La carità nell’accoglienza dei poveri (genitivo soggettivo)

Una domenica pomeriggio di questo mese di agosto, ho voluto andare a visitare due signore che avevo conosciuto in ospedale, una con un bambino disabile, la seconda un signora che a causa di un incidente, avuto insieme al marito, deve rimanere immobile a letto da piú di un mese… e ancora deve rimanere prima di potersi sedere o alzare. Sono persone molto semplici, “super semplici“. A volte occorre usare il superlativo per descrivere la normalitá e semplicitá delle persone. Sublimi nella loro semplicitá , me ne sono accorto subito. Quando arrivo al quartiere , il marito della signora allettata mi stava aspettando sulla piazzetta e mi conduce fino alla casa, entro e vedo una bottiglia di Inca Cola, un bibita peruviana, nuova, sul tavolo della cucina. Penso “sicuramente , quando ho chiamato per dire che sarei andato a visitarli , sono andati a comperare qualcosa de offrirmi”. Mi fermo un oretta parlando e conversando della famiglia, dei progetti della figlia di 14 anni che vuole essere ingeniere, del padre che non finí la universita di ingenieria e ora fa il meccanico e che non lavora perché deve fare riabilitazione al braccio che ancora non muove bene e perché deve servire alla moglie immobile a letto (accudirla, lavarla servirla) Mentre parliamo la figlia mi porta un piatto con due fette di una torta e un bicchiere della bibita che stava sul tavolo. Loro non mangiano, io ne prendo metà fetta e alla fine preghiamo un po´ e do la benedizione alla famiglia, saluto e arrivato alla porta il marito vuole darmi anche dei soldi per il passaggio.. io rifiuto. E riprendo il mio cammino grato per quello che ho ricevuto di accoglienza. Continua a leggere

Le capre rubate- 2 Il dono e la collaborazione

Vi ricordate del responsabile laico della parrocchia di cui vi scrivevo prima di Pasqua, quello che subiva il furto di circa una capra al mese?
Mi aveva chiesto di andare a benedire la sua casa, offrendomi una delle quattro capre rimaste. Avrei voluto rifiutarla, ma lui ha insistito che la prendessi, dicendo che non aveva mai offerto una sua capra a Dio e che era arrivato il momento di farlo, perché si era accorto di non averci mai pensato. E così l’ha offerta a me con l’intenzione di offrirla a Dio, sperando che Egli gradisse la sua offerta e preghiera. L’ho incontrato varie volte dopo il mio ritorno a Ngalbidje, ma non gli avevo ancora chiesto come fosse finita la storia delle sue capre. Questo fino alla scorsa settimana quando, dopo averlo fatto, mi ha risposto tutto sorridente che, da quel giorno, nessuna capra gli era stata più rubata e che gliene erano nate altre! E’ la fede dei “piccoli” cui sono spalancate le porte del Regno di Dio, una fede che riesce a “spostare le montagne”… e anche a non farsi rubare le capre! Continua a leggere

Tra casa e chiesa? Andate e fate discepoli tutti i popoli!

Siamo missionari ma ci scopriamo in cammino con altri missionari, la gente semplice…d’altra parte Aparecida parla chiaro alla chiesa latino americana: ‘Tutti siamo chiamati ad essere missionari come discepoli di Cristo’. E’ stato bello domenica scorsa andare con le donne del taller in un pueblito della zona rurale a visitare le famiglie casa per casa invitandoli alla messa….non molti hanno accolto l’invito ma per una volta tanto è la chiesa che esce dalle sue strutture per andare incontro alla gente, d’altra parte con i giovani stiamo leggendo e meditando il vangelo di Marco e abbiamo visto come la casa, l’hogar sia un luogo caro a Gesù per cercare le persone, guarirle, visitarle, farsi presente, pregare, insegnare…che dignità ha la casa quindi! E spesso non ce ne accorgiamo annoiati dalla quotidianità! Gesù viene a trovarci lì dove viviamo e dà un senso altissimo a quello che viviamo, ce ne rendiamo conto??! Leggevo lo scorso mese uno scritto molto provocante di un missionario ‘Si preferisce investire in chiese sempre più belle, in oratori sempre più attrezzati, si rinnovano le strutture esistenti secondo accessori moderni, si fa di tutto per attirare la gente. Gesù ha detto ‘Andate e fate discepoli tutti i popoli’. Continua a leggere

Bibbia, catecumenato e sacramenti per i giovani di don Alberto in Camerun

Da una settimana e qualche giorno abbiamo cominciato anche noi il cammino dell’Avvento con l’entrata in catecumenato di 64 tra ragazzi, giovani e adulti che con questo rito iniziano il loro ultimo anno di preparazione al Battesimo e agli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana: l’emozione era forte e ora la piccola medaglia con l’immagine della mamma di Gesù (regalo fatto ai catecumeni da parte della comunità), è appesa ben visibile e con “orgoglio” al collo degli stessi.
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Padre Gianni Nobili ripensa cinquant’anni di vita missionaria comboniana

Vi chiedo di unirvi a me nel ringraziare il Signore che “con la sua grazia e per la sua misericordia” mi ha accompagnato e sostenuto durante questo lungo cammino sulle strade della Missione. Dal lontano 9 settembre 1961, sono passati ormai cinquant’anni: mille esperienze per crescere attraverso un Mondo in piena trasformazione sociale, economica e culturale. Ricordo gli anni del “miracolo italiano”, gli anni affascinanti degli studi di teologia a Roma durante il Concilio Vaticano II, la conquista della Luna, il carisma di uomini come Martin Luther King, il fascino del Presidente Kennedy e di Papa Giovanni XXIII; le indipendenze a raffica dei nuovi Stati africani, e soprattutto la cosiddetta “rivoluzione del ‘68”, prolungatasi, attraverso la violenza degli anni di piombo, fino al 1978.
Uno dopo l’altro, i vari impegni missionari mi hanno portato dal Canada al Burundi, dall’Europa agli USA, dal Congo al Kenya e poi, dopo una lunga pausa italiana, ancora in Congo.
Ditemi voi: come potrei mai ringraziare il Signore se non rinnovando ogni giorno, “con gioia e con amore” il mio impegno al Servizio del Vangelo?.
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“Il mattino si è acceso”… l’ospedale di don Gianni Nobili in Congo

Per me, da oltre un anno e mezzo, si è aggiunto un altro impegno delicato: si tratta di accompagnare la costruzione dell’Ospedale diocesano che ha il simpatico nome di “Ntongo Etani” (in lingala significa: “Il Mattino si è acceso”).
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