L’organizzazione pastorale della Chiesa Italiana a favore della gente di mare

A Livello nazionale la CEI si avvale della Fondazione Migrantes che è l’organo preposto per la cura dei migranti ed itineranti. Fa parte della Fondazione Migrantes l’Ufficio Nazionale per la Pastorale Aeroportuale e Marittima (UNPAM) che comprende l’Apostolato del Mare Italiano (AMI) che ha un suo direttore nazionale con sede presso gli uffici della CEI a Roma e con sede distaccata a Genova.

L’UNPAM organizza e coordina I CENTRI PASTORALI STELLA MARIS
A livello locale dei porti, coordina e sostiene i Centri Stella Maris diretti da un Cappellano designato dall’Ordinario del Luogo, ma pastoralmente diretto e coordinato dal Direttore Nazionale UMPAM, che traccia le linee di questa pastorale speciale e segue il lavoro dei singoli Cappellani e da l’opportuno supporto anche pratico e strumentale per svolgere questa pastorale speciale. Questi sono i centri pastorali nei porti, e sono dei veri e propri punti d’incontro e di accoglienza specialmente per i marittimi in transito; accoglienza che intende fare di questi centri una “casa lontano da casa”, offrendo a questi “stranieri” il calore di un’ospitalità davvero disinteressata. Il Cappellano, per meglio manifestare il segno della Chiesa locale che accoglie, si circonda di una comunità di volontari formati per aiutare a fornire ai marittimi “tutti i mezzi necessari per condurre una vita santa”.
Sono piccoli ma concreti gesti di considerazione, accoglienza ed assistenza, sia spirituale che materiale che la Chiesa locale può offrire a quanti navigano da mesi lontano dalla propria comunità, dalla propria famiglia.
Le modalità di benvenuto cambiano di porto in porto a seconda delle peculiarità delle navi e delle possibilità. In alcuni porti sono i volontari a passare di nave in nave e a visitare i marittimi invitandoli presso il proprio Centro Stella Maris. Altrove vengono dislocati nel porto dei containers-ufficio o dei caravan che permettono un’accoglienza più prossima ed immediata vista la velocità con la quale oggi le navi imbarcano e sbarcano il proprio carico lasciando al marittimo sempre meno tempo per avere contatti esterni.
In altri porti ancora si animano brevi incontri di preghiera o di festa direttamente a bordo delle navi favorendo l’inserimento dei volontari nella realtà quotidiana della gente di mare e dando loro un momento di riflessione o di svago.
Attraverso queste e moltissime altre attività la Chiesa locale svolge il meraviglioso compito della Carità verso quegli ultimi che in nessun altro modo potrebbero avere un qualsiasi altro contatto con la Chiesa stessa nei lunghissimi periodi d’imbarco. L’apostolato del Mare Italiano e’ presente in piu’ di 25 centri STELLA MARIS in Italia e si trova ad esempio nei porti di : Savona, Genova, Civitavecchia, La Spezia, Livorno, Napoli, Siracusa, Catania, Palermo, Augusta, Taranto, Ancona, Ravenna, Rimini, Venezia e Trieste. Impegno che, nonostante la buona volontà, gli sforzi dei responsabili locali e l’entusiasmo di molti volontari, rimane alquanto lontano dal fornire una soluzione ideale ma che, comunque, si inserisce fattivamente nel fronte dell’Apostolato del Mare mondiale che conta con 170 centri Stella Maris di cui cinquanta ecumenici e il coinvolgimento di oltre 350 Sacerdoti, garantendo una presenza capillare della Chiesa nei porti di tutto il mondo.

L’Apostolato del Mare cerca anche di promuovere, fra i marittimi, la missione che tutti i fedeli laici esercitano nella Chiesa aiutandoli ad estendere tale apostolato al mondo marittimo. Nascono così testimoni fedeli, ministri straordinari dell’Eucaristia che, su qualunque nave si trovino, anche senza la presenza del Sacerdote, diventano segno efficace di quel Cristo che ha calmato le tempeste, ha camminato sulle acque e che nell’Eucaristia continua a restare sul mare insieme a questi uomini, forse dimenticati dagli altri uomini, ma non da Dio. Si comprende, dunque, che: o la Chiesa va incontro alla gente di mare o il marittimo rimane assolutamente solo nell’impossibilità fisica di avere qualsiasi contatto con l’istituzione, con la via sacramentale ordinaria, con la vita comunitaria così ben organizzata per tutti gli altri fedeli. La paura, infondata, di “sprecare” un Sacerdote in questo ministero si deve confrontare con questa realtà. Dalla consapevolezza del problema deve nascere una scelta coraggiosa che sembra debba essere, ancora una volta, quella della persona di fronte alla massa, quella dell’accoglienza di chi non è accolto da nessuno rispetto ad altre ospitalità che danno una maggiore risonanza in termini di approvazione ufficiale e del plauso della gente. Un coraggio necessario per rimanere fedeli al mandato ricevuto da Cristo, una scelta di campo da compiere fidando nella Provvidenza che è pronta a darci il sovrappiù quando siamo capaci di sprecare la nostra vita, le nostre poche ed ultime risorse per Lei.
Così la Chiesa diventa capace di rivolgersi a questi ultimi fra gli ultimi senza pretese, senza cercare di “convertire” nessuno ma esercitando un’accoglienza vicina alla gratuità di Dio che si rivolge all’uomo, senza chiedere nulla in cambio.

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