Crescenzio Moretti: “Non ditemi: la missione è qui in Italia”

Resoconto di ritorno dalla missione in Colombia e Venezuela

di don Crescenzio Moretti

Abbiamo fatto un salto a La Paila (Colombia), la nostra parroccia di tanti anni fa. Ci attendevano. È stata una festa nel lungo peregrinare per le strade del paese, nella “fogata” (focherina), nella Messa con cui hanno voluto ricordare i miei 60 anni di sacerdozio. Abbiamo trovato un popolo gioioso che ricorda ed è cresciuto in tanti aspetti. Nessun dubbio, con la Grazia di Dio tante parole, tanti gesti di allora hanno lasciato il segno. Abbiamo goduto del fervore religioso incontrato, della liturgia calda e partecipata, del progresso sociale, la scuola e l’Istituto per lo sviluppo de La Paila che a suo tempo abbiamo fondato sono cresciuti e oggi danno lavoro a oltre trecento persone. Ci ha dato molta gioia l’incontro con vari figli dei nostri ragazzi di allora, figli belli, sereni, radicati nei valori su cui avevamo lavorato coi loro padri. La missione vale sempre la pena e lascia nel cuore una grande gioia.

Siamo poi tornati in Venezuela, a Playa Grande, la parrocchia di don Giorgio Bissoni. Anche lì festa per i miei 60 anni di Messa, ma soprattutto intenso lavoro per mettere a fuoco, col vescovo Jaime, i progetti che sono in cantiere: il completamento della struttura per la comunità di Hato Roman, l’avvio della Casa della Carità che deve esprimere l’attenzione della diocesi di Carupano alle tante sofferenze di anziani, disabili e barboni. Per questa iniziativa contiamo anche dell’appoggio che la Fondazione della Cassa di Risparmio di Cesena ci ha assicurato.

In questo momento quello che sta più a cuore a monsignor Jaime è la Casa della Gioventù, per dare un punto di riferimento ai giovani di Carupano, in pericolo grave di violenza, insicurezza, droga, prostituzione, degrado morale, futuro incerto. Il vescovo vuole aprire spiragli di speranza alle migliaia di giovani della città. La Casa della Gioventù utilizzerà un vecchio capannone situato sul terreno della Casa della Carità. Lo stiamo realizzando: intonaco, pavimenti, finestre, porte, soffitto, servizi. Stiamo facendo questo lavoro con l’aiuto del Campo Emmaus e delle questue domenicali nella cappella del Cimitero della nostra città.

Presto i giovani avranno un salone con 200 posti a sedere, due uffici e una sala per le attività multimediali. Mancano, per ora, i fondi per allestire la Casa: sedie, tavoli, computer e, soprattutto, i mezzi per preparare, in centri specializzati, gli educatori. Sostenere questo progetto sarebbe una bel gesto per chi volesse dare un taglio missionario alla sua Quaresima. Per raccontare, spiegare, incoraggiare, raccogliere collaborazioni sono sempre a disposizione nella cappella del cimitero.

Con don Giorgio ho fatto anche un salto a Guira. Cefisa, il centro per l’orientamento al lavoro fondato da don Giorgio, è ora una grande istituzione con 600 alunni che prepara a diverse professioni sotto la guida delle suore di Maria Ausiliatrice che facemmo arrivare dodici anni fa.

Non mi si venga a dire che la missione è qui. La missione è anche qui, ma non può essere solo qui. La diocesi di Carupano è molto povera. La Provvidenza ha voluto che fossimo legati a quella diocesi ed è anche là che la nostra Chiesa può vivere la sua vocazione missionaria.

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