Don Carlo Iadicicco: l’esperienza spirituale della spogliazione

Don Carlo è fidei donum della diocesi di Capua, in Perù da 30 anni.
Mi è piaciuta molto in questa sua testimonianza la visione di cosa significa essere fidei donum, costruita grazie ad una esperienza pluridecennale ed alla sua capacità di ascolto delle differenti chiamate di Dio in tempi molto difficili. Eccola:

Il mio è stato un viaggio costante, in questi anni, alla ricerca continua del popolo di Dio. Ho cominciato a Chimbote, la costa del Perù, con un vescovo molto progressista, mons. Bambarén. Negli anni ’70 Gustavo Gutierrez fu invitato dal vescovo a Chimbote per una serie di conferenze, dove già si articolava il paradigma di quella che sarà la teologia della liberazione. (…)
Capisco sempre più come il Perù sia una realtà molto complessa: tre zone completamente diverse, la costa, la sierra e la selva. C’è il Perù della globalizzazione, della modernità, inserito in un cammino di modernizzazione tecnologica, con una esperienza teologica nella chiesa funzionale a questo sistema: mercati, liberismo, trattato di libero commercio… E c’è un Perù che va ad un’ altra velocità, che difficilmente si inserisce in questo sistema, che è espulso dal sistema stesso. Anche questo Perù ha una sua teologia, che parte dalle situazioni di non vita nelle quali vive la stragrande maggioranza della gente povera.

La mia, in questi 26 anni, è stata fondamentalmente una esperienza di spogliazione. Sono passato dalla costa alle montagne, la cordigliera nera, 5 mila metri, a vivere con gli indigeni, a fare il prete tra i contadini spesso senza terra. Io penso che la funzione di un fidei donum sia quella di aprire spazi al clero locale, alla chiesa locale, altrimenti si è solo stranieri, in un colonialismo religioso molto ambiguo, veicolato attraverso progettualità a volta anche molto valide.
Sulle montagne, ho vissuto un periodo con don Sandro Dordi, ucciso da Sendero Luminoso. Anche a me è toccato di vivere in semiclandestinità. La difficoltà maggiore era vivere lì, nel mezzo. Come comunità cristiane abbiamo sempre sostenuto che bisognava abbassare il profilo: “disarticolammo” le attività, gli agenti pastorali, non facemmo più corsi, ci limitavamo a riunioni particolari, in case di contadini. La gente mi ha imposto questo profilo e, nonostante tutto, riuscimmo lo stesso ad essere oggetto di rappresaglie di Sendero o degli squadroni. Tra l’ altro… io non ho la vocazione al martirio! Non è questione di andarsene, è questione di nascondersi, dissi a Sandro.
Un dirigente delle miniere di ferro che partecipava con me ad una manifestazione popolare contro la violenza, mi disse molto seccato: “Vai a casa, non devi stare qui! Abbiamo bisogno del tuo ciclostile, non della tua presenza alla marcia”. Lì ho capito quale doveva essere il mio stile. Stavo piano piano assumendo una mediazione alla quale nessuno mi aveva delegato.
La casa del contadino, il mio gioiello, dove facevamo promozione umana, pastorale, alfabetizzazione, corsi di agricultura moderna, dava troppo nell’occhio. Abbiamo deciso di darla alla comunità, alla scuola media del paese. Ad un certo punto capii che me ne dovevo andare.
Riempii il sacco da viaggio e andai in Amazzonia, mi indicarono i domenicani presso i quali mi rifugiai. Lì ebbi altre esperienze pastorali con altri indigeni.
In 26 anni ho capito che il missionario deve andare in punta di piedi, mettersi a disposizione gratuitamente, come dono. Lasciare che le comunità siano loro stesse protagoniste della loro storia.
Fonte: Noticum ottobre 2006

One thought on “Don Carlo Iadicicco: l’esperienza spirituale della spogliazione

  1. Luigi De Rosa 17 dicembre 2013 / 7:36 pm

    Ho conosciuto don Carlo Iadicicco nel Seminario Regionale di Benevento. Anni di grande fervore e ricerca nello studio filosofico e teologico accompagnati dallo svolgersi del Concilio Vaticano II. Ma anche anni di spensieratezze e di esuberanza giovanile. Don Carlo possedeva aperture mentali inconsuete. Più volte ho tentato di mettermi in contatto con lui, ma invano. E’ possibile avere da Voi l’indirizzo di posta elettronica? Vi ringrazio fin d’ora. Luigi De Rosa

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