Le sei suore italiane che scelsero di restare a combattere l’ebola

Sei suore italiane delle Poverelle – congregazione religiosa fondata dal beato Luigi Maria Palazzolo – rimaste nell’avamposto della loro missione africana durante l’epidemia di ebola, “la peste del 2000”: Floralba Rondi, Clarangela Ghilardi, Danielangela Sorti, Dinarosa Belleri, Annelvira Ossoli, Vitarosa Zorza. Sei donne che avrebbero potuto riparare in Italia finché fosse passato il rischio di contagio e che invece scelsero semplicemente di restare; che nonostante la consapevolezza della gravità della situazione preferirono continuare a impegnarsi – in sala operatoria, nei reparti dell’ospedale, al capezzale dei malati – per chiunque lì avesse bisogno: fino all’ultimo respiro.

Una morte – fra il 25 aprile e il 28 maggio del 1995 – che finì per accomunarle in un martirio della carità. Quella carità che le aveva spinte, giovanissime, da Bergamo e da Brescia, in Africa, per vivere «avvolte tra i poveri» (come raccomandava il loro fondatore nella Bergamo di metà Ottocento). E ad approdare ai poveri di Kikwit (popolatissima diocesi suffraganea di Kinshasa), là dove oggi «sono sepolte tra i poveri, con segni poveri, …tra fiori di campo e una piccola croce di legno», come racconta don Arturo Bellini nel suo libro L’Ultimo dono, Queriniana, pagine 136, euro 12,50.

Vedi l’Articolo completo di Marco Roncalli su Avvenire

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