“Il cammino si fa camminando”

Cari Amici,
è già più di un mese che siamo rientrati in Brasile…il freddo pungente, la neve, sciarpe e giacconi sono un ricordo lontano mentre ancora caldi nei nostri cuori sono gli incontri, le chiacchiere e il desiderio di raccontarsi e condividere. E’ stato un periodo intenso di incontri e confronti, verifiche e programmazioni, tutte occasioni per riguardare, con gli occhi dello spirito e del cuore, la nostra missione ed il nostro essere in cammino a Suo servizio.
A metà gennaio abbiamo fatto una verifica di questi primi due anni di missione con tutta l’equipe, don Bartolo, responsabile dell’Ufficio Missionario e suor Gabriella Bono, madre generale delle Suore Missionarie della Consolata, accompagnata da due consigliere, suor Carmelita e suor Renata. E’ stato un momento ricco di condivisione autentica e fraterna. Più volte ci siamo detti che “il cammino si fa camminando” provando a seguire tutti la stessa direzione, nonostante le difficoltà e i momenti bui. La più grande testimonianza è stare in mezzo alla gente, condividendo la loro e la nostra vita…essere persone che credono e camminano, anche quando è dura, aldilà dei risultati. La missione è una realtà che continuamente ci sfida a crescere come uomini e donne e come cristiani autentici, che ci fa toccare con mano la nostra fragilità e debolezza e che ci ricorda che la vera forza risiede nella consapevolezza che non siamo noi i protagonisti ma sempre Lui e che lo Spirito e la Salvezza già erano presenti in questa terra prima del nostro arrivo. Siamo chiamati ad uscire da noi stessi per entrare in un altro popolo, non però per portare le nostre idee ed i nostri progetti ma per fare un pezzo di cammino…insieme…in uno scambio reciproco. “Missione è abbandonarsi nella mani di Dio e questo è sempre incoscienza”. E’ stato sottolineato come l’intuizione del Cardinale Poletto prima e la presenza reale poi di una equipe composta dai vari tipi di vocazione (preti, religiose, diacono, laici e famiglie), sia davvero profetica, una brillante idea che si è trasformata in un’esperienza che sta diventando importante perchè può indicare nuovi modi di essere chiesa anche in Italia, nelle nostre comunità. Inutile negare che quest’esperienza, inizialmente, ci ha messo molto in discussione, è stata difficile, pesante, molto faticosa. E’ mancata una preparazione iniziale ed un lavoro insieme come gruppo ma, nonostante tutto, ognuno di noi, anche grazie ad alcuni strumenti che come equipe ci siamo dati (preghiera settimanale insieme, riunione settimanale d’equipe per organizzare il nostro lavoro pastorale, ritiro spirituale come equipe,…) sta facendo un suo percorso personale di cambiamento che è “semente” per se stesso, per gli altri e per la missione. Questa è la cosa più importante, i frutti, poi, qualcuno li raccoglierà secondo la volontà e i tempi del Signore. Alla luce di questi vissuti ci siamo anche detti che non basta la disponibilità per fare la scelta di partire e poi vivere la missione. C’è bisogno di preparazione e formazione, di discernimento per aiutare le persone a fare una scelta cosciente e meditata, di un lavoro sul gruppo perché non è così scontato vivere, prendere delle decisioni e fare dei progetti con altri che hanno formazioni, storie di vita, vocazioni, motivazioni, visioni della chiesa e della missione differenti. Ci siamo salutati con nuova energia e rinnovato entusiasmo, consapevoli che c’è tanta strada da fare ma speranzosi che, anche nella nostra diocesi di Torino, possano iniziare nuove riflessioni e coraggiosi tentativi di lavoro in congiunto in cui i laici siano sempre più protagonisti di un’esperienza di fede personale e comunitaria.
A fine gennaio abbiamo avuto la fortuna di partecipare all’incontro nazionale di tutti i Fidei Donum italiani del Brasile, svoltosi a Manaus, dal tema: “La vita del mio popolo sarà lunga come quella degli alberi” (Isaia 65,22) – Presenza missionaria e sfide socio-ambientali in Amazzonia. E’ stata innanzitutto un’occasione di incontro con alcuni amici missionari con cui avevamo fatto la preparazione a Verona prima della nostra partenza e con altri missionari presenti ormai in queste terre da 30 o 40 anni, esempio di donazione e dedicazione. Abbiamo conosciuto anche altri laici e altre due coppie con bambini con le quali ci siamo confrontati rispetto all’essere “famiglia in missione”. Abbiamo riflettuto partendo dai “gritos dos escluidos”, dalle grida di povertà e di esclusione sociale della nostra gente, delle nostre comunità e anche di noi stessi, tentando di “dare voce a chi non ha voce”. Ci siamo poi interrogati sul nostro modo di essere in missione, sulle sfide che ogni giorno dobbiamo affrontare e sulla speranza, quali segni stiamo incontrando e come alimentarla, qui e quando rientreremo in Itala. Particolare attenzione è stata posta al problema ecologico e alla situazione della regione Amazzonica (nella quale noi stiamo vivendo e lavorando), alle lotte per la salvaguardia della terra, dell’acqua , dell’aria, della natura che sempre più sono oggetto di sfruttamento dell’uomo e beni che si stanno trasformando in una risorsa solo per alcuni e non per tutti. Di fronte a queste realtà come fare missione e con quali mezzi? Ancora una volta dalle discussioni e dalle condivisioni è emerso che “il cammino nuovo si fa andando, camminando”. Le novità nascono dalla base, dalla gente, dai margini, perché è lì che le comunità vivono e si organizzano. E’ fondamentale immergersi nel quotidiano del popolo oppresso e marginalizzato per trovare cammini rivoluzionari. E’ necessaria una nuova visione di missione e di evangelizzazione fatta sempre più di dialogo che presuppone un ascolto, un aiuto ed un cambiamento reciproco e non più unilaterale. Il primo passo da fare è una conversione personale. Abbiamo anche ammirato lo spettacolo dell’incontro di due fiumi, il Rio Negro ed il Rio Solimoes, le cui acque pur incontrandosi, non si mescolano creando una vera e propria linea di separazione…davvero bello.
Ed infine l’inizio della Quaresima che, qui in Brasile, corrisponde sempre con l’apertura della “Campanha da Fraternidade” che ogni anno affronta, a livello nazionale, un tema specifico che prima viene analizzato partendo dalla realtà concreta e vissuta della gente per poi essere approfondito alla luce della fede e della Parola. Sulla base di quanto emerso si cercano quindi di costruire delle proposte concrete di cambiamento. Il tema di quest’anno è “Fraternidade e defesa da vida” (Fraternità e difesa della vita) e lo slogan è tratto da un versetto del Deuteronomio “Escolhe, pois, a vida” (Scegli, quindi, la vita). Con questa campagna della fraternità la chiesa brasiliana affronta tutta una serie di preoccupazioni rispetto alla Vita umana, minacciata dal suo inizio (es. aborto) fino alla sua conclusione (es. eutanasia). La difesa della vita deve essere fatta a partire dai criteri stabiliti da Gesù e che sono presenti nel Vangelo. Questo significa apprendere, rispetto alla vita, secondo il Progetto di Dio che è il Dio della Vita. Guardando alla realtà e illuminandola con la luce della fede sarà possibile proporre percorsi di conversione e di trasformazione della società affinché la persona umana sia valorizzata nella sua interezza, secondo la Sua volontà , in modo che la vita ritorni ad essere un valore fondamentale che marca il nostro essere ed il nostro agire. Questo tema sta già stimolando riflessioni e attività nelle nostre comunità dove la minaccia alla vita nelle sue svariate forme, povertà, violenza, droga, mancanza di salute ed educazione è una realtà quotidiana da combattere e da trasformare.
Noi tre stiamo bene. Abbiamo ripreso le nostre attività, la Pastoral da criança, il progetto di alfabetizzazione per giovani e adulti, l’accompagnamento all’ultima comunità sorta nall’area della nostra parrocchia, con l’obiettivo di essere proprio strumenti di vita a servizio di questa gente e di queste comunità. Matteo, è il primo testimone di questa Vita, piccola, fragile, così bisognosa di cure ed attenzioni ma, allo stesso tempo, piena di energia e di voglia di crescere e sbocciare per portare tanto frutto. Il piccolo missionario cresce sempre più, è sempre più vivace e con un’energia che sembra non scaricarsi mai…al contrario di mamma e papà che arrivano a fine giornata stanchissimi e senza forze…ma è proprio bello così!
Vi auguriamo una buona quaresima…di cambiamento, di trasformazione a partire innanzitutto da noi stessi…per portare Vita.
Un grande abbraccio e a presto Fabrizio, Laura e Matteo Tiago

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