Lettera di Pasqua dal Brasile

Carissimi tutti,
La settimana scorsa, il 16 di marzo, è morta improvvisamente Claudilene, una giovane ragazza della nostra parrocchia di soli 20 anni. Era animatrice di un gruppo di giovani. Sempre presente alla messa della domenica e molto impegnata nelle attività parrocchiali.

Per me aveva un valore “speciale”, mi aveva aiutato e mi aiutava a migliorare il portoghese, non le scappava niente, mi correggeva in continuazione a volte anche le virgole.

Una giovane donna con una sensibilità e attenzioni uniche.

Durante il funerale, i suoi amici, hanno portato in chiesa, alcuni suoi oggetti: la sua agenda, la sua bibbia, alcune foto e poi hanno utilizzato, per ricordarla, alcune parole che la rappresentavano, una di queste parole era “pura”, niente di moralistico, ma semplicemente questo era il suo modo di essere, di comportarsi, di parlare, e anche di vestirsi.

Era una ragazza con un sorriso bellissimo, due occhi grandi che sembravano voler uscire dal suo viso giovane e solare.

Sembrava venire da un altro mondo, parlando di lei dicevo sempre che era una ragazza molto bella esteriormente ma non meno bella nella sua interiorità e personalità.

Chiacchierare con lei era sempre molto interessante e piacevole.

Claudilene, nel suo diario personale, con data 9 di marzo (ultima pagina scritta) scrisse:

“Carissimo Dio: Perdonami per il mio chiederti sempre di piú, invece di ringraziarti per quello che già ho.”

Per me Claudilene rimarra sempre una stella luminosa.

“Il Signore accompagnò Abramo fuori (all’aperto), e gli disse: “alza gli occhi al cielo e conta le stelle, se ci riesci….. cosi sarà la tua discendenza”. (Cosi saranno le cose meravigliose che io farò nella tua vita)

E Abramo credette al Signore”. (Libro della Genesi, capitolo 15)
Domenica 28 di febbraio, alla sera celebrando la messa nella piccola comunità, che io accompagno, del “Menino Jesus” (di Gesú Bambino), dopo aver ascoltato questo testo del libro della Genesi, al momento dell’omelia, ho chiesto a tutti di uscire all’aperto con me. Quando tutti eravamo fuori, ho detto loro: “Alzate gli occhi al cielo e provate a contate le stelle. Ci riuscite? Cosi saranno le cose meravigliose che Dio farà nella vostra vita”.

Dicevo ancora che dobbiamo imparare a chiedere ogni tanto a Dio di portarci fuori casa, in una notte di stelle, e di invitarci ad alzare gli occhi al cielo, e se ci riusciamo, a contare le stelle e sentirlo dirci: “Cosi numerose sono le cose belle che stó facendo nella tua vita e altre stanno arrivando. Io sono Dio e ti prometto tutto questo.”

Confesso che mentre dicevo queste parole, guardavo nei volti le persone e chiedevo a Dio la forza, il coraggio di credere che veramente un futuro migliore è possibile per ciascuna di loro.

Il mistero della Pasqua è questo.

Quella sera era il giorno del mio compleanno, c’erano presenti persone amiche provenienti anche da altre comunità, persone che conosco molto bene, di cui conosco le storie, le sofferenze. …

Alla fine della messa, ho accompagnato a casa, con la macchina, alcune di queste persone che abitano piú lontano.

Arrivando nella casa di dona Francesca, lei mi invita a scendere e ad entrare nella sua casa, io rifiuto l’invito spiegandole che devo ritornare alla chiesa e accompagnare a casa altre persone.

Lei insiste ed io alla fine cedo.

Scendo dalla macchina ed entro nella sua piccola casa di “barro” (di terra).

In ingresso trovo un piccolo tavolino con sopra una piccola torta e una bottiglia di coca-cola.

Mi sono commosso, quanta delicatezza e “carinho”. Abbiamo tagliato la torta, mangiato una fetta e bevuto un bicchiere di coca-cola, e poi sono ritornato di corsa alla chiesa per accompagnare a casa le altre persone.

Il Signore mi aveva appena accompagnato fuori dalla chiesa, e mi aveva detto: “Orazio guarda il cielo e prova a contare le stelle se ci riesci, tante così saranno le cose belle che farò nella tua vita.”

UNA PASQUA piena di stelle.

Orazio Bellomi

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