Benedetto XVI: i laici corresponsabili della missione della Chiesa

ROMA, mercoledì, 27 maggio 2009 (ZENIT.org).- I laici non possono più essere considerati “collaboratori” del clero ma devono essere visti come “corresponsabili” della missione della Chiesa, affermó Benedetto XVI martedì pomeriggio, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, in occasione dell’apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma che ha per tema “Appartenenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale”.

Nel suo indirizzo di saluto, il Cardinale Agostino Vallini, Vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha detto “Vogliamo domandarci quanto questa verità di fede sia sentita e praticata dai fedeli, particolarmente dai laici, e quanto la loro appartenenza ecclesiale sia aperta alla corresponsabilità pastorale”, ha poi continuato. Infatti, ha affermato, il mandato missionario di Gesù “non ci lascia tranquilli davanti alle attese degli uomini e delle donne del nostro tempo”.

Nel suo intervento, il Papa ha richiamato i frutti del Concilio Vaticano II, ma allo stesso tempo ha sottolineato come la sua ricezione non sia avvenuta sempre senza difficoltà e secondo una giusta interpretazione, mentre c’è stata la tendenza a identificare la Chiesa con la gerarchia.
In particolare, ha messo in guardia contro una visione puramente sociologica della nozione di Popolo di Dio, avvertendo che il Concilio non ha voluto una rottura, un’altra Chiesa, “ma un vero e profondo rinnovamento, nella continuità dell’unico soggetto Chiesa, che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre identico, unico soggetto del Popolo di Dio in pellegrinaggio”.
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Spettacolo musicale a favore di RANON

CAM to ME Onlus e Comunità Missionarie Laiche presentano:
“Io lo so che non sono solo” giovani su palco della solidarietà
Spettacolo musicale a favore di RANON, giovane cambogiano che vuole guarire e vivere!
20 GIUGNO 2009 ore 21.00 C/o TEATRO PIME VIA MOSè BIANCHI 94 (MM LOTTO)

giovani musicisti > batteria: EMILIANO BERNI; tromba: MARCO RE CECCONI;
voce/chitarra/tastiera: CESARE BONOFIGLIO; chitarra elettrica: DANIELE COLOMBO;
basso/fisarmonica/voce: RICCARDO DELL’ORFANO; shaker/voce: ALESSANDRO TENTOLINI;
chitarra: ANTONIO BOI; synth: CARLO PENSA; la BANDA DEGLI OTTONI; e inoltre…
TOMMASO QUARTANA, SIMONE MILANI, SAMUELE RODA, GIULIO MILANESI & FABIO.
giovani ginnaste >
CHIARA MARINONI e GIORGIA BERTOLI

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Missionario Oblato di Maria Immacolata ucciso in Guatemala

A seguito di un assalto avvenuto nel Parco Nazionale Laguna Lachuá, ad Alta Verapaz, una comunità rurale a nord del Guatemala, è stato ucciso Lorenzo Rosebaugh, statunitense di 74 anni, e ferito gravemente Jean Claude Nowama, di 47 anni, originario della Repubblica Democratica del Congo. Essi stavano viaggiandocon altri tre sacerdoti, tutti Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI).
Invitiamo a pregare per il riposo eterno del missionario vittima della violenza.
La nota informativa completa sull’eventoè stata pubblicata da Agenzia Fides.

Il papa chiede ai vescovi peruviani di promuovere la missione continentale

Il Santo Padre Benedetto XVI accogliendo i vescovi peruviani in visita “ad limina apostolorum” ha invitato a promuovere con tutte le forze la missione continentale, “Non per timore al futuro, ma perché la Chiesa è una realtà dinamica.
Ecco questo paragrafo missionario nella lingua originale in cui è stato pronunciato:
La unidad auténtica en la Iglesia es siempre fuente inagotable de espíritu evangelizador. En este sentido, sé que estáis acogiendo, en vuestros programas pastorales, el impulso misionero promovido por la V Conferencia General del Episcopado Latinoamericano y del Caribe, celebrada en Aparecida, y especialmente la “Misión continental”, con vistas a que cada fiel aspire a la santidad tratando personalmente con el Señor Jesús, amándolo con perseverancia y conformando la propia vida con los criterios evangélicos, de modo que se creen comunidades eclesiales de intensa vida cristiana. Ciertamente, una Iglesia en misión relativiza sus problemas internos y mira con esperanza e ilusión al porvenir. Se trata de relanzar el espíritu misionero, no por temor al futuro, sino porque la Iglesia es una realidad dinámica y el verdadero discípulo de Jesucristo goza transmitiendo gratuitamente a otros su divina Palabra y compartiendo con ellos el amor que brota de su costado abierto en la cruz (cf. Mt 10,8; Jn 13,34-35; 19,33-34; 1 Co 9,16). En efecto, cuando la belleza y la verdad de Cristo conquistan nuestros corazones, experimentamos la alegría de ser sus discípulos y asumimos de modo convencido la misión de proclamar su mensaje redentor. A este respecto, os exhorto a convocar a todas las fuerzas vivas de vuestras Diócesis, para que caminen desde Cristo irradiando siempre la luz de su rostro, en particular a los hermanos que, tal vez por sentirse poco valorados o no suficientemente atendidos en sus necesidades espirituales y materiales, buscan en otras experiencias religiosas respuestas a sus inquietudes.

Puoi leggere anche il discorso completo in Spagnolo.

La drammatica situazione socio-economica di Haiti

Ricaviamo dal sito dei Padri Camilliani dell’ospedale St: Camille di Port au Prince la seguente analisi sulla attuale situazione di HAITI.

Haiti condivide, con la ben più nota S. Domingo, l’isola di Hispaniola, la più estesa delle Grandi Antille. Vicina a Cuba e a un’ora di volo da Miami, con poco più di 7 milioni di abitanti ed una superficie di 27.750 km² (pari a quella del Belgio) è considerato il Paese più povero delle Americhe. Un triste primato che detiene saldamente da molti anni e che non lascia prevedere nessun possibile miglioramento per gli anni a venire.

Dal punto di vista economico la situazione è disastrosa: il 75% della popolazioni vive in condizioni di estrema povertà, il 70% della forza lavoro è disoccupata, l’agricoltura prevalentemente di sussistenza non è in grado di soddisfare il fabbisogno degli abitanti. A tutt’oggi Haiti deve la sua sopravvivenza quasi esclusivamente agli aiuti internazionali e alle rimesse degli immigrati.

Il quadro diventa ancora più drammatico se guardiamo alla totale assenza d’infrastrutture (strade, elettricità, acqua potabile…) e alla scarsità di servizi per la popolazione (scuole, ospedali, trasporto pubblico…). A questo va aggiunto un massiccio fenomeno d’inurbamento che ha portato, negli ultimi decenni, una fetta considerevole della popolazione rurale a trasferirsi nella capitale alla ricerca di un inesistente lavoro.

La migrazione, cominciata alla fine degli anni ‘70, ha ingrandito a dismisura la capitale, Port au Prince, dove abitano ormai quasi due milioni di persone di cui l’80% vive in condizioni subumane, accampati in immense baraccopoli. Ancor oggi migliaia di famiglie abbandonano ogni anno la provincia haitiana per ammassarsi in miserabili catapecchie senza acqua, senza luce, senza sistema fognario, in un ambiente altamente inquinato a causa della sovrappopolazione e privo dei servizi essenziali.

A questa situazione sociale ed economica assai sfavorevole, va aggiunto il clima di grande instabilità politica e violenza che domina il Paese. Se Haiti pareva avviato sulla strada della democrazia quando nel 1991 rientrò in patria, dall’esilio nordamericano, J. B. Aristide, il primo presidente di Haiti eletto democraticamente, oggi ci troviamo di fronte ad un nuovo regime autoritario e senza scrupoli ed il Paese vive uno dei peggiori momenti della sua storia, senza possibili soluzioni all’orizzonte e con una popolazione ormai stremata e rassegnata.

Vicenzo Bellomo: Belén espera al papa con gran entusiasmo

Una gran espera se vive en estas horas por la Santa Misa que el Papa celebrará el 13 de mayo en la Plaza del Pesebre de Belén. Vicenzo Bellomo, laico fidei donum de la diócesis italiana de Mazara del Vallo, está aquí desde hace tres años como responsable de los proyectos de asistencia social de la Custodia de Tierra Santa en el territorio de Belén.

“La visita a Belén -explica- es la visita a un territorio cerrado y rodeado, de aquí sólo se puede salir con los permisos. Es un poco como visitar a los encarcelados, aunque se trate de un sitio muy especial”.

“Hay una espera muy hermosa – relata Bellomo- con un gran entusiasmo y una gran confianza en este Papa, que consigue venir Tierra Santa al principio de su pontificado. Se esperan de él palabras de verdad muy fuertes sobre Gaza y sobre la situación de los cristianos aquí”.

Actualmente en el territorio de Belén viven alrededor de 15.000 cristianos, de los cuales 6.000 son latinos, es decir, católicos.

“Los problemas económicos son relevantes -explica Bellomo – porque Belén ha sido siempre satélite de Jerusalén desde el punto de vista laboral; los trámites para los permisos necesarios son tan complicados, que incluso quienes no han perdido el trabajo tras la segunda Intifada han tenido que renunciar, con graves repercusiones para la situación de las familias”.

En los últimos tiempos, sin embargo, se advierten algunas señales de recuperación: “las peregrinaciones han vuelto a empezar y se han reavivado, en consecuencia, las actividades ligadas a la acogida de los peregrinos y al artesanado con madera de olivo, que son los únicos recursos del territorio”.

Bellomo espera que la gran esperanza de los palestinos, también de los no cristianos, por la visita del Santo Padre no sea desilusionada por los pocos sitios disponibles para participar en las celebraciones.

“La Plaza del Pesebre -explica- no puede acoger a más de 5.000 personas, es decir una tercera parte de los cristianos, sin tener en cuenta a los musulmanes y los judíos que también habrían querido estar presentes. En la misa de Jerusalén, además, muchos sitios han sido reservados para las delegaciones extranjeras pero éstas, a diferencia de los palestinos, pueden encontrar al Papa en otras ocasiones”.

Bellomo quiere dirigir un agradecimiento especial a Benedicto XVI “por su valor al emprender esta visita en un momento en el que, por muchas razones, parecía desaconsejable”.