Un bel testo per concludere il mese missionario: Missione è…

È stato scritto dai mie due carissimi amici Roberto e Chiara, una famiglia missionaria a Barranca, Perú.

Missione è…
Missione è vivere e camminare con la gente,
Missione è ascolto, gratuitá, servizio, caritá, SILENZIO e qualche parola ogni tanto da dire,
Missione è lasciarsi sravolgere i progetti per fare spazio ai progetti di un Altro,
Missione è ricevere una telefonata a mezzanotte quando stanco morto stai dormendo che dice ‘Volevo augurarvi la Buona Notte’,
Missione è rispondere al campanello che per l’ennesima volta suona,
Missione è il sorriso dei bambini che ti accolgono,
Missione è sentirsi dire con gioia ‘Hola prof!’
Missione è un intrecciarsi di relazioni che ti incastrano in un groviglio di Bene,
Missione è incontrare delle persone con un nome, una storia, una vita da vivere o giá vissuta,
Missione è cucinare insieme,
Missione a volte significa nostalgia,
Missione è essere accolti prima di tutto,
Missione è saper accogliere e fare spazio a qualcuno soprattutto quando ti costa e ti scomoda,
Missione è sapere che tanti altri come te stanno vivendo gioie, sacrifici, difficoltá in altre parti del mondo,
Missione è una comunitá che cresce,
Missione è sentirsi dire grazie per le cose semplici,
Missione è tanto altro ma soprattutto rendersi conto che la bellezza del Vangelo di Gesu è la vera perla preziosa per cui vale la pena lasciare…perchè la serenitá di sentirsi dentro un progetto piu grande, immeritato, regalato è il motore di tutte le nostre azioni.

L’originale si trova sul loro blog: http://callesocabaya419.blogspot.com/2011/10/missione-e.html

Il Padre Nostro in Kiswahili cantato dai bambini di p. Kizito

Il Padre Nostro in Kiswahili cantato dai bambini di Mdugo Ndogo Rescue che fino a maggio scorso erano ancora in strada.

The Our Father in Kiswahili sang by the Ndugu Mdogo Rescue children who up to May were still in the streets.

Il nostro blog aveva già pubblicato un’altra discussa versione del Padre Nostro in lingua africana.

Parolari shock: La missione non è andare ma rimanere

Riflessioni tratte da Enrico Parolari – Donato Pavone, Ministero alla prova. Per una lettura sapienziale delle relazioni del prete, La rivista del clero italiano, 9-2011, pp. 572-573

La missione al contrario: il ‘rimanere

Nell’attuale situazione socio-culturale per il presbitero la missione è al contrario.
Egli è paradossalmente chiamato non tanto ad andare, quanto a rimanere. Saper rimanere è il tratto decisivo della relazione di un prete. In parrocchia, prima o dopo, egli si ritrova a incontrare proprio tutti. Se è disponibile, se svolge il suo ministero più ordinario, se si fa trovare con una certa regolarità in determinati tempi e luoghi, se è accessibile e se sa ascoltare con il cuore, al prete capita che senza dover andare in cerca delle persone siano loro ad arrivargli letteralmente addosso. Anzi qualche volta dovrà addirittura difendersi, ponendo qualche saggio confine tra sé e gli altri.
Tante sono però le strategie che il prete può mettere in atto per esonerarsi da questa missione al contrario, cioè per non condividere, non ascoltare e respingere le persone. Ci si vuol riferire, per esempio, al farsi prendere dal turbinio delle cose, al dire o fare capire di essere pieno di impegni, al giocare sul fatto di essere parroco di più parrocchie e di non avere tempo, a quel modo di porsi nei riguardi delle persone che incute soggezione o scoraggia l’incontro. Non di rado poi, sia per alcune sue passioni pastorali e personali, sia per eccesso di impegni extra parrocchiali il prete si fa vedere soltanto in situazioni ufficiali e si palesa disponibile quasi esclusivamente per servizi strettamente funzionali.
Il fatto è che rendersi realmente inaccessibili può esse talvolta il segnale dell’incapacità di ‘rimanere’, cioè di abitare in profondità con se stessi, di dimorare in maniera seria e orante nella Parola, di stare con pazienza nelle situazioni umane così come sono e vivere autentiche relazioni personali.

“La giornata missionaria ravvivi in ciascuno il desiderio e la gioia di ANDARE incontro all’umanità, portando a tutti Cristo”

Scrive don Aldo Busso dal Brasile:

Queste parole del Papa, mi stanno aiutando a vivere il mese di ottobre, rinnovando la chiamata e il mandato missionario.

Anche qui in Brasile (come in ogni parte del mondo…) ci ritroviamo a “correre”, per seguire le varie attività e attendere alle necessità, nella visita alle Comunità, nell’incontro con i malati e i poveri, nel servizio educativo dei Centri per i ragazzi.

In questo “correre” di ogni giorno, posso affermare di essere contento:

“l’amore di Cristo ci spinge…” 2 Cor 5,14.

Certo non mancano le fatiche  e capita di inciampare, cadere o rallentare il passo, per la stanchezza o le incomprensioni.

Sperimento la mia fragilità accanto a situazioni umane non risolvibili, e nell’impegno a condividere la responsabilità dei lavori….

Il Signore, nella sua bontà, non ci lascia mancare i segni della sua presenza.

A proposito del “correre”, vi invio questa testimonianza che mi ha fatto pensare e ha motivato lo slancio nel cammino. E’ stata scritta da un’adolescente alla fine dell’esperienza “pro-jovem”, iniziata lo scorso anno. Mi ha insegnato a ringraziare, perchè posso camminare e correre, e soprattutto mi ha trasmesso una grande fiducia, per continuare a “mantenere vivo il sogno della vita”.

“Il mio nome è Alice, ho sedici anni e abito nel bairro Serra Dourada, con la mia famiglia.

Quando avevo nove mesi sono stata colpita da una forte febbre e mal di testa. Mia mamma mi ha portata all’ospedale e i medici constatarano che era menengite. Per un mese rimasi tra la vita e la morte, ma grazie a Dio, ci furono miglioramenti e sembravo guarita.

I medici, però, avvisarono che nella crescita ci sarebbero stati dei problemi.

Infatti ho iniziato a camminare a due anni e subito si notò che  riuscivo ad appoggiare solo la punta dei piedi. Ho cominciato a fare fisioterapia, ma mia mamma non ha potuto dare continuità, perchè papà era rimasto senza lavoro. Anche lei doveva lavorare. Non ha nessuna colpa, ha fatto di tutto per la nostra famiglia, e con tanti sacrifici.

Oggi riconosco di avere questa difficoltà, ma sono felice perchè ho il dono della salute e della vita.

Confesso che molte volte soffro e piango di nascosto, in particolare quando vedo le mie amiche danzare e correre.

Ho un grande sogno: fare l’operazione alle gambe, per poter camminare.

Mi stanco molto, per andare a scuola e al centro del PETI. Ma cerco di sforzarmi: ho dei bei voti e anche dei buoni risultati. Partecipo del Coro  e del Pro-Jovem. Non mi sono mai sentita esclusa a causa del mio handicap. L’associazione Educar mi ha accolto  bene, insieme a mia sorella e due nipotini. Il Padre sta aiutando mia mamma per avere il posto per il ricovero in ospedale. Siamo già andati a diverse visite, ma nel sevizio pubblico, ci vuole tanto tempo. Ormai sono passati due anni. Ma continuo a sperare! In questo mese ho iniziato di nuovo la fisioterapia, per preparare l’intervento… Sto aspettando di essere chiamata.

Sono riconoscente a tutte le persone che sono sensibili con la mia situazione.

Tutte le sere, prima di dormire prego per loro e chiedo a Dio l’aiuto per realizzare il mio sogno.

Anch’io, un giorno, potrò correre e camminare…”

Alice da Conceição Marques

Tutto pronto per la veglia missionaria nel duomo di Milano. Alcune anticipazioni.

A poche ore dall’inizio fervono i preparativi per la veglia missionaria nel duomo di Milano, la prima sotto la guida del nuovo Arcivescovo: Angelo Scola.

Sono 19 i nuovi missionari partenti, una coppia, e vari religiosi/e, sacerdoti e laici/e  che riceveranno il crocifisso del missionario.

Nella veglia si ricorderanno anche i 50 anni di missione Fidei Donum della diocesi di Milano.

“Il Giornale” ha dato ampio risalto a questa importante celebrazione nella quale saranno ricordati anche i martiri missionari come Monsignor Padovese e padre Fausto Tentorio.

La memoria di chi ci ha preceduto guiderà così i nuovi partenti a una speranza e a una dedizione senza condizioni.

Preghiamo con fede per tutti i partenti e per i missionari in tutto il mondo!

Si può assitere alla celebrazione in diretta dal portale http://www.chiesadimilano.it

Cardinale Van Thuan, l’arresto ed il suo segreto per resistere al carcere vietnamita

Preziosa testimonianza del card. Vietnamita François-Xavier Nguyên Van Thuân, di cui è in corso il processo di beatificazione.

L’arresto «Era il 15 agosto 1975, Festa dell’Assunta. Sono stato invitato a recarmi nel Palazzo dell’Indipendenza a Hochiminville e sono stato arrestato. Erano le ore 14. E’ iniziata per me una nuova avventura. Avevo solo la tonaca e un rosario. Da quel momento ero il “signor Van Thuan”. Per loro non ero vescovo, sacerdote. Quella notte, su una strada lunga 450 chilometri, in viaggio verso la mia residenza obbligatoria, ho deciso che non avrei aspettato con rassegnazione il giorno della liberazione. Avrei vissuto il momento presente colmandolo d’amore. Così ho cominciato a scrivere lettere ai fedeli. Quang, un ragazzino di 7 anni, mi procurava i fogli di carta. Poi prendeva ciò che avevo scritto e lo portava a casa dove i suoi fratelli ricopiavano il testo e lo diffondevano. Sono rimasto in catene per tredici anni. Nove anni sono stato in isolamento. Ma non ho perduto mai la speranza. La fede è stata la mia forza. Non avevo la Bibbia in carcere. Allora ho raccolto tutti i pezzetti di carta che ho trovato e ho realizzato quasi un’agenda con più di 300 frasi del Vangelo. Mi sono nutrito con la Parola di Dio…
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La diocesi di Bergamo si prepara a celebrare e far memoria di 50 anni di missione Fidei Donum

L’anno prossimo sarà mezzo secolo: cinquanta anni da quando i primi missionari bergamaschi partirono per la Bolivia, dando vita alla prima missione diocesana. Venerdì 14 ottobre il Consiglio pastorale diocesano ha riflettuto sull’impegno missionario in vista dell’anniversario.

Don Luigi Boffi ha ricordato: «Era l’11 ottobre del 1962 quando partirono i primi due missionari diocesani bergamaschi: erano don Berto Nicoli e don Luigi Serughetti, partirono proprio nel giorno di apertura del Concilio. Partirono per decisione dell’arcivescovo di Bergamo, Clemente Gaddi, che raccolse una richiesta di aiuto da parte del vescovo di La Paz».

«Nel 1976 si diede avvio alla missione bergamasca in Costa d’Avorio e nel 1999 fu il vescovo Amadei che diede il via alla missione diocesana a Cuba, nella diocesi di Guantanamo. Oggi sono 33 i missionari diocesani bergamaschi impegnati con la formula del “Fidei donum”. Ventisei sono i laici. In appoggio ai missionari diocesani ricordiamo l’impegno delle suore Orsoline di Somasca, delle Poverelle (le famose “martiri dell’Ebola”, presenti anche in diocesi di Huacho, Perù), del suore del Sacro Cuore e delle Sacramentine…».

«Da quel 1962 sono cambiate radicalmente le condizioni, le chiese locali diventano sempre più consapevoli della loro identità, sempre più robuste. A questo punto è giusto chiedersi che cosa vogliamo fare per il futuro, come interpretare la missionarietà della nostra diocesi».

Al termine della riunione il vescovo Francesco Beschi ha posto al Consiglio due percorsi di lavoro:

  • Che cosa ha comportato questa storia di missione per le nostre parrocchie e per la nostra diocesi?
  • Quali scelte dobbiamo compiere per continuare un cammino missionario alla luce di questa storia?.