Alcune situazioni limite del mondo del mare: la schiavitù, clandestini, mancanza di sicurezza, navi arrestate

Peter Morris, commissario dell’International Commission on Shipping (ICONS) afferma, dopo aver svolto indagini in tutto il globo, che i marittimi imbarcati sul 10-15% della navi della flotta mondiale lavorano in condizioni di schiavitù. Mancano gli standard di sicurezza, si vive con orari di lavoro interminabili e paga minima. I commissari Icons affermano di aver avuto notizia di marittimi scomparsi dopo contrasti con ufficiali o della predisposizione di liste nere per chi aderisce ai sindacati. Il rapporto denuncia, infine, che una parte del mondo armatoriale tollera ed anzi si avvale di navi sub-standard a danno della gran parte di armatori che operano lecitamente con navi adeguate alla normativa internazionale.
Bandiere ombra, clandestini e navi arrestate. Nel mondo sono centinaia le navi sequestrate nei porti per motivi di sicurezza o per inadempienza contrattuale dell’armatore. In parole povere parliamo di migliaia di persone lontane da casa per mesi e a volte per anni. Parliamo di famiglie intere, abbandonate, distrutte da gravi situazioni economiche e personali. Una normativa inadeguata fa si che gli equipaggi rimangano a loro volta relegati su queste navi; arrestati senza colpa, cittadini del porto in cui si trovano senza alcun diritto; nemmeno quello di allontanarsi troppo dalla nave. Abbandonare l’imbarcazione, senza il consenso dell’armatore inadempiente, significa perdere ogni diritto al salario maturato, diventare dei clandestini nel paese in cui la nave è sequestrata ed una sorta di disertori nel proprio paese.

Esistono nell’ambito del lavoro marittimo problemi di giustizia estremamente gravi come quello della riduzione degli standard di sicurezza a o dell’invecchiamento dell’età media delle navi, che aumenta il numero di naufragi e di marittimi che muoiono in mare sino alla riduzione al minimo degli equipaggi o alla frammentazione dei gruppi nazionali che accresce il senso di frustrazione e di isolamento del marittimo.
Il doppio registro contabile per le paghe “ufficiali” e per quelle “effettive” assieme ad altri problemi come le carenze dell’assistenza medica e sanitaria o delle garanzie assicurative fanno si che, nella realtà dei fatti, la vita del marittimo sia veramente lontana dall’idea romantica, che molti hanno, di una vita di piaceri ed avventure in terre lontane.

Fortunatamente, però, non tutti i marittimi sono in queste condizioni. In effetti essi potrebbero essere suddivisi in due categorie: quelli dei quali abbiamo accennato e quelli che navigano con armatori seri, che si attengono ai contratti nazionali, che considerano la nave non solo un mezzo di trasporto merci, ma un luogo dove lo spazio per l’uomo è imprescindibile.
Ma anche quando le condizioni di lavoro con contratti seri garantiscono per i marittimi una maggiore sicurezza, esistono tuttavia delle leggi particolari di disciplina del lavoro marittimo che per quanto siano internazionali sono comunque gravemente onerose per il marittimo e comportano necessariamente una aleatorietà che il lavoratore di terra non incontra. Ad esempio il marittimo che diventa inabile al lavoro per un periodo maggiore di 5 giorni (a causa di un infortunio o di una malattia) viene sbarcato e rimpatriato (anche se gli viene garantita una copertura assicurativa), e termina il suo contratto in quel momento. Potrà essere riassunto solo una volta completamente ristabilito e dichiarato abile al lavoro, ma a volte una persona che si sà infortunata o debole, viene scartata prefernendo magari gente più giovane o sana, per avere meno problemi. Il marittimo ad esempio che dovesse essere trovato in stato di ebbrezza a bordo di una nave anche fuori degli orari del suo lavoro, potrebbe essere sbarcato immediatamente al primo porto di scalo, perché essere in stato di ebbrezza pregiudica la capacità del marittimo di essere sempre in grado a bordo di affrontare le emergenze di pericolo. Essere sbarcati da una nave per motivi disciplinari, vuol dire essere messo su una Black List internazionale, e quasi certamente quella persona non potrà più imbarcare sulla maggior parte delle Compagnie armatrici a livello mondiale. Questo sta a dimostrare che circostanze a volte di secondaria importanza per un lavoratore di terra, sono degli eventi tragicamente determinanti per il lavoratore marittimo.
Il marittimo lavora secondo certi contratti collettivi lavora 11 ore al giorno per 7 giorni alla settimana per 8 mesi … ma quasi sempre l’orario giornaliero è superiore, e gli 8 mesi diventano 9 o 10… e con il fatto che si è “sulla stessa nave” a vivere e lavorare, in realtà per molti non si finisce mai di lavorare, non ci sono momenti nei quali si può dire che non si è tenuti al lavoro… in qualsiasi ora del giorno o della notte.. si può essere convocati per un lavoro o un intervento o una emergenza, e alla fine non si “stacca” mai di lavorare, nè con il corpo nè con la mente.

Segnalo al proposito anche questo reportage della rivista “Popoli”:
http://www.popoli.info/EasyNe2/Primo_piano/Diritti_alla_deriva_Ecco_come_vivono_gli_equipaggi_sulle_navi_da_crociera.aspx

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