Il ricordo di Maddalena Santoro, sorella di don Andrea a 10 anni dalla morte

Radio Vaticana riporta in un intenso articolo il ricordo della prof. Maddalena Santoro.

Ci parla di don Andrea, Fidei Donum in Turchia, che spese la sua vita per la testimonianza e il dialogo fino all’effusione del sangue.

Vedi articolo completo in Radio Vaticana:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/02/04/sorella_don_santoro_suo_sacrificio_seme_di_misericordia/1205870

 

Riflessione di Mons. Emilio Patriarca, vescovo emerito di Monze, Zambia

C’è un testo del “Concilio Vaticano II”  che mi è stato di guida nella mia esperienza di prete  Fidei Donum, e che lungo gli anni è andato assumendo un significato sempre nuovo per me.  Il testo è noto e si trova nel Decreto Ad Gentes. n, 24.

“ Il missionario diventa  infatti partecipe della vita e della missione di colui che ‘annientò se stesso prendendo la natura di schiavo’ , deve quindi essere pronto a mantenersi fedele per tutta la vita alla sua vocazione, a rinunciare a se stesso e a tutto quello che in precedenza aveva in proprio, ed a farsi tutto a tutti”

Mi sono chiesto con insistenza:  Che cosa è   “tutto quello che avevo in precedenza” che io come  Fidei Donum ho dovuto imparare a rinunciare per farmi tutto a tutti ?

La risposta a questa domanda non l’ho trovata sui libri, ma  l’ho percepita in modo progressivo e sempre più chiaro non senza una sofferenza interiore. Cerco di spiegarmi. Continua a leggere

Veglia missionaria con il beato Montini in duomo a Milano

Sabato 25 ottobre il cardinal Angelo Scola guiderà la veglia missionaria diocesana con spunti legati all’inizio dell’esperienza Fidei Donum della diocesi di Milano coinciso con l’episcopato del cardinal Giambattista Montini, da poco canonizzato beato Paolo VI.

Interessante articolo sul tema:

http://www.resegoneonline.it/articoli/Veglia-missionaria-in-Duomo-nel-solco-del-pellegrino-Montini-20141021/

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Suor Irene, missionaria della Consolata presto beata

Sabato 23 maggio 2015 a Nyeri, in Kenia, suor Irene Stefani, missionaria della Consolata, sarà proclamata beata.

Suor Irene aveva lavorato in Kenia e Tanzania, ma il miracolo che ha compiuto è avvenuto in Mozambico, a Nipepe, vicino a Maúa, la mia attuale missione. A Nipepe, durante la messa, all’alba del 10 gennaio 1989, si udirono gli spari con i quali iniziava l’assedio militare. Oltre alle persone già presenti si rifugiarono in chiesa per mettersi in salvo circa 260 persone che vi rimasero segregate, praticamente sotto sequestro, per oltre tre giorni, sotto la minaccia di uccisione. Tutti ebbero salva la vita, anche coloro che poi furono deportati in altre sedi militari. Durante l’assedio non ebbero altro modo di  abbeverarsi e rinfrescarsi, se non ricorrendo alla poca acqua del fonte battesimale che non si prosciugò mai. Il parroco, Padre Giuseppe Frizzi, missionario della Consolata e gli altri fedeli che erano con lui, presagendo il peggio, invocarono suor Irene e dal fonte battesimale sgorgò acqua sufficiente per tutti per più di tre giorni. Durante l’assedio nacque anche una bambina, che venne chiamata Irene. Tanti di loro sono ancora in vita e potete immaginare la loro felicità. La figlia di Irene si chiama Eukarestia.

Suor Dalmazia Colombo

La metafora delle quattro ruote motrici

Ho una camionetta (N.d.R. “Camioneta”= Pick up) Toyota 4 x 4. Prima ne avevo una troppo vecchia e sfruttata, aveva sempre bisogno di ripari. Adesso ne ho una non molto giovane, é del 2006, ma un po’ piú in grazia. L’importante é che abbia la doppia trazione, che sia 4 x 4. Quando vado a visitare gli indios Kanela all’Escalvado o a Porquinhos, i due villaggi dove vive questa etnia indigena a circa 100 km da qui, devo percorrere strade sterrate e superare barriere di sabbia, oltre che guadare piccoli torrenti. Senza la 4 x 4 resto insabbiato. Le ruote girano e girano, a vuoto, e piú accelero piú sprofondo e non vado avanti. Ma inserisco la marcia 4 x 4 e via, esco dal buco che mi sono scavato io stesso con le mie accelerate a vuoto e continuo sicuro. A volte la nostra comunitá é una camionetta senza la doppia trazione. Ci insabbiamo in cose inutili, giriamo e rigiriamo sulle stesse cose, a vuoto, e piú ci infervoriamo piú affondiamo, e non andiamo avanti. Forse “chiesa missionaria”, “in uscita”, vuol dire anche questo: ingranare la marcia 4 x 4 e uscire dalle nostre infinite beghe e questioni, non rigirarci su noi stessi, darci uno scossone e andare avanti. A volte ci sono cose da cui non ne usciamo, ci impantaniamo testardi su di una questione senza cercare via di uscita. Non sappiamo perdonare ed andare avanti. Ci lamentiamo sempre delle stesse cose. Sappiamo che certe attivitá non rispondono piú alle sfide di oggi ma non molliamo e non osiamo uscirne. Abbiamo le nostre paure che ci paralizzano. Siamo anche un po’ ciechi, pensiamo che quello che abbiamo sotto i piedi sia tutto, e non vediamo la grandezza e bellezza del cammino che ci sta di fronte. Coraggio, usciamo, ingraniamo la marcia e andiamo avanti, restare insabbiati in noi stessi é la fine!

Buona missione a tutti voi e grazie per avermi accolto con il vostro ascolto.

Un forte abbraccio

Don Ezio Borsani, Fidei Donum

La missione del Brasile è l’Amazzonia

Essere richiamati alla missione é essere richiamati al senso del nostro cammino di fede e di chiesa. Non sono bravo a fare citazioni, nell’Esortazione di Papa Francesco “La gioia del Vangelo” troverete voi stessi tanti stimoli per essere discepoli e missionari in una chiesa che finalmente si scuote e esce da se stessa per essere sale e luce “del mondo”.

Qui in Brasile, e qui da me a Barra do Corda, a cosa siamo richiamati?

Anzitutto risuona un appello: l’Amazzonia. Certo non solo per questo mese di ottobre, ma in questo tempo si fa ancora piú forte l’appello “Brasile, l’Amazzonia é immensa, ma pochi sono i Missionari e le Missionarie” – “Dateci della vostra povertá”, con l’invito ad un aiuto anche materiale, ma soprattutto con l’invio di missionari in questa area che Papa Francesco nella sua visita per la GMG 2013 ha riconosciuto como decisiva e banco di prova sia per la chiesa che per la societá brasiliana. Effettivamente é l’area che presenta grandi sfide, sofferenze, carenze, ma anche grandi speranze, testimonianze, segno di una chiesa sempre piú profetica, inculturata, ministeriale. Ho avuto la gioia, in ottobre dello scorso anno, di partecipare a una riunione straordinaria, voluta dal Papa, delle chiese di tutta l’Amazzonia. Questo incontro di studio della realtá e riflessione pastorale é stato per me occasione per conoscere i vescovi e alcuni preti e laici della chiesa dell’Amazzonia, con fraternitá e gioia, e riaccendere in me il fuoco della missione.

Qui nella nostra parrocchia di Santa Gianna Beretta a Barra do Corda, alle porte dell’Amazzonia, stiamo cercando di “riformare” il nostro modo di essere chiesa senza la paura di uscire e magari sporcarci le mani o prendere qualche “batosta”, piuttosto che rimanere chiusi e soffocati in noi stessi. Non é facile, ma cerchiamo di impiantare la “Pastorale della Visitazione”, visitando le case, incontrando le famiglie li dove vivono. Qui é molto facile entrare nelle case, nessuno ti chiude la porta in faccia, anzi tutti sono felici e onorati di ricevere una visita, e per questa facilitá di contatto nelle case stiamo creando in ogni comunitá questa attivitá stabile e continua della visita. Seguiamo l’esempio della Visitazione, della visita di Maria a Elisabetta: usciamo dalla nostra casa, dalle nostre riunioni, dalle nostre cappelle, dai nostri recinti, ed entriamo nella casa dell’altro con un saluto, con un gesto di amicizia e interesse per lui, di ascolto e comprensione, di vicinanza. E poi restiamo (come Maria che restó tre mesi), la visita non finisce subito, continua fino a creare un legame. Allora arriva anche la proposta, l’annuncio, l’invito a un cammino di fede in Gesú partecipando nella comunitá di base. Questa pastorale della Visitazione é accompagnata anche dalla “Pastorale dell’Accoglienza”. Chi viene da noi deve sentirsi bene, accolto, riconosciuto, valorizzato, percepire la nostra felicitá di averlo con noi. Missione é certo andare e visitare, ma anche saper accogliere chi viene in casa nostra. Una comunitá che non é fraterna, che non sa accogliere, non é missionaria, non é neppure chiesa.

Cosí noi ci siamo tracciati questo cammino, e stiamo muovendo i primi passi in questa direzione. Sicuramente anche voi risponderete all’appello che il Signore ci rivolge in questo mese missionario.

Ezio Borsani, Fidei Donum