Dalla missione nord-sud alla missione sud-sud ed anche sud-nord

Riflessioni di don Mario Bandera, direttore dell’ufficio missionario della diocesi di Novara

Uno degli aspetti che stanno emergendo prepotentemente dal variegato mondo dell’evangelizzazione e del volontariato e che in modo particolare colpisce chi visita una realtà missionaria, è il costatare come in questi ultimi anni si sia registrato un profondo cambiamento nella figura dei missionari operanti sui vari fronti della missione ad gentes. Tanto per capirci, noi siamo abituati a ripercorrere la storia della missione fatta lungo i secoli da schiere di missionari europei che varcati gli oceani per approdare in terre lontane al fine di portare la Parola e la luce del Vangelo, hanno a loro volta influito tramite la loro cultura, le loro tradizioni religiose e via discorrendo ad avviare una realtà ecclesiale, spesso e volentieri modellata su clichè europei.

Dall’epopea pionieristica di San Francesco Saverio, lungo i secoli si è passati ai grandi fondatori di congregazioni missionarie, come mons. Comboni, il beato Allamano, mons. Conforti ecc., i quali attraverso l’intuizione geniale del carisma missionario loro conferito, avviavano verso terre e popoli lontani un numero stupefacente di uomini e donne, desiderosi di porsi al servizio del Vangelo e dei più poveri. Si può dire che questa luminosa pagina missionaria, per quanto riguarda le vecchie nazioni europee, sia ormai giunta al crepuscolo, questo significa non tanto che essa abbia fallito il suo scopo, quanto piuttosto che ormai siamo alle soglie di un superamento di un certo modo di fare missione fortemente collaudato da un modus vivendi che ha impresso dei solchi indelebili nelle giovani chiese. Oggi il personale apostolico che si riscontra in terra di missione è sempre più proveniente da paesi generalmente ancora considerati “terra di missione”.

Da un recente viaggio in Ciad ho toccato con mano una realtà già intravista in precedenti viaggio ma che stavolta si imponeva per la sua consistenza. Scoprire ad esempio che in Ciad operano Fidei Donum provenienti dalla Nigeria, dal Camerun, dal Togo e dal Burundi, e allo stesso tempo vedere all’opera suore e volontari laici provenienti da paesi dell’America Latina, dall’Asia e dall’Africa, aiuta a comprendere come la Chiesa si stia sempre più trasformando in realtà “cattolica” tout court, lasciandosi alle spalle la visione eurocentrica del mondo e aprendosi pertanto ad una prospettiva un cui ogni paese è a sua volta “terra di missione”.

Se un missionario europeo approdato in un paese povero poteva mettere in cantiere grandiose strutture e opere sociali in quanto poteva contare su fondi e aiuti necessari per realizzarli, la presenza di missionari che non possono contare su comunità ricche e generose per affrontare le urgenze in cui si trovano ad operare, mette in risalto quanto la prospettiva missionaria debba essere rivista e ripensata a fronte delle mutate situazioni. Il personale apostolico proveniente da paesi che dal punto di vista delle risorse hanno poco da offrire, imposta inevitabilmente tutta la sua azione pastorale sulla relazione umana e sulla condivisione della vita, della gente a cui si affianca con tenerezza e audacia al fine di annunciare quella parola che cambia la vita: il Vangelo.
Qualche tempo fa, un prestigioso quotidiano finanziario italiano, metteva in luce come le rimesse degli africani presenti in Europa verso i loro paesi, erano molto superiori agli aiuti che i governi dei vari G7 o G8 regolarmente promettevano di inviare senza mai onorare i loro impegni completamente. L’interrogativo posto dall’autorevole quotidiano era proprio questo: “Vuoi vedere che sono i poveri che aiutano i poveri con le loro piccole rimesse e non i ricchi con le loro promesse?”.
Lo stesso interrogativo si può ormai applicare anche alla realtà ecclesiale italiana quando si costata che a fronte delle oltre 11.000 suore italiane impegnate in terra di missione, ci sono ben 14.000 suore extracomunitarie impegnate sul suolo italico, e che se ancora oggi possiamo vantare circa 550 Fidei Donum italiani all’opera in paesi del Sud del Mondo, si deve considerare che i preti extracomunitari al servizio delle parrocchie italiane, sono oltre 1500; a questo punto la domanda è d’obbligo: “Qual è il vero paese di missione?”.

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