“Ti accompagno a incontrare Gesù”. Testimonianza di padre Angelo Esposito

Davide, diciassette anni, giovane indigeno guatemalteco, mi ha visto celebrare la Messa, ha chiesto mie notizie ai suoi amici ed una mattina ha deciso di bussare alla mia porta perché voleva incontrarmi per conoscermi di persona.
Sono le sei e trenta di una domenica, sento dei leggeri ed intermittenti colpi alla porta, indosso ancora le pantofole, ho lo spazzolino ed il dentifricio in bocca sto lavando i denti e non posso domandare “Chi è?”, velocemente mi sciacquo e mentre mi asciugo dell’acqua con l’asciugamani, apro la porta.
Con stupore vedo stagliarsi sull’uscio la figura di un ragazzo minuto, gracile, spaurito, poveramente vestito.
Ha difficoltà a parlare per la timidezza ed il disagio, superato lo stupore, subito gli sorrido e lo invito ad entrare nella camera.
Lo accolgo ridendo, spiegandogli che mi stavo lavando, dico parole una dietro l’altra, mi muovo senza sapere cosa fare, prendo prima una cosa poi un’altra, lo invito a sedersi e faccio di tutto per cercare di toglierlo dall’imbarazzo del momento.
Mi accomodo di fronte a lui e lo guardo negli occhi: uno sguardo triste ma intelligente che però non sostiene il mio e si abbassa sulle sue mani che a mia volta osservo, notando che sono sciupate, graffiate, callose e deduco che lavori tanto.
Gli domando il suo nome, come mai mi aveva cercato e se potevo essergli utile per qualcosa.
Tutto d’un fiato mi risponde: “Davide è il mio nome e sono qui perché ho voluto conoscervi e per confessarmi!” – “Hai ricevuto i sacramenti del Battesimo e della Comunione?” – “Solo il Battesimo padre” e ancora una volta distoglie i suoi occhi dai miei.
“Non aver paura Davide, parla pure, io ti ascolto, anche se non posso darti l’assoluzione, possiamo iniziare un cammino insieme, ti va di raccontarmi di te?”
Davide annuisce con il capo, alza lo sguardo e con una voce flebile rotta dall’emozione, inizia il racconto: “Quando ero piccolo con i miei tre fratelli, mamma e papà, vivevo a Tacanà e lavoravamo tutti nella finca San Luis in Malacatan, una piantagione di caffè molto rigogliosa. Il lavoro era pesante, soprattutto per noi bambini ma si guadagnava quel poco che bastava a farci vivere tutti insieme.
Un triste giorno a causa di un incidente, la mia mamma morì e mio padre lasciò me ed i miei fratelli dai nonni a Tacanà, mentre lui restò a Malacatan e si creò una nuova famiglia. I nonni anziani non ci hanno fatto formare per ricevere i sacramenti, i miei fratelli ed io non abbiamo frequentato il catechismo ma in chiesa non siamo mai mancati per la messa domenicale. La scuola non l’ho mai potuta frequentare perché sono povero, lavoro in Messico per tre euro al giorno e purtroppo sono costretto a vivere per strada rischiando di restare vittima della violenza o se sono fortunato a volte trovo un posto in una baracca di qualche amico. Non riesco a lavarmi spesso.
Nella stagione del caffè cerco lavoro nelle fincas, dove lavoro per dodici ore al giorno ed inizio alle sei del mattino, mangio un pugno di fagioli e qualche tortillas. Quando la stagione termina, torno dai nonni e sono talmente debole e sciupato che avrei bisogno di una cura ricostituente, inoltre a causa dei diserbanti che spruzzano sulle piante del caffè e che vengono inalati dovrei anche disintossicarmi ma i soldi per acquistare vitamine e farmaci non li posseggo. Padre, però la cosa che mi rattrista più di ogni altra è che nonostante partecipi alla messa e preghi tanto, mi sento lontano da Gesù ma io ho veramente un grande desiderio e bisogno di Lui”.
I suoi grandi occhi a queste parole si sono riempiti di lacrime, la distanza che era tra noi non fisica ma emotiva  si era annullata, la sua sofferenza era anche la mia. Il suo stato d’animo era predisposto verso la ricerca di un importante incontro, la paura iniziale era scomparsa, aveva scoperto se stesso e si era lasciato vedere così come realmente era.
Quel ragazzo era in attesa, non aveva chiesto un aiuto economico e neanche un lavoro, un alloggio, del cibo, nessuna di queste richieste che alla fine del racconto mi aspettavo è sopraggiunta.
Mi ripetevo convulsamente: “Vuole che lo aiuti ad incontrare Gesù a dargli la possibilità di sentire il Suo amore e di vedere una luce di speranza nella sua triste vita”.
Il mio cuore era accanto al suo, battevano all’unisono, continuavo a guardarlo ed il sorriso non è mai sparito dal mio volto, in quell’istante stavo assistendo ad un meraviglioso miracolo: la fede!
Un ragazzino semplice, umile, povero mi stava lasciando un messaggio, un insegnamento fondamentale per continuare la missione: “La forza di tutto sta nel ricorrere all’amore di Dio, sta nel coltivarlo e rinnovarlo continuamente, desiderarlo, perché l’unica cosa che ci rimarrà è questo grande Amore”.
Davide ha sollevato il viso, aspetta un mio gesto, una parola. Alla vista del mio sorriso ha sorriso anche lui, gli ho teso la mano, titubante ha messo la sua sulla mia, è piccola e tremante . Avevo timore di stringerla, non volevo che si facesse male ma con delicatezza l’ho racchiusa in una stretta e l’ho tirato verso di me, stringendolo in un caloroso abbraccio. Insieme, tenendogli un braccio sulla spalla e l’omero ossuto nella mano, l’ho guidato verso l’uscita.
Davide a questo punto si è fermato e mi ha domandato fissandomi pieno di meraviglia: “Padre, ma dove andiamo?” sorridendo gli ho risposto: “Ti accompagno ad incontrare Gesù, oggi farai la tua prima Comunione”.

Testimonianza di padre Angelo Esposito

2 thoughts on ““Ti accompagno a incontrare Gesù”. Testimonianza di padre Angelo Esposito

  1. Lea 6 aprile 2012 / 2:00 pm

    Sono senza parole…ma una gioia infinita !
    Essere Sacerdote…una vita spesa ad amare.
    Grazie per avere donato la tua vita per noi.
    Amiamo i Sacerdoti, rispettiamoli, sosteniamoli, difendiamoli,
    preghiamo per loro.
    Santa Pasqua!

    • donambro 11 aprile 2012 / 6:14 pm

      Grazie Lea, diamo insieme grazie a Dio!

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