sabato 9, alle 6.30 già eravamo nel porto dove era attraccata la barca-casa del parroco per andare con la barca a motore fino alla comunità di São Sebastião, circa 45 minuti per passare in mezzo a laghetti e terre allagate in questo periodo delle pioggie. Al nostro arrivo ci aspettavano circa 30 cresimandi e un grande numero di persone, dopo una fugace colazione, via alle confessioni, più di un’ora, così la messa è cominciata quasi alle 9, rispetto alle 8 programmate, da segnalare che non ho ascoltato nessun tipo di commentario o reclamo, in fondo era giorno di festa grande: la presenza del vescovo, del parroco (che vedono ogni tre mesi circa), e di due preti stranieri (la novità è sempre qualcosa di bello), la cresima di un buon numero di giovani (di due comunità!)… Così la gente non dava importanza all’orario ma all’evento e alla celebrazione e questo succedeva anche nelle altre comunità. Dopo quasi due ore di messa il pranzo con uno squisito pesce fritto e via sulla barca per tornare a Boa Vista. Nel pomeriggio io e Orazio ci siamo dedicati a remare, abbiamo chiesto se potevamo fare questa esperienza, il difficile non è l’azione di remare, ma il far andar la barca nella direzione che si vuole. È stato divertente, credo soprattutto per le persone che ci hanno visto! Alla sera celebrazione penitenziale con i giovani della cresima e alcune persone della comunità. Domenica mattina alle 8 la messa di cresima dei giovani della comunità di Nossa Senhora de Nazaré in Boa Vista. Finita la messa il pranzo con pesce alla brace e fritto, açaí e dopo il vescovo Esmeraldo è partito con la barca piccola per poter arrivare a Santarém nel pomeriggio, dovendo viaggiare per san Paolo alla notte, circa 4 ore di barca a motore nel rio delle Amazzoni. Io e Orazio abbiamo aspettato per viaggiare con il traghetto che partiva alla sera e che arrivava a Santarém alle 6 della mattina seguente. Viaggio tranquillo rispetto all’andata, solo che era stra-stra-colmo ed era difficile addirittura salire o scendere dalla propria amaca.

Così alle 6 di lunedì siamo tornati nel seminario diocesano, la mattinata è servita per riposare un poco e sistemare alcune cose, nel pomeriggio siamo ripartiti per la parrocchia di San Francesco che è ancora città di Santarém, ma si trova nell’altipiano dove si incontrano, insieme alla foresta, molte piantagioni di soia. Ci ha accolti padre Carlo il parroco, che assieme ad una équipe della parrocchia stava iniziando la settimana catechistica. Una settimana di formazione che avviene tutti gli anni in tutte le parrocchie della diocesi. Consiste in questo: viste le difficoltà di comunicazione e trasporto che ci sono, anche tra comunità della stessa parrocchia, la diocesi di Santarém, da molti anni, organizza una settimana di formazione diocesana per “moltiplicatori”, ossia per persone che dopo andranno a ripetere questa formazione ai catechisti e animatori delle comunità della loro parrocchia. Così ogni parrocchia dopo questa settimana diocesana, organizza una o due settimane, per trasmettere il contenuto della formazione. Il tema di quest’anno era l’ufficio divino delle comunità, in pratica la liturgia delle ore, per il popolo. È un libro che contiene:

  • 1. una grande quantità di salmi con una traduzione più semplice e con un linguaggio molto popolare, con una melodia differente per poterli cantare;
  • 2. traduzioni e melodie di cantici biblici;
  • 3. canti e inni;
  • 4. una struttura di preghiere delle lodi e dei vespri per i diversi tempi e festività e circostanze (apertura, momento di silenzio per ricordare la vita, inno, salmo, lettura, cantico evangelico, preghiere, padre nostro, orazione e benedizione).

È uno strumento molto utile e bello che aiuta a pregare e che negli anni di lavoro di noi padri italiani in Bayeux fu incentivato moltissimo, per questo già lo conoscevo e in questa settimana ho potuto solamente apprezzarlo ancora di più. Partecipavano della settimana catechistica circa 50 catechisti (uomini e donne, giovani e meno) di 26 comunità delle 40 che sono della parrocchia di San Francesco. La settimana si è svolta tra momenti di riflessione, di spiegazione, di laboratori. Ho riscontrato una difficoltà grande a livello culturale per capire le cose e soprattutto per elaborare il contenuto, cosa scontata quando l’istruzione incontra difficoltà logistiche e anche strutturali, le scuole non si trovano in tutti i villaggi-comunità, per accedere all’insegnamento medio ci si deve spostare verso la città, con tutto quello che questo comporta in costi e tempo. Abbiamo avuto anche l’occasione di fare un “giretto” con don Carlo, per avere un’idea dell’estensione della parrocchia. Abbiamo girato quase due ore passando per una quindicina di comunità che variano da 100-150 persone a 500-600, 1000 o 2000 le poche maggiori e più centrali. La maggior parte si trovano in mezzo alla foresta o a campi di soia o riso, con una strada di terra battuta come via di comunicazione e pochi trasporti pubblici per sopperire all’assenza del trasporto privato. Abbiamo anche visitato una delle comunità che si riuniscono per fare un circolo biblico, ossia pregare insieme, meditare la parola e riflettere sulle problematiche che la comunità deve affrontare. L’ultima sera è stata dedicata alla serata culturale, con diverse presentazioni e danze (perfino io ho ballato per il divertimento di chi assisteva!)Una cosa che mi ha impressionato, ancora una volta è stata l’accoglienza delle persone, non ci conoscevano, eppure mi sono trovato a casa anche qua, nell’altipiano della foresta amazzonica, è proprio vero che viaggiando si guadagnano un sacco di conoscenze, ma anche molte case dove poter essere ospitato, molti fratelli e sorelle e anche molta nostalgia!

Venerdì 15 siamo tornati in seminario e ora è sabato e sto terminando di scrivere questo lunghissimo e confuso diario di notizie. Fuori sta piovendo, per fortuna che in queste due settimane la pioggia ci ha risparmiati abbondantemente!

Domani mattina avremo l’aereo per Fortaleza dove ci incontreremo con don Adolfo. Adesso ti lascio in pace e arrisentirci a presto, perché se lascio accumulare così tante cose non riesco a raccontartene neanche la metà.

Tchau e um grande abraço – padre Alessio LUCCHINI

Le orme di un cammino – Diario poco ordinato di un cammino per alcuni sentieri dell’America L. – 1

Santarém, martedì 5 febbraio 2008

È sempre importante quando si viaggia, trovare un tempo per cercare di riflettere e capire quello che si è visto. Visto che ho trovato un computer, provo a fare questo esercizio e anche a trasmettere qualche notizia, anche se non c’è il tempo di fare una cosa ordinata e sistematica. Ma è importante prendere nota delle orme che si incontrano (come insegna BP) perché poi il tempo si incarica di cancellarle.La settimana scorsa si è svolto l’incontro dei missionari italiani in Brasile nella città di Manaus. Manaus si trova nello stato di Amazonas (geograficamente riesci a collocarla), più precisamente all’incontro dei due fiumi Rio Negro e rio Solimões, incontro che forma il rio Amazonas.

  • È stato un momento di festa e allegria, immaginatevi italiani di svariate regioni che si incontrano, stile raduno degli alpini.
  • Ma non è stato solo questo: soprattutto è stata l’occasione di riflettere sulla realtà di questa terra a livello ecclesiale (missione, evangelizzazione, realtà delle parrocchie, presbiterio, missionari e molte altre cose) e a livello ecologico, e si è rivelato molto interessante conoscere una realtà così particolare e diversa all’interno dello stesso paese.
  • La ricchezza è venuta anche dal fatto di condividere le diverse esperienze dei tanti missionari presenti (circa 120 tra preti laici e religiose).
  • È stata anche l’occasione per una chiaccherata e condivisione tra noi “fidei donum” di Verona, con la presenza del vicario generale.
  • Abbiamo trovato il tempo anche per visitare qualcosa di questa splendida regione. Per esempio, l’incontro delle acque tra il fiume Solimões e Negro: si tratta di due fiumi profondamente diversi, il primo molto limaccioso e il secondo di un colore scuro (nero) che si incontrano ma non si mescolano subito e creano cosi un fiume di due colori differenti che si uniscono veramente solo dopo alcuni chilometri che corrono paralleli; in questa occasione siamo andati a visitare um’isola che si trova tra i due fiumi (il menu chiaramente a base di pesce!) vedendo così la natura, la realtà e la vita sul fiume, abbiamo navigato con un battello e poi chi voleva con delle piccole imbarcazioni ci siamo adentrati nei canali che il fiume crea in mezzo alla foresta. Sono andato anche a visitare il museo della “Siringa”, in pratica la ricostruzione di una fattoria, sulle rive del fiume, in mezzo alla foresta, dove lavoravano come schiavi i raccoglitori della gomma vegetale che si ricava dall’albero della “siringa”; la ricostruzione di questo museo è stata fatta in occasione della produzione di un film che racconta la storia di un uomo fuggito dall’Europa, che ha trovato rifugio lavorando come raccoglitore e che poi si è fatto strada… (titolo del libro “a selva” non ricordo l’autore). È stato molto interessante conoscere queste cose e vedere come si ripetono certe situazioni storiche, cominciando con la schiavitù dei colonizzatori fino alle nuove e moderne schiavitù nelle piantagioni della canna da zucchero e così via.

Terminato l’incontro di Manaus io e don Orazio siamo partiti in aereo per Santarém: se vuoi trovarla nella tua cartina geografica parti da Manaus e segui il corso del fiume Amazonas e troverai la città di Santarém sul lato destro del fiume dove l’Amazonas si incontra con il Tapajós (anche qui si ripete l’effeto “incontro dei due fiumi” con il Tapajós limpido e l’Amazonas torpido e fangoso).Qui a Santarém siamo ospiti nel seminario dal vescovo Esmeraldo che è qui da 9 mesi e che Orazio già conosceva. Nei giorni successivi al nostro arrivo, a partire da sabato, abbiamo conosciuto alcune realtà locali, come il “Cristoval”, ovvero il carnevale dei cristiani, quattro giorni di incontro, celebrazioni, musica, canti, per vivere in modo diverso il tempo della “follia” del carnevale. Per inciso non è tutto così bello come si può vedere in televisione, anche se è affascinante, non solo per le belle ragazze che mettono a ballare per attirare gli sguardi di più visitatori possibile, chiaramente per fare soldi. Una mattina siamo andati anche in una località turistica dove abbiamo fatto il bagno nel fiume Tapajós: la tradizione dice che chi fa il bagno nel tapajós ritorna, vedremo! C’è stata anche l’occasione di parlare con i seminaristi sulla loro esperienza di missione vissuta nel mese di dicembre, e di parlare con dom Esmeraldo.Oggi io e Orazio partiremo con dom Esmeraldo per fare visita ad una area pastorale in riva al fiume dove ci sono una serie di comunità che il vescovo non ha ancora visitato e dove andrà a celebrare le cresime nelle diverse cappelle. Per arrivare in questa area dovremo fare 15-16 ore di battello sul fiume Amazonas, dopo saremo ospiti del prete che vive in un piccolo battello che è la sua casa e il mezzo di trasporto per vistare le varie comunità che sono dislocate lungo il fiume o dentro di canali che si creano attorno al fiume.Domenica dom Esmeraldo dovrà tornare a San Paolo per un impegno e noi torneremo con lui, ma questa volta non con il battello, bensì con una barca piccola, perché i trasporti qui sono molto complicati e difficili, non ci sono tutti i giorni e bisogna essere sempre preparati a cambiare i propri programmi, basti pensare che dovevamo partire domenica, ma non c’era il battello che invece parte solamente oggi.Lunedí saremo ospiti in una parrocchia nell’entroterra, non lungo il fiume, dove si svolgerà la settimana catechistica, ovvero animatori e catechisti di diverse comunità si incontreranno per 5 giorni di formazione.Terminata questa settimana, domenica 17 partiremo per Fortaleza, dove saremo ospiti di un prete camilliano, don Adolfo, che lavora con le donne di strada. Ma da qui fino a là accadranno molte cose, quindi vi lascio e ci sentiremo nel prossimo racconto.Vi mando un grande abbraccio e vi chiedo un ricordo nella preghiera per questa chiesa dell’Amazzonia che affronta molte difficoltà ma che ha anche molte ricchezze e cose da insegnare a noi cristiani dell’occidente.

Tchau e até a próximapadre Alessio LUCCHINI

UruTanos 2008

La tribù degli “urutanos” Carissimi “UruTanos”
(missionari italiani in Uruguay),

vi anticipiamo alcuni dati
ed informazioni in merito
al nostro incontro nazionale
del 2008.

  • Luogo: Centro de Espiritualidad de las Hermanas Esclavas del Sagrado Corazón de Jesús (J.B.Lamas 2907, 11300 MONTEVIDEO Pocitos; tel. 00598 2 7083926)
  • Periodo: dal pranzo di lunedì 14 al pranzo di giovedì 17 luglio 2008
  • Invitati speciali: oltre a tutti noi, i missionari italiani in Paraguay e don Alberto Brignoli del CUM; se ciascuno porterà qualcosa di caratteristico “para compartir”, i pasti e i caffé saranno davvero speciali!
  • Temi e programma:
    1. lunedì pomeriggio – presentazioni e racconti, eucaristia, in serata continuazione
    2. martedì – lavoro sulle tematiche del Congresso Americano Missionario di quest’anno (discepoli, pentecoste e missionari), eucaristia
    3. mercoledì – mattinata di spiritualità con meditazione e tempo per la riflessione personale; nel pomeriggio: le nuove linee pastorali emergenti da Aparecida, eucaristia
    4. giovedì – mattinata dedicata all’Italia e al Cum; eucaristia e pranzo di “despedida”.
  • Probabilmente l’anno prossimo non ci incontreremo, per poter garantire maggiore presenza all’incontro del 2010 come regione del Cono Sur (probabilmente a Buenos Aires, Argentina).

Presto riceverete l’invito ufficiale via mail e posta cartacea. Un abbraccio a tutti e a presto

Marco, José David e Rosaria

Evviva Maria!

In questo anno tanto speciale per la devozione mariana, dovuto al 150 anniversario delle apparizioni mariane a Lourdes, in tante parrocchie e comunità si stanno moltiplicando le iniziative spirituali e pastorali in onore alla Madonna. Così, nella parrocchia di Nuestra Señora de Lourdes di Montevideo (quartiere di Malvín), lo scorso 11 febbraio si è riunita una grandissima folla di fedeli, quale -a detta del parroco- non si era mai vista per l’ultima messa della sera, quella delle 20. Fede e devozione, desiderio di festa e di allegria; ed ansia di veder collocata la nuova statua dell’Imamcolata, frutto di sacrifici ed impegno da parte di tutti i membri della comunità e di tanti amici anche al di fuori del paese. Presenti anche molti italiani: il vescovo di Montevideo, mons. Nicolás, ed il parroco, don Antonio, il sottoscritto ed il mio parroco don GianCarlo (tutti fidei donum), e poi suor Rosetta fma, suor Luce mjes, suor Rosaria (orsoline di Verona) e chissà quanti altri che nella folla non sarò riuscito a vedere.

Il sorriso dell’Immacolata

Che il sorriso “latino” di Maria, madre della chiesa povera tra i poveri (e di quella ricca tra i ricchi…), ci doni sempre la gioia di credere, amare e sperare in comunione con tutta l’umanità, soprattutto quelli che fanno tanta fatica a credere o ad amare o a sperare.

don Marco