La drammatica situazione socio-economica di Haiti

Ricaviamo dal sito dei Padri Camilliani dell’ospedale St: Camille di Port au Prince la seguente analisi sulla attuale situazione di HAITI.

Haiti condivide, con la ben più nota S. Domingo, l’isola di Hispaniola, la più estesa delle Grandi Antille. Vicina a Cuba e a un’ora di volo da Miami, con poco più di 7 milioni di abitanti ed una superficie di 27.750 km² (pari a quella del Belgio) è considerato il Paese più povero delle Americhe. Un triste primato che detiene saldamente da molti anni e che non lascia prevedere nessun possibile miglioramento per gli anni a venire.

Dal punto di vista economico la situazione è disastrosa: il 75% della popolazioni vive in condizioni di estrema povertà, il 70% della forza lavoro è disoccupata, l’agricoltura prevalentemente di sussistenza non è in grado di soddisfare il fabbisogno degli abitanti. A tutt’oggi Haiti deve la sua sopravvivenza quasi esclusivamente agli aiuti internazionali e alle rimesse degli immigrati.

Il quadro diventa ancora più drammatico se guardiamo alla totale assenza d’infrastrutture (strade, elettricità, acqua potabile…) e alla scarsità di servizi per la popolazione (scuole, ospedali, trasporto pubblico…). A questo va aggiunto un massiccio fenomeno d’inurbamento che ha portato, negli ultimi decenni, una fetta considerevole della popolazione rurale a trasferirsi nella capitale alla ricerca di un inesistente lavoro.

La migrazione, cominciata alla fine degli anni ‘70, ha ingrandito a dismisura la capitale, Port au Prince, dove abitano ormai quasi due milioni di persone di cui l’80% vive in condizioni subumane, accampati in immense baraccopoli. Ancor oggi migliaia di famiglie abbandonano ogni anno la provincia haitiana per ammassarsi in miserabili catapecchie senza acqua, senza luce, senza sistema fognario, in un ambiente altamente inquinato a causa della sovrappopolazione e privo dei servizi essenziali.

A questa situazione sociale ed economica assai sfavorevole, va aggiunto il clima di grande instabilità politica e violenza che domina il Paese. Se Haiti pareva avviato sulla strada della democrazia quando nel 1991 rientrò in patria, dall’esilio nordamericano, J. B. Aristide, il primo presidente di Haiti eletto democraticamente, oggi ci troviamo di fronte ad un nuovo regime autoritario e senza scrupoli ed il Paese vive uno dei peggiori momenti della sua storia, senza possibili soluzioni all’orizzonte e con una popolazione ormai stremata e rassegnata.

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