La Chiesa Peruviana con l’Amazzonia (ed il missionario espulso)

Dopo l’espulsione del fratello Paul Mc Auleydal territorio nazionale decreatata dai dirigenti del governo peruviano, la Chiesa cattolica alza la sua voce.
E lo fa con un messaggio del presidente della Conferenza Episcopale Peruviana, mons. Miguel Cabrejos Vidarte OFM, in cui non si menziona il nome del missionario espulso, ma si ricordano i “numerosi missionari e missionarie (Sacerdoti, Religiosi e Laici), che lasciando le proprie nazioni e famiglie sono arrivati fin da noi per mettersi al servizio del Vangelo di Gesú nel nostro paese“.
Mons. Cabrejos, aggiunge poi, con parole commosse, che “sono molti i motivi per ringraziare l’apporto che hanno dato e continuano a dare nei diversi campi di azione evangelizzatrice della Chiesa, specialmente nel campo della difesa della vita e dell’ambiente“.
Ma soprattutto, come dice chiaramente lo stesso titolo del messaggio, la Chiesa peruviana riafferma l’importanza del suo ruolo nell’Amazzonia Peruviana: “La presenza della Chiesa nell’Amazzonia non è nuova“.
Infne, cita un chiaro passaggio del Documento di Aparecida (num. 471): “Per questo, come profeti della vita, vogliamo insistere que negli interventi sulle risorse naturali non predominino gli interessi di gruppi economici che distruggono irrazionalmente le fonti della vita, in pregiudizio di nazioni intere e della stessa umanità. Le generazioni che si succederanno, hanno diritto a ricevere un mondo abitabile, e non un pianeta con aria inquinata“.

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