Don Franco Maggioni, prete accogliente

Don Franco, nato a Montevecchia nel 1945 ed ordinato sacerdote nel 1969, è stato vice parroco a Rho dal 1969 e a Seggiano dal 1972, per poi partire missionario in Zambia nel 1985 fino al 1998 e al suo ritorno diventare parroco di Limbiate fino al 2008, anno in cui è morto per un improvviso malore. Era un prete semplice, con un’idea di chiesa viva e partecipata, dalla parte degli ultimi.
Quando era in Africa non aveva nulla da dare alla gente, solo la condivisione” ha ricordato un confratello dal pulpito “Era capace di incutere senso di responsabilità tanto da aver reso autonoma una parrocchia africana che ora non ha più bisogno di missionari ma è in grado di autoalimentarsi. La missione era la sua vita e il suo era un sacerdozio universale tanto che il grande sogno che Don Franco portava in cuore era di andare in Cambogia a regalare il messaggio di Cristo a quella gente. La grande simpatia e umanità, che si concretizzavano nella carità, erano il suo metodo per farsi amare e apprezzare da tutti”.

Lo racconta un amico: Don Franco era un prete ricco di una umanità e con un’attenzione alle persone notevole: accoglieva e ascoltava tutti con simpatia e fiducia, si meravigliava sempre delle ricchezze che lui vedeva in ogni cultura, popolo, religione e …cibo (tutto era “macrobiotico”!).
Era un prete accogliente: in casa sua c’era sempre un posto sia a tavola che in una camera da letto, da donare e condividere. Era felice, gustava il condividere con gli altri quello che aveva, quello che sapeva, quello che faceva. Soprattutto con i sacerdoti provenienti dal mondo intero.
Conosceva e dialogava con numerosi preti. Il suo cuore era e pulsava per tutto il mondo. Ora che stiamo riassumendo i suoi progetti in atto scopriamo che erano
numerosissimi i suoi interessi e interventi: dallo Zambia, al Senegal, al Burundi, al Kerela, al San Salvador, al Ruanda…

Al mattino quando mi vedeva o telefonava mi riportava sempre qualche notizia dal mondo missionario. Si collegava via Internet con l’agenzia MISNA di tutto il mondo missionario e poi diffondeva notizie e problemi e gioie della Chiesa da condividere almeno con la preghiera.
Ma una grandezza di Don Franco che vorrei ricordare oltre a tutto questo è stato il suo grande spirito di fraternità sacerdotale. Come ho già ricordato erano tantissimi i preti che lui conosceva, accoglieva, teneva rapporti. Ma grande è stato il suo costruire la fraternità tra i sacerdoti con i quali viveva il ministero. A Limbiate ha animato e costruito rapporti fraterni, di incontro, stima, collaborazione, fiducia, condivisione… tra noi sacerdoti.
Quasi ogni mattina veniva a trovarmi o mi telefonava non solo per qualche avviso, notizia da dare ma anche per “sentirci, scambiarcii saluti, farci sentire uniti” e così costruiva “ponti” fra di noi. La numerosissima folla di persone che ha visitato la sua salma in chiesa, che ha partecipato al suo funerale e che tutt’oggi mi ricorda e mi parla di lui, mi fa dire che grande è stato il suo sacerdozio in mezzo a noi e per i fratelli di paesi lontani che in lui avevano trovato un “fratello, un papà”. Don Franco ha vissuto veramente la “missionarietà” essenza fondamentale della Chiesa, soprattutto la “missionarietà sacerdotale” in modo completo e generoso e originale.
E allora “grazie, Signore, per averci donato Don Franco e grazie Don Franco per quello che sei stato per tutti noi”.

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