Giornata Mondiale della Pace 2011. Pregare e agire per i cristiani perseguitati con Benedetto XVI

Molto forte e concreto l’inizio del messaggio di papa Benedetto XVI per la 44ª Giornata Mondiale della Pace.
Il titolo è “Libertà religiosa, via per la pace”, ma le prime battute sono dedicate ai recenti fatti di persecuzione e martirio subiti dai cristiani in Medio Oriente. Riporto l’incipit del messaggio, che ci invita a ricordare questi fratelli che soffrono e ad agire per essi secondo le nostre possibilità

1. All’inizio di un Nuovo Anno il mio augurio vuole giungere a tutti e a ciascuno; è un augurio di serenità e di prosperità, ma è soprattutto un augurio di pace. Anche l’anno che chiude le porte è stato segnato, purtroppo, dalla persecuzione, dalla discriminazione, da terribili atti di violenza e di intolleranza religiosa.
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Padre Bartolini assolto, ma… non è finita!

Il missionario passionista, padre Mario Bartolini è stato assolto dal Tribunale peruviano di Yurimaguas, provincia di Alto Amazonas insieme al direttore di “Radio Oriente”, il giornalista Geovanni Acate. Erano accusati di aver incitato la popolazione indigena alla ribellione contro lo Stato durante le proteste, lo scorso anno, delle comunità amazzoniche che rivendicano i propri diritti.
Potrebbe sembrare una bella storia natalizia a lieto fine, ma… non è finita!
La Coordinatrice Nazionale di Radio del Perú pubblica dichiarazioni del padre Mario che manifesta il suo sconcerto per la decisione de procuratore del Ministerio Público e la Fiscalía del Alto Amazonas di appellare la sentenza di assoluzione.
Parlando a Radio Oriente, padre Mario evidenzió che si tratta d un intento persecutorio del Governo verso persone scomode.

Mons. Riboldi, un vescovo dal cuore missionario

Mons. Antonio Riboldi un decennio fa era noto alle cronache come il vescovo anti-camorra. In questi giorni di fervente preparazione al Natale ha scritto questa lettera a don Vittorio Ferrari rivelando il suo desiderio e animo missionario.

Caro Padre Vittorio,
è davvero una grande gioia sapere che c’è chi dal Perù si mette in sintonia come tra grandi amici, e nella fede e vocazione lo siamo, nella ricerca della Parola di Dio. Voi missionari avete la vocazione di diffondere con la Parola la conoscenza di Dio e portare a Lui quanti più potete. E’ davvero grande la vocazione che avete e l’opera che compite.
Fin da piccolo ho sognato di essere missionario, poi la volontà di Dio ha fatto di me quello che era nei suoi ineffabili disegni.
Ma vi assicuro che il mio cuore è sempre tra voi, come una grande passione che non si spegne e gioisco ogni volta riesco, sia pure tramite questo mezzo, tessere quella amicizia che ci distingue come discepoli di Gesù. Prego per lei, per la sua missione in Perù e Dio fruttifichi i tanti sacrifici che siete chiamati a compiere.
Mi saluti i suoi confratelli e trasmetta la mia benedizione ed il mio affetto alla missione dove opera.
Vi benedico tutti di cuore con tanto, ma tanto affetto.

Brescia consegna il premio Bulloni a mons. Piergiuseppe Conti vescovo di Amapá

È monsignor Piergiuseppe Conti – per i suoi brasiliani semplicemente dom Pedro – l’assegnatario del Premio Bulloni 2010. Nato nel 1949 in Largo Formentone, nel cuore storico della città di Brescia, si diploma all’Itis Castelli e si laurea in Ingegneria elettronica al Politecnico di Milano. La sua è una vocazione adulta: entra in seminario nel 1976, nel 1983 è nell’Amazzonia brasiliana come «fidei donum», nel 1996 viene consacrato vescovo e dal 2005 è responsabile della diocesi di Macapà, l’unica dello stato di Amapà a nord del Rio delle Amazzoni.
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Faresti 40 Km a piedi per dire: “Grazie per ieri”? In Benin lo fanno

Cari Amici, spero che stiate tutti bene e che quel desiderio di missione sia sempre vivo. Vi scrivo da Wansokou, un piccolo villaggio che si trova nel nord del Benin, dove mi trovo per far visita ai missionari fidei donum pugliesi qui presenti e organizzare quella che sarà l’esperienza per alcuni giovani italiani ad agosto.
Attorno a me foresta verde che va pian piano ingiallendosi per via del soffio dell’ Armattan, un vento caldo che brucia di giorno ma fa rabbrividire la notte. Passeggiando per strada si riescono a scorgere solo i tetti di paglia delle capanne, perché le piantagioni di mais ancora rimaste le coprono interamente … chissà come sarà ad agosto in piena stagione delle piogge. Nelle notti di luna piena, la gente ne approfitta per stare attorno al fuoco a ridere e bere, i ragazzini restano in ascolto dell’anziano del villaggio, seduti ai suoi piedi, memorizzano briciole di tradizione che loro stessi racconteranno alle future generazioni. Altri ancora cantano e danzano senza stancarsi, quasi volendo accompagnare la luna lungo il suo tragitto, per tutta la notte. Attorno a questo piccolo villaggio ne sorgono altri 19 almeno, ancora più piccoli e più lontani dalla città, appartenenti a diverse etnie: ci sono i Wamà, i Ditammarì, i Peell. Ognuno di loro conservando la propria tradizione, vive in pace con gli altri e alcuni fra loro sono diventati cristiani compiendo davvero delle scelte forti e non semplici ma liberanti. Alcuni villaggi durante le piogge non sono più raggiungibili per via della pessima strada e spesso molti di loro restano fermi per mesi senza poter comunicare con gli altri ma questa forse è una mia lettura da occidentale a cui sembra impossibile non potersi muovere da un villaggio per mesi, per loro non sembra un grave problema. Si nutrono di ignam, che somiglia alla patata ma ha il sapore di castagna e lo cuociono in mille maniere: lo arrostiscono per mangiarlo “in piedi” al campo durante la pausa oppure lo fanno bollire e lo accompagnano con tipiche salse molto piccanti. Carne poca, qualche pollo ogni tanto, il maiale solo nelle feste grandi. Adesso sono nel periodo di raccolta e il cibo non manca, c’è anche molta frutta. Nei mesi di Giugno e Luglio, però, si fa la fame, il cibo finisce, le scorte si esauriscono e fino a metà agosto si aspetta che l’ignam sia pronto, frutta non se ne trova e sono davvero dei mesi difficili per questa gente. Quasi tutti i bambini vanno in giro nudi e le donne si coprono solo dal ventre in giù, forse per il caldo o più per il rapporto che hanno col proprio corpo, parte di un creato che vive nel creato, senza i filtri di un panno addosso che ne impedirebbe questo continuo contatto.
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Fidei Donum di Cl vescovo in una nuova diocesi brasiliana

Il Santo Padre ha eretto la diocesi di Camaçari (Brasile), con territorio dismembrato dall’arcidiocesi di São Salvador da Bahia, rendendola suffraganea della medesima Chiesa Metropolitana. Il Papa ha nominato primo vescovo della diocesi di Camaçari (Brasile) mons. João Carlos Petrini, finora vescovo titolare di Auguro ed ausiliare di São Salvador da Bahia. Mons. João Carlos Petrini è nato il 18 novembre 1945 a Fermo (Italia).
Appartenente al Movimento di Comunione e Liberazione, fu inviato, come missionario laico, in Brasile, nell’arcidiocesi di São Paulo. In Brasile frequentò la Facoltà di Teologia “Nossa Senhora da Assunção”. Dopo l’ordinazione si è laureato in Scienze Sociali presso la Pontificia Università Cattolica di São Paulo. È stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1975 per l’arcidiocesi di Fermo e designato “fidei donum” per l’arcidiocesi di São Paulo e, dal 1988, per l’arcidiocesi di São Salvador da Bahia.
Il 12 gennaio 2005 è stato nominato vescovo titolare di Auguro ed ausiliare di São Salvador da Bahia e ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 10 marzo successivo. Attualmente è membro della Commissione Episcopale Nazionale della Pastorale per la Famiglia e per la Vita.

Zenit in arabo: notizie missionarie per l’area mediorientale

Recentemente il servizio di informazione ecclesiale ZENIT ha aperto la sua agenzia in arabo.
In occasione del sinodo sul medio oriente, vari vescovi e patriarchi hanno conversato con gli operatori di questa importante iniziativa e hanno dato alcune testimonianze incoraggianti.
Il patriarca di Antiochia dei Siri, S. B. Ignace Youssif III YOUNAN ha sottolineato il ruolo mediatico di mediazione e comunione che Zenit offre al mondo arabo, e ha espresso il suo personale affetto e apprezzamento dicendo: «L’edizione araba di Zenit è un mezzo di comunicazione moderno che ha saputo accaparrarsi l’affetto e il rispetto di tutti i suoi lettori, e noi ne siamo i primi».
S. B. Gregorios III LAHAM, B.S., Patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, ha spiegato la sua insistenza da anni sulla necessità di offrire un servizio d’informazione cattolica in lingua araba ed ha inoltre attirato l’attenzione sull’enorme numero di persone che parlano e leggono l’arabo e il cui numero supera i 350 milioni, incoraggiando l’edizione araba di Zenit di andare avanti in questo servizio così vasto e così unico per tutto il mondo arabo.
E ha concluso dicendo: «Con il vostro lavoro, voi aiutato i musulmani, non solo a capire i loro compaesani cristiani, ma anche a capire e a conoscere la Chiesa e il Vaticano».
Una testimonianza commovente è stata la testimonianza dal vescovo di Vescovo di Luxor, Tebe dei Copti in Egitto, Mons. Youhannes ZAKARIA che ha confessato quanto era difficile per lui rimanere in contatto con le notizie della Chiesa universale prima del lancio di Zenit in arabo, e ha spiegato che in quei tempi l’unico notiziario cattolico che riceveva era l’Osservatore Romano, «che arriva tramite la nunziatura apostolica e spesso con un mese di ritardo».
«Zenit in arabo – ha aggiunto – è una grande opera, e noi preghiamo sempre per voi, preghiamo per tutti quelli che sono dietro a questa preziosa opera».