La rivoluzione cristiana del sacro secondo Enzo Bianchi

Un interessante spunto di riflessione di Enzo Bianchi sul concetto di sacro rimodellato a partire da Cristo.

Per il cristiano il sacro non è più semplicemente diffuso nella natura perchè noi non siamo asserviti agli elementi di questo mondo (gal 4,39) anzi con Cristo noi siamo morti agli elementi di questo mondo (Col 2,20).
Possiamo dire che si è operata una rivoluzione cristiana del sacro articolata su tre assi:

– innanzitutto il sacro si identifica con Cristo, Dio fatto uomo, e dunque risiede solo nell’uomo santificato in Cristo.

– In secondo luogo i padri, che hanno evangelizzato il sacro, insistono sul fatto che la vita intera debe essere santa e operano una sutura tra rito e etica: il sacro non è più negli strumenti del culto, ma in coloro che lo celebrano, nella comunità, in chi la presiede, in ogni fedele che è tempio dello Spirito Santo.

– Infine con l’identificazione nel piccolo, nel bisognoso proclamata da Gesú, il sacro è emigrato negli indigenti, nei poveri.

Così, è nell’essere umano, nell’assemblea, nel povero che noi ormai possiamo ritrovare il sacro.

Enzo Bianchi.

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Comunità cristiane dalla Brianza alle Ande

Comunità cristiane antiche e nuove.

Una piccola riflessione sulla vita comunitaria nel 2010

Nei pochi giorni passati in Italia ho potuto notare molta effervescenza in relazione alla novità delle comunità pastorali ed ho ricevuto parecchie domande sulla organizzazione della vita comunitaria in parrocchie molto estese come la mia parrocchia Jesús Divino Maestro a Huacho -Perú.
Spronato da persone amiche provo a scrivere qualche riga a partire dall’esperienza personale, sapendo che ci sarebbe bisogno di un approfondimento maggiore, ma nella speranza che possa servire almeno a
qualcuno.

Anzitutto molte volte mi hanno chiesto: ma come fa un prete solo con 30.000 abitanti?
Non soffre di non poter arrivare a tutti?
Certamente: uno si trova di fronte a una impresa impossibile: anche solo conoscere tutti i parrocchiani. La maggioranza per me è e resterà senza nome per sempre.
Occorre essere realisti: un prete da solo non può arrivare a tutti e neppure può essere l’anima di tutti i gruppi parocchiali.

Mi sembra che in questo caso di virtù si fa necessità:
che i laici assumano spazi di azione, formazione, coordinamento è senza dubbio qualcosa di salutare per la chiesa (una “virtù”), ma in contesti di carenza di sacerdoti diventa l’unico cammino percorribile.
Così, spesso, laici scoprono di essere capaci di apportare alla vita della chiesa, chiedono di essere formati e si entusiasmano!

In ogni caso sono consapevoli che non si sostituiscono al sacerdote, e ricorrono a lui frequentemente, ma soprattutto per la richiesta di servizi religiosi propri del suo ministero: specialmente la celebrazione delle messe, ma anche benedizioni e tutti gli altri sacramenti.

Il punto più interessante mi sembra però la concezione di parrocchia come “comunità di comunità”.
Anche in una periferia apparentemente anonima, le persone si identificano molto con il proprio quartiere, si sentono animate nella perseveranza cristiana dal proprio santo patrono e richiedono una attenzione particolare al proprio settore, anche se a volte un po’ campanilistica.

Ecco dunque la risposta della chiesa latinoamericana a fronte di questa situazione: le “Comunità Ecclesiali di Base”, che rendono visibile l’essere parrocchia: “Chiesa fra le case”.
Le CEB sono gruppi di laici che si radunano nelle case di un quartiere per vivere una esperienza cristiana comunitaria attraverso incontri settimanali incentrati sulla parola di Dio.
Il metodo è quello del vedere – giudicare – agire.
Si parte dal riconoscimento della propria realtà sociale, dai problemi diffusi esistenti (vedere).
Si legge la parola di Dio per lasciarsi illuminare dallo Spirito del Signore (giudicare).
Si scelgono impegni personali e comunitari che “dimonstrano la fede con le opere” (agire).

E in Italia come sarà?
Chissà, forse proprio i numerosi gruppi di Ascolto della Parola e tutte le altre forme di vita comunitaria cristiana sono i giardini dove crescerà la pianta di una vita in comunità piena, anche in una stagione dove diminuisce il numero di sacerdoti presenti sul territorio.

Nel nome del martire Padovese, l’abbraccio tra la chiesa di Milano e di Turchia

Milano, duomo. Contiene la sua commozione il cardinal Dionigi Tettamanzi nella celebrazione delle esequie di mons. Luigi Padovese ucciso a Iskendurun Turchia il 3 giugno u.s. nella solennità del Corpus Domini.
Nell’omelia richiama il detto di Gesú: “Se il seme caduto in terra muore da molto frutto” e paragona la vita e la morte del vescovo martire nato a Milano allo stesso seme menzionato da Cristo nel vangelo.
Si riferisce al defunto come all’ “Amico Vescovo” e ne cita gli scritti.

Venticinque vescovi e centinaia di preti concelebrano la Santa Eucaristia in un Duomo gremito di fedeli in preghiera: non sono i curiosi di un funerale vip, ma cristiani coscienti di salutare un martire.
Ai messaggi del Segretario di Stato Vaticano mons. Tarcisio Bertone (che fa giungere in Duomo il cordoglio del papa) si aggiunge la testimonianza viva del vescovo di Smirne, monsignor Ruggero Franceschini a nome della piccola e sofferente Chiesa turca.
Nel suo messaggio invoca nuove forze pastorali, preghiere e vicinaza per la comunità colpita e coraggiosamente afferma che oggi siamo tutti chiesa di Turchia.
La chiesa di Milano e di Turchia si uniscono poi nel suo abbraccio al Cardinale.
E scoppia l’applauso dei presenti, più chiaro di un “Amen” polifonico.

Funerale di don Aldo Farina, fidei donum della diocesi di Milano

Don Antonio Novazzi, direttore dell’ufficio missionario della diocesi di Milano comunica con grande dolore che don Aldo Farina, che è stato fidei donum in Cameroun e Ciad per molti anni, ci ha lasciati la mattina di ieri, domenica 13 giugno.
Lo affidiamo al Padre misericordioso e lo ricordiamo come servitore fedele, generoso e appassionato del Vangelo.

La messa di suffragio verrà celebrata mercoledì 16 giugno alle 11 nella Chiesa Beata Vergine Addolorata in San Siro“.

Seconda staffetta della Solidarietà a Casale Monferrato

Casale Monferrato.- Domenica 20 giugno si svolgerà la seconda edizione della Staffetta della Solidarietà, organizzata dall’ufficio missionario diocesano in collaborazione con la consulta missionaria diocesana.
Lo scopo dell’iniziativa è la promozione dei progetti di sostegno e adozione a distanza curati dall’ufficio missionario, in particolare in Neuquen (Argentina) dove da oltre quarant’anni operano quattro sacerdoti missionari fidei donum della Diocesi di Casale, in Benin dove da oltre vent’anni sono presenti le missioni delle suore dell’Istituto N.S. di Lourdes (Mazzone), a Quivilla(Perù) dove è missionario fidei donum don Daniele Varoli e a Jarudore (Mato Grosso- Brasile) dove opera don Marcello Casetta che si è preparato al sacerdozio nel seminario di Casale.

Articolo completo: http://www.ilmonferrato.it/articolo_attualita’.php?ARTICLE=1ab2ac3a0223ee95a02896e921705f35

Breaking news: ucciso in Turchia il vescovo Luigi Padovese

Mons. Luigi PadoveseMons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia, 63 anni, è stato ucciso oggi a Iskenderun, in Turchia. Lo ha confermato all’ANSA il nunzio apostolico in Turchia mons. Antonio Lucibello. Secondo le prime notizie sarebbe stato accoltellato nella sua abitazione a Iskenderun. «Siamo distrutti, costernati perché è stato un fatto imprevedibile». É quanto riesce a dire mons. Antonio Lucibello, nunzio apostolico in Turchia, commentando l’uccisione oggi a Iskenderun di mons. Luigi Padovese. «Al momento attuale – ha detto ancora Lucibello – non ho notizie più dettagliate. Ma da quanto ho appreso, l’autista di mons. Padovese, Murat, avrebbe ammesso le proprie responsabilità. È strano perchè io sempre visto quest’uomo come una persona molto devota a Padovese e sempre servizievole».

La biografia. Luigi Padovese era nato a Milano il 31 marzo del 1947.
Il 4 ottobre del 1965 fa la prima professione nei frati cappuccini ed esattamente 3 anni dopo quella solenne.
Il 16 giugno del 1973 viene ordinato sacerdote.
Professore titolare della cattedra di Patristica alla Pontificia Università dell’Antonianum. Fino ad essere ordinato vescovo è stato per 16 anni direttore dell’Istituto di Spiritualità nella medesima università. Professore invitato alla Pontificia Università Gregoriana e alla Pontificia Accademia Alfonsiana. Per 10 anni è stato visitatore del Collegio Orientale di Roma per la Congregazione delle Chiese Orientali. Consulente della Congregazione per le Cause dei Santi.
L’11 ottobre 2004 viene nominato Vicario Apostolico dell’Anatolia e vescovo titolare di Monteverde. Viene consacrato a Iskenderun il 7 novembre dello stesso anno.

Nella sua giurisdizione, a Trabzon , era già stato ucciso il 5 febbraio 2006, don Andrea Santoro, Fidei donum della diocesi di Roma.

Fonte: Avvenire