L’alto profilo di un laico missonario

Dal libretto: “I laici missionari ad gentes nella cooperazione tra le Chiese” redatto dalla Commissione missionaria dell’episcopato lombardo.

“Introduzione”

1. Le nostre diocesi, nel tentativo di attuare una nuova evangelizzazione, hanno bisogno di un nuovo spirito e di un nuovo dinamismo pastorale, che passi dalla conservazione alla missione e che faccia spazio al dare e ricevere, partire e ritornare, inviare ed accogliere. Hanno bisogno cioè di recuperare, nei preti, nei consacrati e nei laici, l’originario spirito missionario, che dai vicini tende ai lontani, fino agli estremi confini della terra, attuando una scelta preferenziale per i piú poveri.

2. L’apertura dei laici alla missione ad gentes é un dono che lo Spirito vuol fare oggi alla nostra Chiesa. Sono sempre più numerosi, infatti, i laici che, conseguita una buona preparazione teologica, desiderano attuare una scelta concreta di evangelizzazione ad gentes e di promozione umana e chiedono di essere inviati ad annunciare Gesù Cristo e servire i più deboli, con uno stile di vita sobrio ed essenziale, staccandosi dal proprio mondo per entrare in una cultura diversa e lí porsi al servizio del Vangelo.

“Vocazione e identità del laico missionario Ad Gentes

8. Quella del laico per la missione é una vocazione di persona chiamata a partecipare alla missione universale della Chiesa. Con la gioia del dono gratuito di se stesso, egli avvicina l’altro per “attrazione” e cammina sulla strada del Regno. Per questo i cristiani devono unire all’annuncio del Vangelo e al culto liturgico un grande impegno sociale diventando spesso, soprattutto nel sud mondo, baluardo ed unico sostegno per i poveri e gli oppressi.

11. Il laico missionario ad gentes sente esplicitamente e fortemente la responsabilitá per l’evangelizzaione, e la sente come diritto/dovere che gli viene dall’essere battezzato e dunque associato alla missione di Gesù stesso. A lui é richiesta una testimonianza cristiana che giá di per sé é evangelizzazione, oltre ad una grande capacità di ascolto e dialogo, in una logica di reciprocità, di scambio, di servizio umile e attento di quel popolo, e di quella Chiesa, cui é mandato. Vive dunque l’inserimento nella comunità cristiana di invio e di missione come cosa necessaria, non solo alla sua vita cristiana, ma anche alla sua opera di evangelizzatore. Egli desidera donarsi e condividere la propria esperienza di fede con altre culture, altre mentalità, altre storie.

“Il servizio del laico missionario Ad gentes

1. II laico missionario non opera da solo: si inserisce in una comunità cristiana in terra di missione, nella sua storia, nei suoi progetti e nelle sue attività, mettendosi al suo servizio, privilegiando il rapporto di comunione e confronto coni laici. Non decide da solo “cosa fare”: aderisce consapevole delle sue capacità e dei suoi limiti ad un progetto preparato dalla Chiesa che accoglie, assumendosi precise responsabilitá in rapporto autonomo e paritario con gli altri soggetti della missione. Si inserisce in una equipe che – nel settore di attività richiesto – opera in un’ottica e con uno stile pastorale che porta alla salvezza integrale dell’uomo.

2. Per questo l’attività missionaria si esprime nelle due attività dell’evangelizzazione e della promozione umana, non separabili l’una dall’altra. La promozione umana va sempre realizzata con la gente, quando é pronta, dopo il periodo iniziale dell’amicizia, della conoscenza reciproca, della coscientizzazione. Occorre sempre operare con i loro mezzi; con l’apporto di tutti, partendo il più possibile da ciò che la gente ha a disposizione, integrando, solo se strettamente necessario, con un aiuto discreto e solidale; con i loro ritmi, che non sono i nostri, stimolando e rispettando nello stesso tempo; con amore, umiltà e rispetto, per arrivare a una trasmissione reciproca di competenze e di valori, per una crescita comune e globale.

3. II laico missionario, evidenziando una esperienza di fede adulta, fa dunque proprie queste scelte:
* privilegia non le cose da fare, ma le relazioni di amicizia, di ascolto e di dialogo. Sa che questo richiede tempi lunghi di condivisione forte con la vita delle persone alle quali si é inviati, una buona conoscenza della lingua locale, la capacita di ricevere e donare reciproche ricchezze;
* annuncia esplicitamente Cristo e collabora nelle attività pastorali per la crescita della comunità cristiana cui é inviato, partecipando concretamente al progetto specifico che la Chiesa locale attua;
* opera un’opzione preferenziale per i poveri, che non é solo una scelta di vita ma una vera e profetica scelta di fede;
* il laico missionario sa di essere ospite in casa altrui, presso popoli che hanno una loro cultura, una loro vita sociale, un loro rapporto con Dio, che é necessario conoscere e rispettare. Per questo si incultura vivendo da testimone del “vangelo della carita”, intessendo relazioni con estrema discrezione, umiltà e attenzione all’altro;
* ricerca uno stile di vita sobrio, di una semplicità reale e visibile, sia personale che comunitario, per essere in solidarietà profonda con chi é povero, disperato e fatica a vivere dignitosamente per tanti motivi diversi;
* non cede alla tentazione di ricercare importanti incarichi né di ritenersi indispensabile.
* II compito del laico missionario é in particolare quello di contribuire alla preparazione di laici e chierici locali perché assumano guida della propria Chiesa;
* mantiene costantemente la comunione con la comunità di origine, ad esempio con frequenti contatti epistolari, perché questi possa condividere la missione del laico missionario e trarre forza per promuovere nuove vocazioni missionarie. Si parte infatti non come singole persone, ma come membri di una Chiesa che invia, a servizio con e di altri fratelli, preti e laici, celibi e sposati, donne e uomini;
* il laico missionario sa che la vita di comunione con gli altri fratelli, siano essi del luogo o missionari, é la prima e indispensabile testimonianza dei discepoli di Gesú, che hanno come sorgente della loro vita la Trinità. In queste piccole comunità, laici, preti e consacrati possono vivere condividendo sempre piú gli impegni di evangelizzazione e di promozione umana;
* per alimentare la sua vocazione, che é innanzi tutto dono di Dio, si consiglia un progetto di vita, quotidiano e settimanale, basato sull’ascolto della Parola di Dio, personale e comunitario, che sia di sostegno alla vita spirituale del laico missionario. Almeno una volta all’anno vivrá un’esperienza di ritiro dalle proprie attività per dedicare alcuni giorni alla preghiera, all’ascolto e al rinvigorimento della propria vocazione mediante esercizi spirituali.

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