Il deserto ha a che fare con noi e con Dio, in esso si possono fare esperienze bibliche

Ho potuto visitare in questi giorni il luogo originario dei Padri del deserto, l’antichissimo monastero di sant’Antonio Abate in Egitto, un cuore pulsante fino ad oggi del mistero di Dio e della dedicazione assoluta a Lui.

Il seguente testo di Klaus Berger mi ha aiutato molto a ordinare i sentimenti provocati da questa visita.

“Nel deserto non c’è altro che sabbia e vento, nuvole e sole.
E’ il paesaggio della Bibbia e lì si possono fare esperienze bibliche.
Il deserto,  infatti, ha a che fare con noi e con Dio, perchè li esistiamo soltanto noi e la vastità.
Fino a che punto un essere umano deve fare silenzio per sentire davvero parlare di Dio?
Nel deserto è questione di vita o di morte, della prima domanda della filosofia, come sia possibile che esista qualcosa e non piuttosto il nulla.
Grazie a Gesù sappiamo che dove inizia il silenzio non c’è soltanto Dio, ma anche il diavolo, che rappresenta la pura disperazione e la meschina assurdità.
E chi percepisce soltanto  la sabbia  sotto di sé e il cielo sopra di sé comprende la frase apocrifa di Gesù , secondo cui egli avrebbe detto:
Chi vuole entrare in contatto con Dio ha bisogno di dieci cose, nove parti di silenzio e una di solitudine.
Il silenzio è indispensabile per non confondere la parola di Dio con la propria.
Nella preghiera solitaria, infatti, Gesù non tiene una comizio a Dio, ma tace, finché non lo sente parlare.
Con i misteri del deserto, infatti, è così: chi si avventura nel deserto è già diventato un altro.
Il deserto e le esperienze che si fanno in esso vivono di contrasti estremi.
Il freddo della notte si trova in contrasto stridente con il calore del giorno.
Il silenzio del paesaggio rimbomba come un tuono.
E dato che le cose esterne sono sempre uguali, quanto è decisivo avviene nell’interno, nell’intimo dell’essere umano.
Proprio per questo qui la monotonia è estremamente emozionante, perché il nostro cuore popola la vastità, in essa, innanzitutto, riesce finalmente a riconoscersi.

E così attraverso i contrasti del deserto, impariamo a capire in modo nuovo che cosa sia la vita.

Il fascino del deserto sta nella tensione tra ciò che ci si è portati dietro e la vastità, tra la nostra piccolezza e l’immensità  esterna.
Chi prega in solitudine sta direttamente davanti a Dio, nulla lo distrae, niente si frappone, così come si è direttamente messi a confronto con la morte.

Lì impara a riflettere nel tempo sull’eternità e a non essere triste nel fare questo, ma molto più ricco di quanto sia la maggior parte degli altri.

I monaci di mille anni fa hanno chiamato il canto gregoriano una meditatio mortis continua.
Morte, perché è come il canto nel deserto, e trae la sue origini anche dai Padri del deserto”.

Klaus Berger, Gesù, Queriniana pp. 134-137

One thought on “Il deserto ha a che fare con noi e con Dio, in esso si possono fare esperienze bibliche

  1. alberto monticelli 2 aprile 2012 / 11:49 am

    Molti credono che gli Dei = radicale animalità, sono svaniti nel tempo e dal tempo,ma.Nell’innocenza più assoluta non vedono la loro prepotente presenza. Gli Dei sono i padroni del pensare, del pregare e dell’agire degli uomini che credono d’essere, ma non sono, soprattutto liberi di decidere. Gli uomini subiscono le premeditate iniquità degli Dei e carichi di alienazioni, frustrazioni, nevrosi e forme di ebetudini ed abulie, non si rendono veramente coscienti di quali tragici interessi gli Dei muovono in ogni attimo per i loro spudorati privilegi. E gli uomini continuano sofferenti e distratti a lavorare per le divine, deificate organizzazioni mafiose. E gli uomini lavorano, mangiano, dormono e “figliano” in forma circolare ed eterna? finché dal deserto della solitudine, del silenzio e paradossalmente purificati dagli Dei stessi, incazzati senza colori di parte e partitucoli, non spezzano le catene degli sfruttamenti e delle sacrali maschere. La risoluzione è tanto misteriosa quanto imprevedibile, è tanto giusta quanto contraria al deificato iniquo utile. La risoluzione è nel fragoroso frastuono quotidiano delle risoluzioni. La risoluzione è nei voraci, incontrollabili desideri momentanei ed apparenti. La risoluzione è intrisa negli Dei stessi o figure d’eccesso ed eccessivamente luminose. La risoluzione è nelle anime piatte alla Verità e rese cieche dall’utilitarismo della falsa coscienza. Dall’altro mondo, dal Deserto della memoria, dalle sofferenti notti d’amore, dal riso e dal pianto, nell’ossuto, scarno silenzio, sono venuti come muraglia i granelli di sabbia. Noi? Narcotizzati dalla lussuria, dalla superbia, dall’essere cupidigia, resi proni dalle illusioni, crediamo nelle forme di corruzione. Noi paradossalmente samurai, siamo organizzati ai massimi paradisi noi, abbiamo l’apocalisse nel D.N.A. noi. Nulla e nessuno dura in eterno, neanche gli Dei. Gli Dei non hanno paura, sono maschere terrorizzate dal creato, incontrollabile terrore che hanno generato! Oltre ai popoli, anche gli Dei sono esperienze bibliche.

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