L’illusione della crescita infinita.

Riflessione del Comitato Fiera Altra Economia 2012

La nostra crisi è crisi ricorrente, che pare non terminare e che mostra le debolezze e le contraddizioni del nostro sistema economico. L’economia del nostro tempo, come sostengono molti economisti e sociologi, è destinata a non crescere! Eppure, la classe dirigente del globo si intestardisce sulla crescita. Siamo proprio sicuri che questa sia la via maestra o forse è tempo di pensare ad altri modelli? Apriamo una riflessione, anzitutto sulla cultura dei consumi. Si dice: se non ripartono i consumi non riparte l’economia. Ma incentivare i consumi significa incentivare la cultura dello spreco, dell’esagerazione, diffondere l’inquinamento, accrescere i rifiuti, peggiorare le relazioni sociali, influenzare il clima e l’equilibrio biologico, in poche parole rendere insostenibile la comunità sociale e l’ambiente. I nostri tempi esigono una rivoluzione sostenibile, un passaggio indispensabile per garantire all’umanità lunga vita, serenità, pace e giustizia. A questi livelli di crescita esponenziale il sistema non regge, rischiamo il collasso e molti segnali si palesano sempre di più. Il consumismo è un grande pericolo. Lo diceva lo scrittore, regista, poeta Pier Paolo Pasolini già negli anni Sessanta in piena industrializzazione quando si toccò l’apice dell’abbandono delle campagne. Oggi, pensare che il valore delle persone si misuri nell’accumulazione di beni di marca o all’ultimo grido, appare cosa effimera; se crediamo di colmare i nostri vuoti relazionali ed emotivi con prodotti alla moda, forse aumenterà il PIL ma non certo la felicità.

Le paure e le angosce
L’ultimo lavoro del giornalista Edmondo Berselli, “L’economia giusta” ci invita ad essere consapevoli che le risorse non potranno garantire benessere come nel passato. Berselli ci chiama ad essere consapevoli di un’imminente fase di restrizioni e rinunce, un’esortazione ad organizzarsi di fronte alla parabola discendente del nostro livello di vita.

L’Europa
L’Europa è la nostra speranza? Più che continente, si mostra come “richiamo virtuoso”, barriera ai vizi e allo spreco. l’Europa, mostra al mondo gli sforzi per raggiungere la sostenibilità finanziaria, mentre appare debole sul versante della ricerca di nuovi modelli di sviluppo.

Per concludere: qual’ è la sfida, qual è la posta in gioco di questa partita che stiamo vivendo e che ci coinvolge in prima persona? Quali scenari caratterizzeranno il futuro e quali rischi corriamo seriamente? Una nuova deriva di violenza e di populismo? Una nuova epoca di speranza e di saggezza in cui la centralità è nell’uomo, nella promozione umana e delle buone relazioni? Quale futuro per i nostri giovani?

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