Mission Exposure Perù 2011. Psicologia e sociologia al servizio delle vittime di un sistema che genera povertà

Il centro pastorale dell’Università Cattolica di Milano ha avviato il progetto Mission Exposure per studenti di psicologia, sociologia ed economia, attraverso il quale gli studenti della laurea triennale o specialistica, dopo un percorso di preparazione di 1 anno accademico, vanno in missione per 3 o 4 settimane, nell’ottica di una crescita umana e cristiana, accostandosi alla realtà con una attenzione che deriva anche dalle loro competenze professionali.

Pubblichiamo il resoconto dell’esperienza vissuta a Huacho, Perù nel settembre 2011, grazie alla sintesi preparata dal missionario Fidei Donum Massimo Merli.

Il MEX qui a Huacho é stato una bella esperienza, condivisa con gli operatori della parrocchia Jesús Divino Maestro, sopratutto quelli che lavorano al “progetto educativo” che punta alla collaborazione con le autoritá locali per migliorare la qualitá educativa e dare opportunitá alle future generazioni. Chiara e Roberta, le due giovani universitarie, non potevano arrivare nel momento piú opportuno; il progetto era nella fase di investigazione e raccolta dati sulle difficoltá che hanno bambini e ragazzi nell’apprendimento scolastico. I primi giorni sono stati di ambientazione, conoscenza del territorio e della povertà materiali e spirituali, poi gli incontri con Martin (il sociologo che collabora con la parrocchia), Carlos (responsabile del “progetto educativo”, José (lo psicólogo) e con me.

In questi incontri sono state raffinate la metodologia e le mete della ricerca. Abbiamo scoperto che la psicología e la sociologia, almeno qui, devono lavorare molto insieme!

L’apporto di Chiara e Roberta é stato fondamentale, gli scambi di idee e confronto sono stati eccellenti, anche confrontandosi sui differenti percorsi universitari italiani e peruviani.

Antecedenti: la parrocchia é impegnata sul fronte educazione da diversi anni, da cinque assiste mediamente 30 ragazzi della zona urbano-marginale (cosí si chiama la periferia povera) di etá compresa tra i 4 e i 17 anni; sempre ci siamo chiesti il perché di tanta difficoltá nello studio; si pensava a un basso livello scolastico, dato che il Perú é agli ultimi posti nella classifica mondiale in educazione, quindi con Martin abbiamo cominciato una serie di indagini nelle differenti scuole presenti nella giurisdizione della parrocchia e dopo un lavoro durato 6 mesi con interviste ai direttori, ai docenti, agli alunni e ai genitori, sono emersi tanti problemi:

  • di infrastruttura,
  • di sostanziale disinteresse delle istituzioni scolastiche nel seguire le “norme” sulla ricezione degli alunni (molti dei quali senza documenti, quindi non esisitenti per lo Stato),
  • di incompatibilitá tra docenti e direzione,
  • di disorganizzazione e disinteresse nell’area di Tutoria, che dovrebbe aiutare alunni e famiglie soprattutto quelli in difficoltá,
  • di basso livello di buona parte dei docenti,
  • di basso livello culturale dei padri, disgregazione e violenza familiare, povertá,
  • di corruzione (professori che vendono le prove d’esame…) ecc…

Il problema “educazione” é grande!

Come parrocchia ci siamo interrogati su che cosa possiamo fare per questi ragazzi. Ma non si può affrontare questo panorama da soli, quindi è nata la necessitá di portare a conoscenza delle istituzioni questi problemi e per far sì che se ne interessino. Bisognava fondare le proposte su dei dati, ecco quidi che Chiara e Roberta arrivano al momento giusto.

Insieme abbiamo rivisitato i risultati dell’indagine e un punto ci tocca molto, ci interroga: é il mondo famiglia. La “famiglia tradizionale” quasi non esisite e ci siamo chiesti quanto possa influire sull’apprendimento scolastico la disgregazione – violenza familiare in un contesto sociale di povertà. La prima azione concreta è stata realizzare un test che lo psicólogo José suggerisce, si chiama Peabody che misura il quoziente intelletivo, integrato da alcune domande per sapere se i bambini possano aver subito in qualche modo violenza física – psicológica. Chiara e Roberta hanno eseguito questo test nell’asilo parrocchiale ai bambini di 5 anni che il prossimo anno cominceranno le elementari.

La meta era osservare il grado intellettuale e la preparazione di fronte ai problemi di ragionamento logico matematico e di comunicazione-lingua, che sono i maggiori problemi della scuola peruviana (secondo i dati solo il 9% degli studenti a livello nazionale sanno risolvere problemi logico-matematici e solo il 12% capisce cosa legge…. Drammatico!).

Le ragazze hanno eseguito il test a 53 bambini, mentre lo psicologo José in un altro asilo ad altrettanti bambini. Parallelamente Martin con la collaborazione di Chiara ha eleborato una serie di domande rivolte ai genitori per mettere a confronto le risposte dei bambini sulla violenza e scoprire in che tipo di famiglia e in che zona i bambini vivono. Per questo Martin ha intervistato tutti i genitori, lavoro che peró é terminato dopo la partenza delle ragazze. Il resultado dei test é che il 52% dei bambini ha un quoziente intellettivo sotto il livello normale; che la violenza putroppo imperversa nel nostro contesto perché tutti i bambini hanno in qualche modo l’hanno subita e la respirano visto che il metodo correttivo comune é usare la cintura o il bastone….

Risultati dell’indagine. Questo era quanto emerso durante il mese di settembre; negli ultimi giorni Martin ha terminato le interviste ai genitori e, mettendo a confronto i dati in base alla metodologia suggerita de Chiara é uscito che quasi nella totalità dei casi la violenza in famiglia influisce moltissimo nell’apprendimento dei bambini. Ci troviamo quindi in un contesto sociale violento che non dà opportunità ai bambini che sono il futuro. Come parrocchia ci stiamo muovendo e già abbiamo tenuto una riunione con insegnanti e Centro de Salud chiedendo l’intervento urgente per una creazione di un équipe medico–sociale per affrontare insieme questi problemi. Insisteremo anche a livelli piú alti delle istituzioni locali e statali”.

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