Per osare con Paolo la nostra vocazione

In un passaggio della lettera ai Filippesi Paolo sceglie, per descrivere il suo incontro con il Risorto, il verbo afferrare: “Io sono stato afferrato da Cristo” (3,12). Non c’è parola che dica meglio l’irrompere di Gesù nella sua vita. È un evento inatteso, rispetto al quale Paolo è disarmato. La sua sensazione è di essere stato “catturato” sulla via di Damasco. La voce che lo sorprende e lo atterra ha l’impeto del vento di Pentecoste. La sua esistenza ne risulta scompaginata. Paolo viveva in un perimetro di certezze articolate intorno alla legge mosaica. Come tutti i farisei, egli considerava il presente come lo spazio della legge: essa doveva costituire l’identità di Israele e lo strumento della sua salvezza. Il Messia, invece, rappresentava il futuro e un futuro senza la legge, perché non potevano esserci due salvatori contemporaneamente. Per Paolo, quindi, i seguaci di Gesù erano un graffio sulla pelle d’Israele, una ferita infetta, una minaccia. I cristiani consumavano in loro una contraddizione insopportabile. Annunciavano, infatti, che Gesù era il Messia e la fede in lui come condizione essenziale per la salvezza, ma continuavano anche a ritenersi veri Ebrei, frequentando la sinagoga, pregando nel tempio e leggendo la torah. O la Legge o il Messia. Paolo non ha esitazioni nella sua scelta, soprattutto perché quel Gesù non assomigliava in nulla al Messia atteso dai farisei. Un Messia che muore su una croce era illogico, una contraddizione in termini.

Contrastare in tutti i modi la nuova dottrina diventa per Paolo una priorità e, al contempo, la prova regina del suo zelo per la legge. Ma sulla via di Damasco quel Gesù è vivo davanti a lui e gli parla. Davvero è il Messia ed è la legge ad essere morta. Paolo non può non esclamare: “le vecchie cose sono passate, ne sono nate di nuove” (2Cor 5,17). Come vento, che al suo passaggio si carica di pollini, Cristo lo afferra e lo trascina lontano a fecondare di vangelo la terra. Paolo non oppone resistenza, ma abbandona la sua cara e vecchia legge immediatamente, radicalmente. Ora ha solo voglia di “imparare” questo Gesù e l’urgenza di passare del tempo con coloro che hanno avuto la fortuna di condividere tre anni di quotidianità con lui. Riceve a Damasco la sua iniziazione al cristianesimo e, una volta lasciata la città dopo una non felice esperienza missionaria in Arabia, sente il bisogno di incontrarsi con Pietro, di “ricevere informazioni da Cefa” (Gal 1,18). Possiamo immaginare le domande di Paolo: “Raccontami Gesù. Dimmi com’era con voi? Come rideva? Si arrabbiava mai? Cos’hai pensato la prima volta che l’hai incontrato e il giorno dei pani, quelli spezzati per i 5.000 uomini? Dimmi tutto del Venerdì Santo. Lo so, son dieci volte che me lo racconti, ma dimmelo ancora una volta. Non ti stancare Cefa, sii paziente con me. Mettiti nei miei panni: io non c’ero, purtroppo”.

Paolo è innamorato di Cristo, del suo odore, della sua carne, delle sue parole, della sua storia. Suo desiderio è arrivare ad avere in lui “gli stessi sentimenti che furono in Cristo” (Fil 2,5), sentire come lui sentiva, respirare il suo stesso respiro, fino a quell’ultimo rantolo, quando consegnò al Padre e al mondo il suo Spirito. Gli occhi di Paolo restano calcificati nell’incontro abbacinante con il Risorto, ma quando cadranno le scaglie che schermano le sue pupille, allora guarderà “le genti” con lo stesso sguardo che il Signore rivolse alle folle quella sera in riva al lago, uno sguardo intriso di compassione “perché erano come pecore senza pastore” (Mt 9,36).

Afferrati da Cristo

1. È importante compiere spesso il “pellegrinaggio” alla sorgente della nostra vocazione. Quando e grazie a chi, Gesù di Nazareth è diventato una presenza viva nella mia vita? Quando ho sentito per la prima volta il tepore del suo sguardo sulle mie guance? Cosa ho provato?

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù

1. Quali sentimenti abitano il Cristo? Le sue parole, i suoi gesti cosa raccontano del suo “sentire la vita”?
2. Quali di questi sentimenti sento che mi appartengono? Quali faccio più fatica a vivere?

Innamorati di Gesù

1. Le mie scelte, lo stile della mia vita, il mio modo di organizzare il tempo, di vivere le relazioni, il mio sguardo … sanno raccontare il mio amore per Gesù?

A cura di don Amedeo Cristino, Segretario Nazionale della Pontificia Unione Missionaria.

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