Don Giambattista Inzoli riflette sul mese missionario

Siamo all’inizio del mese di ottore , il mese missionario e si fa chiaro in me il fatto che la ragione piú grande della mia presenza in questo luogo è la passione per il Vangelo, e la passione perché questo Vangelo sia affidato ai poveri, predicato, annunciato, consegnato umilmente come la Parola che illumina la vita, cura, medica le ferite, arricchisce lo spirito di ogni uomo e di ogni donna.
Questo mi è chiaro soprattutto quando ricevo il dono di poter incontrare questi poveri , di poterli ascoltare, e di entrare in confidenza.
Per cui ho pensato di scrivervi alcune delle riflessioni che sto facendo, perché puó essere utile per comprendere il senso della missione e della evangelizzazione. Inizia anche il mese missionario e quindi puó essere per me una piccola riflessione sulla missione , a qualunque latitudine e longitudine ci possiamo incontrare.

La fatica dei piccoli numeri
La pratica del vangelo mi porta a leggere spesso, commentare alcune pagine per fare una catechesi, per condividere un cammino di formazione….. e mi è capitato di spiegare la parabola del grano di “mostaza” (senape) E’ una parabola che parla della piccolezza del regno di Dio. La missione molte volte è fatta di cose molto piccole, di piccoli incontri. La piccolezza è una delle cose che devi assolutamente imparare nella vita.
A volte in Italia siamo abituati a numeri un poco maggiori, a iniziative con una certa risposta…. Anche se non tutte le realtà sono uguali, qui, in questi tempi i piccoli incontri sono importanti. A volte stai delle ore in attesa di “servire “ a qualcuno, altre volte fai molti kilometri e attendi molto tempo prima che qualcuno si muova e si affacci, a volte fai un lungo lavoro e scopri che è servito a poco…. Ma questo è il senso del grano di mostaza, piccolissimo, ma destinato , per una potenza tutta sua a divenire un albero grande per accogliere anche i passeri del cielo…..
Ho detto che non è la missione in America Latina, in Perú, che mi ha insegnato questo, certo è che qui a volte assume con maggiore forza la legge dei piccoli numeri, degli incontri personali. Ma sono convinto che non è tempo perso, non sono energie sprecate. Mi rendo conto che la spiritualità del Beato Charles de Foucauld, la spiritualità dell’incarnazione e del nascondimento nelle pieghe della storia ha una suo valore in questo tempo dove molti ricercano solo rapporti di forza per “contare” per “apparire” per “essere qualcuno”… per fare opinione….
(Continua domani)

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