Riflessione di Mons. Emilio Patriarca, vescovo emerito di Monze, Zambia

C’è un testo del “Concilio Vaticano II”  che mi è stato di guida nella mia esperienza di prete  Fidei Donum, e che lungo gli anni è andato assumendo un significato sempre nuovo per me.  Il testo è noto e si trova nel Decreto Ad Gentes. n, 24.

“ Il missionario diventa  infatti partecipe della vita e della missione di colui che ‘annientò se stesso prendendo la natura di schiavo’ , deve quindi essere pronto a mantenersi fedele per tutta la vita alla sua vocazione, a rinunciare a se stesso e a tutto quello che in precedenza aveva in proprio, ed a farsi tutto a tutti”

Mi sono chiesto con insistenza:  Che cosa è   “tutto quello che avevo in precedenza” che io come  Fidei Donum ho dovuto imparare a rinunciare per farmi tutto a tutti ?

La risposta a questa domanda non l’ho trovata sui libri, ma  l’ho percepita in modo progressivo e sempre più chiaro non senza una sofferenza interiore. Cerco di spiegarmi.

Io sono cosciente di avere ricevuto nella Diocesi di Milano  un patrimonio di fede e di esperienza pastorale molto grande. Un patrimonio molto ricco. Non temo di riconoscerlo e di dirlo. E non mi sento superbo, perché  è viva in me la consapevolezza  che tutto ciò  è un dono, nient’altro che dono, ricevuto nella Chiesa di Milano, dove i miei genitori, i miei nonni , i miei bisnonni .. sono stati battezzati, sono cresciuti nella fede, dove io sono stato battezzato e accompagnato nella mia crescita di fede, e dove ho maturato la vocazione che mi ha condotto qui in Africa dopo esperienze spirituali e pastorali vissute sempre nella Diocesi di Milano.

Ecco si è fatto sempre più chiaro in me che è proprio questo “patrimonio molto ricco” a cui devo rinunciare  per farmi  tutto a tutti.

Ma che significa rinunciare a questo “ ricco patrimonio”? Mi è più facile dire che cosa non significa che cercare di spiegare cosa significhi. Rinunciare a questo ricco patrimonio non significa non apprezzarlo, non significa non valorizzarlo, non significa metterlo da parte, fare come se non ci fosse, non significa buttarlo via. perderlo. Eppure di rinuncia reale si tratta e quindi di un processo di puricazione che implica un morire per risorgere a vita nuova.

Mi vengono in mente, spero a proposito, le parole di Gesù: ” Se il chicco  di grano, caduto in terra, non muore ….. rimane solo, se invece muore porta molto frutto “ ( Giov  12: 24)

Una cosa mi è chiara, sempre più chiara: se non accetto di accogliere questo crocifiggente processo di rinuncia “ a tutto ciò che avevo in precedenza”  non posso “ farmi tutto a tutti”. Se mi oppongo a questo processo di “svuotamento” non posso aprirmi con  mente  e cuore aperto  fratelli e sorelle, che hanno  una storia, una esperienza di vita, e  una cultura cosi diversa dalla mia e quindi non sono in grado di accogliere   il cammino di una Chiesa Locale,  a cui “è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune”. (1 Cor 12,7)

Se non accetto questo cammino di spogliazione, troverò molto  faticoso, a  volte insopportabile  camminare con la Chiesa Locale, a cui sono stato inviato, con il suo passo senza correre in avanti e senza rimanere indietro. E la tentazione più a portata di mano sarà quella di vedere soprattutto ciò che non va, di giudicare senza provare nessuna pena nel cuore.

Benedetto il giorno in cui incomincio ad imparare a vedere e ad apprezzare il bello che certamente c’è  nel cammino e nella vita  della Chiesa Locale. Ma anche Benedetto, forse ancora di più, il giorno in cui incomincio a sentire e a portare come mie le fatiche, le tentazioni, le debolezze, i peccati della Chiesa Locale in cui vivo e a sentirle   come parte viva del mio stesso corpo.

Carissimo  Fidei Donum, prete o laico/a che tu sia,  forse la domanda più vera che potrai farti  al tuo rientro in Italia non è: che cosa sono riuscito a donare  alla  Chiesa locale a cui sono stato inviato ?  Ma: Che cosa ho imparato e ricevuto dalla gente in mezzo a cui ho vissuto e dalla Chiesa Locale con cui ho fatto un pezzo di strada?

Certamente ciò che hai donato con l’aiuto del Signore è tanto, ma lascia a lui valutarlo e sta certo che il suo giudizio è molto più generoso del tuo, tu cerca solo di capire un po’ del tanti doni che hai ricevuto e ringrazia il Signore Gesù e quei fratelli e sorelle che ti hanno aiutato a crescere nella tua umanità e fede cristiana

Un abbraccio fraterno a tutti voi

+ Emilio Patriarca

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