Padre Gianni Nobili ripensa cinquant’anni di vita missionaria comboniana

Vi chiedo di unirvi a me nel ringraziare il Signore che “con la sua grazia e per la sua misericordia” mi ha accompagnato e sostenuto durante questo lungo cammino sulle strade della Missione. Dal lontano 9 settembre 1961, sono passati ormai cinquant’anni: mille esperienze per crescere attraverso un Mondo in piena trasformazione sociale, economica e culturale. Ricordo gli anni del “miracolo italiano”, gli anni affascinanti degli studi di teologia a Roma durante il Concilio Vaticano II, la conquista della Luna, il carisma di uomini come Martin Luther King, il fascino del Presidente Kennedy e di Papa Giovanni XXIII; le indipendenze a raffica dei nuovi Stati africani, e soprattutto la cosiddetta “rivoluzione del ‘68”, prolungatasi, attraverso la violenza degli anni di piombo, fino al 1978.
Uno dopo l’altro, i vari impegni missionari mi hanno portato dal Canada al Burundi, dall’Europa agli USA, dal Congo al Kenya e poi, dopo una lunga pausa italiana, ancora in Congo.
Ditemi voi: come potrei mai ringraziare il Signore se non rinnovando ogni giorno, “con gioia e con amore” il mio impegno al Servizio del Vangelo?.

Ma vi assicuro che a volte questa fedeltà alla Missione è dura. Faticosa. Pesante al limite delle forze.
Fare Missione in mezzo ai “poveri” può diventare rischioso anche per il missionario più serio e motivato. Ma intendiamoci bene, non si tratta solo di poveri economicamente, ma di persone immerse in una serie di condizionamenti sociali, culturali, politici ed economici che bloccano in modo tragico la possibilità di uscire da una vita che non ha la possibilità di scelte libere e ragionate; ma è come una serie di sprazzi di esistenza senza un minimo progetto, con esperienze a volte brucianti e dolorose.
Mi trovo spesso a gridare al Signore, come il Salmista: “Ma dove sei Signore? Hai proprio dimenticato i tuoi figli che chiedono un po’ di pace, un po’ di cibo, un po’ di respiro in una vita che sembra essere soltanto fatica e lotta per sopravvivere?”. A volte sono davvero amareggiato per il peso della sofferenza che si accumula sulle spalle di tante gente, soprattutto delle donne di una certa età, che dopo aver dato il sangue per allevare tanti figli si ritrovano costrette ancora ad allevare nipoti nati da brevi avventure di adolescenti, oppure a subire pressioni di chi pretende di fare ancora studi costosi, lontano
da casa, per inseguire modelli di una vita impossibile.
Siccome prima o poi le persone in difficoltà arrivano alla nostra porta, mi trovo spesso in situazioni davvero angosciose. Come se un destino di felicità o di tristezza, come se la vita o la morte di tante persone, dipendesse da me. Classici i casi di operazioni chirurgiche urgenti. Qui i medici non scherzano. Si paga in grammi d’oro; o in dollari. Sempre in anticipo. E sono autentiche sberle che mettono in ginocchio le famiglie che riescono a pagare. Oppure è la tomba.
E allora dico al Signore: “Ma per favore fa’ qualcosa … blocca questa ondata di disperati!
Non posso rubarti la missione che è solo tua … non sei Tu che hai detto: “Sono venuto affinché abbiano la Vita, e l’abbiano in abbondanza?”. Veramente Lui la sua risposta l’ha data; e quello che poteva fare lo ha fatto.
Basta guardarlo inchiodato su quella Croce: il cuore del Vangelo e della Speranza che, come missionari, dobbiamo annunciare. Con pazienza infinita e spesso con la grande sofferenza di non arrivare a rispondere al grido dei più poveri.
Ma adesso, davanti al dolore dell’uomo in carne ed ossa, dove sono i limiti della nostra responsabilità, sia come individui sia come Comunità umana e cristiana?
Vi lascio con questa domanda.

Vostro p. Gianni

One thought on “Padre Gianni Nobili ripensa cinquant’anni di vita missionaria comboniana

  1. Maria Nobili 17 novembre 2012 / 7:14 pm

    Grazie!

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