Il drammatico Natale 2016 del Sud Sudan

Di Natale abbiamo bisogno tutti. Direi in modo particolare la gente del Sud Sudan. Sapete già che  l’entusiasmo dell’indipendenza, 2011, e’ durato poco. Dal Dicembre 2013 la situazione e’ andata sempre più peggiorando. Sono in Sudan dal 1969, nel Sud Sudan dal 1984.  Ho l’impressione che il peggio sia  ora. Insicurezza generalizzata e mancanza  dei mezzi per vivere. Centinaia di migliaia sono scappati all’estero e sono finiti in campi di rifugiati. Decine di migliaia sono nei campi protetti dalle Nazioni Unite. Uno di questi campi e’ a poco più di un Km da casa nostra. Dalla mia stanza guardo questa distesa di tende dove vivono ammassate 35.000 persone. Hanno paura a lasciare il campo, si sentono minacciati. E’ come se fossero prigionieri. Ma hanno la fortuna di avere il minimo di cibo garantito. Fuori dal campo la gente deve cercare di sopravvivere come può.  I beni di prima necessita’ sono diventati talmente costosi che la maggior parte della gente non ce la fa. Che tristezza. Signore, abbi misericordia di noi. Continua a leggere

I coccodrilli che mangiano i cristiani. Letteralmente!

Carissimi, eccomi qui! Era da parecchio tempo che non mi facevo sentire. Approfitto di questo mio soggiorno nella capitale per scrivervi.Qui a S. Domingos (Guinea Bissau) abbiamo avuto un po’ di problemini a causa di quei grossi coccodrilli che hanno fatto tre vittime.Tutte e tre frequentavano la nostra comunità cristiana.

Ultimo ad essere ammazzato è Avelino, pre-catecumeno, marito di Antonieta, la signora che viene a lavarci e a stirarci i vestiti. L’anno scorso avevano avuto tre gemellini che hanno chiamato con i nomi dei padri del Pime della zona: Padre Zé, Padre Franco e Padre Stephen. Il 28 settembre Avelino tornava dall’isola contento, dopo aver terminato di vangare tutte le sue risaie. Tornava con un amico, ognuno sulla sua piccola canoa. Si fermano a pescare per portare un po’ di pesce a casa, ed ecco che due coccodrilli velocemente scuotono la canoa. Avelino cade in acqua gridando. L’amico rema velocemente verso riva e si butta salvandosi dalle bestie che avevano iniziato a seguirlo. Avelino non l’ha più visto. Quel giorno nessuno sarebbe andato sull’isola a lavorare perché era il giorno di riposo secondo il calendario felupe. Così l’amico sopravvissuto rimase solo sull’isola tutto il giorno e la notte, paralizzato dalla paura. Non aveva più il coraggio di salire sulla canoa e di remare. L’indomani la gente prende la canoa per andare nelle isole a coltivare il riso. Sbarcando sull’isola e vedendo quell’uomo solo e spaventato capiscono che è successo qualcosa… Iniziano tre giorni di ricerca. Nulla! Il quarto giorno la gente, rassegnata, si è radunata per le cerimonie funebri. Ha lasciato 8 figli e la moglie. Da quel giorno la gente, dominata dalla paura, ha smesso di navigare il fiume, sia per pescare, sia per raggiungere le isole dove hanno piantato il riso… Tutto si è paralizzato per un mese, fino all’inizio di Novembre. Mi chiederete: perché?? Non si poteva iniziare una caccia? Non si poteva prendere i fucili e diminuirli un po’?! No, perché la maggioranza dei felupe che lavorano nelle isole non sono cristiani e credono nella leggenda che alcuni uomini cattivi e con poteri magici possano trasformarsi in coccodrillo. Secondo loro Avelino è stato preso da uno di questi uomini trasformati. Si è avviata una serie di cerimonie tradizionali e balli per risolvere il problema e ritrovare l’armonia. Hanno chiamato uno “stregone”, che ben pagato, ha fatto le sue belle cerimonie… ma il problema è rimasto e i coccodrilli continuavano a gironzolare nel fiume. Continua a leggere

Riflessione di Mons. Emilio Patriarca, vescovo emerito di Monze, Zambia

C’è un testo del “Concilio Vaticano II”  che mi è stato di guida nella mia esperienza di prete  Fidei Donum, e che lungo gli anni è andato assumendo un significato sempre nuovo per me.  Il testo è noto e si trova nel Decreto Ad Gentes. n, 24.

“ Il missionario diventa  infatti partecipe della vita e della missione di colui che ‘annientò se stesso prendendo la natura di schiavo’ , deve quindi essere pronto a mantenersi fedele per tutta la vita alla sua vocazione, a rinunciare a se stesso e a tutto quello che in precedenza aveva in proprio, ed a farsi tutto a tutti”

Mi sono chiesto con insistenza:  Che cosa è   “tutto quello che avevo in precedenza” che io come  Fidei Donum ho dovuto imparare a rinunciare per farmi tutto a tutti ?

La risposta a questa domanda non l’ho trovata sui libri, ma  l’ho percepita in modo progressivo e sempre più chiaro non senza una sofferenza interiore. Cerco di spiegarmi. Continua a leggere

Suor Irene, missionaria della Consolata presto beata

Sabato 23 maggio 2015 a Nyeri, in Kenia, suor Irene Stefani, missionaria della Consolata, sarà proclamata beata.

Suor Irene aveva lavorato in Kenia e Tanzania, ma il miracolo che ha compiuto è avvenuto in Mozambico, a Nipepe, vicino a Maúa, la mia attuale missione. A Nipepe, durante la messa, all’alba del 10 gennaio 1989, si udirono gli spari con i quali iniziava l’assedio militare. Oltre alle persone già presenti si rifugiarono in chiesa per mettersi in salvo circa 260 persone che vi rimasero segregate, praticamente sotto sequestro, per oltre tre giorni, sotto la minaccia di uccisione. Tutti ebbero salva la vita, anche coloro che poi furono deportati in altre sedi militari. Durante l’assedio non ebbero altro modo di  abbeverarsi e rinfrescarsi, se non ricorrendo alla poca acqua del fonte battesimale che non si prosciugò mai. Il parroco, Padre Giuseppe Frizzi, missionario della Consolata e gli altri fedeli che erano con lui, presagendo il peggio, invocarono suor Irene e dal fonte battesimale sgorgò acqua sufficiente per tutti per più di tre giorni. Durante l’assedio nacque anche una bambina, che venne chiamata Irene. Tanti di loro sono ancora in vita e potete immaginare la loro felicità. La figlia di Irene si chiama Eukarestia.

Suor Dalmazia Colombo

Barletta: don Vito e don Domenico Savio in partenza per l’Uganda spiegano le ragioni della loro scelta

Il Quotidiano Italiano pubblica questa bella testimonianza di due fidei donum partenti per l’Africa.

Buona lettura!

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2014/09/news/barletta-don-vito-e-don-domenico-savio-partono-per-lafrica-le-ragioni-della-loro-scelta-45801.html/

Testimonianza di missio ad gentes in Guinea Bissau

Cosa dire della vera missione per cui siamo qui a São Domingos? Direi che qualche piccolo segnale di crescita della Chiesa lo vediamo, anche se occorre avere molta, ma molta e ancora molta pazienza…

Proprio ieri sera, dopo cena, sono andato in chiesa a pregare un po’ e vedo una bicicletta fuori. Penso a qualcuno che è venuto a cercare qualcosa che ha perso o a qualche lettore che è venuto a preparare la lettura, invece accendo la luce e vedo Inacio, inginocchiato davanti al Tabernacolo, tanto raccolto… e non solo per 2 minuti!! Quando si alza per uscire mi saluta e mi dice che andava a casa a lavarsi… Era appena uscito dal lavoro e prima di andare a casa è venuto a fare una visita a Gesù! Questo per me è un piccolo segnale di Pasqua, una briciola di crescita della fede di questa nuova chiesa.

Un altro bel segnale è il matrimonio che celebreremo sabato mattina. Si tratta di Geraldo e Fatima. Convivevano già e hanno figli. Lui battezzato, lei ha cominciato la catechesi quest’anno. E’ un bel segnale anche questo! Come sapete Parrocchia significa insieme di case di cristiani, cioè di famiglie cristiane. Noi qui a São Domingos abbiamo appena 7 famiglie. Sabato diventiamo 8! Un bel numero per cominciare. La matematica non mi è mai piaciuta, ma sta volta mi piace: 8 x 2 = 16. Siamo più degli apostoli, senza contare i figli. Se in 12 hanno convertito il mondo, pensate noi che siamo più di 12!!!

Nei villaggi fuori São Domingos stiamo continuando la catechesi degli adulti e dei giovani che hanno
chiesto la catechesi. Siamo proprio all’inizio totale, anche se abbiamo qualcuno che era stato battezzato anni e anni fa o in Senegal o nella capitale. Stiamo cercando di animare e formare queste persone perché diventino animatori di quelle comunità e futuri catechisti. Il segreto infatti è avere un buon catechista o animatore loro, dentro lo stesso villaggio. Le suore ci aiutano tantissimo con la loro promozione femminile. Quest’anno hanno cominciato a fare formazioni nei 4 villaggi che seguiamo. Formazione su come fare il sapone, i succhi di frutta, sul forno solare, ecc… Questo ci aiuta molto a conoscere, unire le persone e a motivarle. Ah! Dimenticavo! Le suore a São Domingos hanno aperto anche l’asilo, che già conta una quindicina di bambini!

Sempre nei nostri 4 villaggi ormai la gente ha già costruito delle cappelle provvisorie con rami di palme. Questo è segno del loro impegno e della volontà di formare una comunità. Noi non abbiamo fatto nulla. Sono loro che hanno fatto tutto e hanno messo in piedi questo luogo per la catechesi e la preghiera comunitaria. Ogni villaggio ha scelto un giorno in cui si riuniscono a pregare. Sono ai primi passi e noi quando possiamo andiamo a partecipare alla loro preghiera. Abbiamo spiegato loro che è la preghiera che forma la comunità e che permetterà di vedere molti frutti nel futuro, perché “Senza Gesù non possiamo fare nulla”!

Padre Franco Beati, PIME