La progressiva convergenza tra Chiesa istituzionale e CEBs

In questo inizio d’anno, dal 07 al 11 de Gennaio, ho partecipato del 13° Incontro Interecclesiale delle Comunità di Base del Brasile, con una delegazione della Diocesi di Grajaú. Chi ha accompagnato un po’ le vicende della Chiesa del post Concilio, sa dell’importanza di questo incontro, non solo per la Chiesa brasiliana, ma anche per la Chiesa universale. Come scriveva un autore brasiliano, che è stato anche uno dei relatori di questo Incontro, il 13° è stato segnato da alcune novità significative, che ben evidenziano questa nostra stagione ecclesiale.

La prima, certamente positiva, è stata la lettera inviata personalmente da Papa Francesco. Ai più la cosa non può che apparire ovvia, trattandosi di un evento ecclesiale. In realtà è la prima volta che un Papa compie questo gesto, suscitando un entusiasmo bellissimo tra di noi partecipanti e tagliando alla radice le critiche di evento anti-Vaticano, che spesso hanno accompagnato questo tipo d’incontri. Anche grazie a questo “gol in contropiede” del nostro Papa, la risposta dell’Interecclesiale è stata di piena comunione e sintonia ecclesiale.

La seconda è stata “lo sposalizio”, se così si può dire, tra la CEBs e la pietà popolare brasiliana, nordestina in particolare. Già il luogo scelto per l’Incontro, Juazeiro do Norte, terra del mitico Pedre Cicero, indicava una chiara scelta pastorale. Spiegare a degli italiani la portata di questa scelta non è molto semplice. Ma forse qualche esempio potrebbe aiutarci. Più o meno sarebbe come organizzare una Settimana Sociale italiana o un congresso delle ACLI nella terra di San Gennaro o di Santa Rosalia, inspirandosi, tra l’altro alla loro vita e alla loro spiritualità. Più o meno è successo questo nel nostro Incontro; tant’è che qualche gruppo di studio ha anche proposto di lanciare una campagna per la beatificazione di questo Pe. Cicero. Per inciso pare che ancora pendano su di lui le conseguenze di una condanna della Chiesa, per aver incentivato il culto in un miracolo eucaristico alquanto dubbio.

Un fatto inequivocabile è che nella coscienza popolare vengono tramandate, di generazione in generazione, le sue gesta e le sue iniziative per alleviare le condizioni di vita di una delle zone più aride e povere del Brasile. Certamente questa carità, indiscutibile e ammirabile, ha cancellato dalla coscienza popolare altri momenti più ambigui e discutibili. Detto ciò, il fatto, che merita di essere analizzato, è il modo con cui una realtà come sono le CEBs, sempre molto critica sulla relazione fede-pietà popolare, abbia praticamente accantonato questa preoccupazione. Tra l’altro, “sposandosi” con questo tipo di religiosità, le CEBs corrono seriamente il rischio di assumere al proprio interno tutte quelle forme devozionali e miracolistiche, che stanno trionfando in tutte le Chiese del Sud del mondo. Ovvero, la soluzione delle grandi contraddizioni di uno sviluppo galoppante, ma terribilmente ingiusto, vengono affidate ad una Divinità, ignota e indistinta, dalla quale si cerca di ottenere miracoli e soluzioni, immediate e individualistiche.

E’ a partire da queste fugaci osservazioni, che vorrei offrire qualche riflessione più globale. Il dato evidente, che anche questo Interecclesiale ha rivelato, è la progressiva convergenza, qui in Brasile tra Chiesa istituzionale e le CEBs. Tra l’altro, nel corso della prossima Assemblea Generale dei Vescovi, verrà approvato un documento, che dovrebbe avere questo titolo: Comunità di comunità:

Una nuova Parrocchia. Questo testo indica come cammino irreversibile l’articolazione delle Parrocchie in una rete di piccole comunità di base, rette e animate fondamentalmente dai laici.

In questo contesto, il momento celebrativo non è manipolato esclusivamente dalla Celebrazione Eucaristica, ma, oltre ad essa, le Comunità celebrano la Liturgia della Parola, realizzano Gruppi biblici nelle case e vivono vari momenti celebrativi, in cui non è necessaria la presenza del prete.

Tutto ciò è quanto il Documento prefigura per il futuro della nostra Chiesa. Purtroppo la realtà, in genere, è molto più modesta, soprattutto per un invincibile pigrizia del nostro popolo.

Se tutto ciò è un fatto ampiamente positivo, che pone fine a decenni di persecuzione contro le CEBs; per altri versi pare che questo nuovo “idillio” abbia avuto il suo inevitabile prezzo da pagare.

Questo prezzo lo definirei così: le CEBs per essere, accolte e benedette, hanno dovuto rinunciare alla loro incarnazione nel sociale. Ovvero, vista dal versante istituzionale, potremmo dire che la nostra Chiesa ha riconosciuto e accettato di relativizzare la centralità del prete, attraverso i ministeri laicali; ha accettato di relativizzare l’Eucaristia, riconoscendo il valore di altre forme celebrative. Purtroppo non ha ancora capito che la vera missione e la nuova evangelizzazione avverrà formando battezzati testimoni, che incarnandosi nella realtà socio-politica, contribuiscano, con tutti gli uomini di buona volontà, a trasformare il “mondo” in Regno di Dio.

Purtroppo questa dimensione, pur essendo presente tanto nel Documento dei Vescovi, come nelle parole d’ordine dell’Interecclesiale, ciò nonostante e per motivi diversi, continua a rimanere un tema “a latere”, un’appendice; non è assunto come questione, essenziale e strutturante, di un’autentica evangelizzazione.

In particolare l’Interecclesiale, pur avendo come tema di fondo “Giustizia e Profezia a servizio della Vita”, ciò nonostante questo tema è riecheggiato prevalentemente sotto forma di slogan e di grandi proclami, rivolti ad una Chiesa senza volto, né dimensione. Ovvero è mancato un lavoro di analisi e approfondimento degli stili di vita personali, oltre che un confronto serrato per enucleare come, di fatto, le nostre comunità reali possono educarsi a questa presenza profetica nel sociale e nel politico.

176. Evangelizzare è rendere presente nel mondo il Regno di Dio. Ma «nessuna definizione parziale e frammentaria può dare ragione della realtà ricca, complessa e dinamica, quale è quella dell’evangelizzazione, senza correre il rischio di impoverirla e perfino di mutilarla».[140] Ora vorrei condividere le mie preoccupazioni a proposito della dimensione sociale dell’evangelizzazione precisamente perché, se questa dimensione non viene debitamente esplicitata, si corre sempre il rischio di sfigurare il significato autentico e integrale della missione evangelizzatrice.”

Speriamo che queste ed altre parole della recente “La gioia del Vangelo” possano aiutare le CEBs e la Chiesa intera a recuperare la genuinità del Vangelo.

Pe. Marco Bassani

One thought on “La progressiva convergenza tra Chiesa istituzionale e CEBs

  1. Ermanna Colombo 30 gennaio 2014 / 10:03 am

    Grazie per aver condiviso questo e-mail di Padre Bassani Ho sentito parlare delle Comunit di base dalle suore Missionarie della Consolata (sede Torino) che operano in Brasile e alle quali invier questo scritto. Loro senz’altro potranno intervenire in questo confronto di idee e di vissuto religioso. Anche in Africa e in particolare in Mozambico si sta parlando di questo importante “vissuto” di comunit di base, anche se in forma diversa di quella del Brasile, dove la figura del Catechista veramente un pilastro della comunit senza il sacerdote residente. Di nuovo grazie e buon lavoro Ermanna Colombo Fagnani Date: Thu, 23 Jan 2014 21:14:20 +0000 To: emozambico@hotmail.com

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