L’agenzia Fides rilancia le conclusioni dell’incontro di Bogotà

L'”Agenzia Fides, Organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie dal 1927″ ha rilanciato oggi sul suo sito web le conclusioni e il documento finale dell’incontro continentale dei Fidei Donum europei svoltosi a Bogotà la settimana scorsa dal 7 all’11 febbraio, promosso dagli organismi episcopali europei per l’America Latina, sotto la guida della Pontificia Commissione per l’America latina (CAL) e del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), con la collaborazione dell’Istituto Teologico per l’America Latina (ITEPAL).
I partecipanti all’incontro hanno lavorato per raggiungere i 3 obiettivi prefissati: riconoscere e condividere l’esperienza missionaria dei sacerdoti diocesani europei, confermare l’identità della vocazione missionaria sacerdotale, aprire nuovi orizzonti ad altri sacerdoti delle diocesi della America Latina.
Il documento conclusivo, dopo aver ricordato scopo e finalità dell’incontro, nel secondo punto presenta 5 diverse sfide della missione oggi: la formazione degli operatori pastorali; sfollati, pastorale rurale e mondo indigeno; i nuovi gruppi religiosi; la pastorale delle grandi città; la pastorale delle nuove generazioni.
Il terzo punto si sofferma sulla presenza dei sacerdoti dell’America Latina in Europa, sottolineando che negli ultimi anni sta verificando “un notevole incremento” di sacerdoti provenienti dall’America Latina che si inseriscono nella pastorale ordinaria e particolare delle Chiese locali europee. “Abbiamo reso grazie a Dio per questo fatto ecclesiale, relativamente nuovo, che esprime il significato teologico della cooperazione tra le Chiese – è scritto nel testo -, mentre ci rammarichiamo che, a volte, sia considerato come una semplice distribuzione di ‘effettivi’ evangelizzatori o per altri motivi particolari lontani dalla cooperazione ecclesiale. L’incontro è stato occasione per rinnovare la nostra convinzione che l’invio di un prete ad un’altra Chiesa locale, come “Fidei Donum”, non solo arricchisce la Chiesa di destinazione, ma anche quella di origine. Questa cooperazione è una memoria permanente che tutta la Chiesa, tutte le Chiese e tutti nella Chiesa siamo in uno ‘stato di missione’. Il documento sottolinea quindi, a chi parte e a chi invia, “la necessità di un serio discernimento vocazionale missionario, una preparazione culturale e sociale per inserirsi adeguatamente nel paese di destinazione, la necessaria formazione dottrinale e pastorale prima della partenza, e la garanzia di essere accolto e inserito nel presbiterio di destinazione.”
Il quarto e ultimo punto, a modo di conclusione intitolato “Un cammino aperto”, riafferma “la vocazione missionaria iscritta nella natura di ogni Chiesa locale, sia dell’Europa, sia dell’America Latina che degli altri continenti”.
Il documento finisce con queste parole: “Anche nella coscienza della temporalità dell’esperienza missionaria dei sacerdoti Fidei Donum, ci impegniamo ad animare le nostre Chiese di origine perché non si spenga mai il fuoco della missione come fonte di rinnovamento spirituale e pastorale, e allo stesso tempo, chiediamo alle Chiese dell’America Latina di incoraggiarci in questa direzione, indicando in ogni momento le nuove emergenze, le sfide e le frontiere della nostra possibile cooperazione missionaria.”

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