Un viaggio in Zambia nel 50° della missione ambrosiana

DI LUISA BOVE
A 50 anni dalla prima esperienza missionaria ambrosiana la diocesi di Milano organizza dal 27 aprile al 5 maggio un viaggio in Zambia. Una meta non casuale dal momento che il 15 agosto 1961 è partito per lo Zambia il primo
«fidei donum», don Ernesto Parenti, spiega don Antonio Novazzi, responsabile della Pastorale missionaria. «Dopo l’enciclica del 1957 in cui Pio XII chiedeva che anche le diocesi del mondo fossero responsabili anche della missione inviando sacerdoti e laici e non solo gli istituti missionari, il cardinale Giambattista Montini ha chiesto alla diocesi di Lodi di pensare insieme a un progetto unitario di invio e così le due diocesi nel ’61 sono partite per questa nuova avventura missionaria».

Qual è il senso di questo ritorno in Zambia a distanza di tempo?
«Non abbiamo mai lasciato quelle terre, sacerdoti e laici sono presenti ancora oggi. Ma dopo 50 anni è un tornare con una delegazione arcivescovile per ripercorrere e ricordare quell’inizio così significativo per la diocesi
ambrosiana. Non potendo essere presente, il cardinale Tettamanzi invierà un Vescovo ausiliare di Milano in sua rappresentanza per vivere questo anniversario insieme al popolo zambiano delle due diocesi di Lusaka e di Monze. Con una celebrazione eucaristica si ricorderà il cammino della diocesi di Milano con le Chiese sorelle dello Zambia. È anche il modo per dire che siamo disposti a mantenere viva questa vicinanza».

Al di là della delegazione arcivescovile, l’iniziativa è aperta a tutti gli ambrosiani…
«Sì, esatto. L’Agenzia Duomo Viaggi sta infatti proponendo un “viaggio evento” aperto a tutti. Oltre un anno fa, in prospettiva di questo anniversario, l’agenzia aveva lanciato un’iniziativa: a ogni cliente chiedeva se desiderava che 5 euro della quota di partecipazione fossero destinati all’ospedale di Chirundu (l’obiettivo della Duomo Viaggi è di riuscire a raccogliere 100 mila euro per il «Mtendere Mission Hospital», ndr). Un gesto bello e significativo perché significa far conoscere il legame della diocesi di Milano con l’ospedale missionario che esiste ormai da 45 anni. Lo scopo è sostenere i progetti già avviati a Chirundu, in particolare nel campo dell’Aids, per salvare i bambini e invitare le madri a fare il test prima della gravidanza per evitare che il figlio nasca sieropositivo. Si sta facendo un grosso lavoro di sensibilizzazione anche insieme alle suore di Maria Bambina, che hanno iniziato questo cammino missionario con i preti “fidei donum” di Milano, perché allora il cardinale Montini aveva chiesto che fossero presenti anche loro».

Quanti sono oggi i «fidei donum» in Zambia e dove operano?
«I sacerdoti presenti in Zambia oggi sono 3 nella diocesi di Monze e 3 a Lusaka, l’ultimo è appena partito. Ci sono anche laici: una coppia a Mazabuka e una missionaria laica a Monze, mentre un’altra coppia raggiungerà Chirundu nelle prossime settimane. Quindi abbiamo una presenza significativa di preti e laici. La diocesi di Milano ha iniziato dallo Zambia, ma poi ha continuato a spalancare le sue porte ad altre diocesi, infatti oggi i “fidei donum” sono presenti in 20 diocesi di 12 Paesi del mondo».

Anche lei è stato missionario in Zambia dal 1995 al 2008. Da allora che cosa è cambiato?
«La nostra presenza è sempre di servizio alle Chiese locali: da quando abbiamo iniziato a oggi alcune comunità sono cresciute in responsabilità laicale innanzitutto e poi nel clero. Per questo la diocesi di Milano ha già lasciato alcune realtà in mano al clero locale per assumerne altre che il Vescovo riteneva utili. Quindi non restiamo fissi nelle parrocchie, ma ci mettiamo a disposizione per altri servizi o per nuove comunità. Questo fa capire che noi siamo lì a occupare un posto, ma a svolgere un servizio finché potrà svolgerlo qualcun altro. L’esperienza laicale in Zambia può aiutare anche la Chiesa di Milano a riscoprire la grande responsabilità e il ministero di ogni laico nelle comunità cristiane».

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