Natale da genitori

Bellissima testimonianza – riflessione di Riccardo Giavarini missionario Fidei Donum bergamasco in Bolivia

Generare, conservare, diffondere la vita

Il Natale mi ha fatto ritornare a riflettere sul gran dono e responsabilitá di essere genitori non solo per il fatto di avere figli con i quali interattuare e costruire solide relazioni, affetti e responsabilitá ma anche nel replicare questi valori con tutti quelli che ci circondano e incontriamo tutti i giorni. Il comune denominatore che da sapore e senso sia all’interno della familia come fuori é la vita nelle sue varie sfaccettature e espressioni, é il vivere bene o il buon vivere come si dice da queste parti.

Essere coautori con tua moglie della vita non solo física di un figlio o figlia ma anche essere coinvolti in una bella e grande responsabilitá di proteggerla, diffonderla e farla crescere é una esperienza appassionante sia per chi la fa crescere come per chi cresce.

Dio visita di persona la storia due miila anni fa e la sua presenza in mezzo a noi scuote le ragioni della vita. Noi uomini e donne ci eravamo abituati organizzare la vita facendo differenze fra chi aveva mercanzie e chi non le possedeva, fra chi era istriuto e chi invece non usciva dalle scuole illustrate, fra chi aveva il potere e chi invece doveva solo obbedire, addirittura facevamo differenza fra uomini e donne, fra bambini e adulti, fra chi era ammalato e chi aveva la salute, fra chi apparteneva a una razza e a chi era di un’altra cultura o religione .

Senza fare una rivoluzione armata lui ha catapultato le cose e ha rotto in cocci quegli schemi a cui anche noi oggi siamo molto afferrati o proclivi. La prima che ha interpretato questo é stata sua mamma, Maria, una donna del popolo, semplice, appena entrata nella giovinezza, ha saputo leggere nella sua vita il passaggio di questo Dio che parte dal basso, che si fa amico di chi é indifeso, che parla il linguaggio del popolo e addirittura di chi é ritenuto un pezzente, un insignifiacante agli occhi dei grandi e ha detto un franco sí nel mettersi a disposizione di quresto progetto di vita.

Maria, con il suo mettersi a disposizione di Dio ha generato un figlio che ha incarnato un progetto di vita e una maniera di fare relazione che ha scombussolato la vita di tante generazioni e di tante persone.

Dio entrando nella storia da una parte fa una frenata sul come stavamo impostando e stiamo impostando noi la convivenza e la qualitá della nostra vita e dall’altra accellera sulla strada della solidarietá e della conservazione e diffusione della vita.

La cosa piú straordinaria é che fa questa mossa attraverso chi ha la vita continuamente minacciata e messa a repentaglio.

Chi sono oggi i genitori che nonostante il fatto che il parto é ormai prossimo si mettoni in cammino e assumono la responsabilitá di svolgere un ruolo nella storia? Chi é oggi quell’angelo che senza micrófono nella mano ne attorniato da fotogtrafi o giornalisti anuncia che davvero Dio é qui con noi e come prova indica la nascita di un bambino non all’opsedale ma in una mangiatoia . Chi sono i pastori oggi nel nostro contesto? Chi sono gli albergatori che dicono che non c’é piú posto nell’albergo? Che struttura física é oggi la stalla? Che cos’ é la stella che fa nascere un percorso di fede a chi viene da lontano, da altre nazioni, da chi fanno un viaggio senza badare alle incomoditá o insicurezza solo per il fatto che hanno scoperto che nella storia é arrivato un segno dei tempi che cambia la vita e da un senso nuovo a quello che facciamo? Chi é oggi o chi siamo oggi i re Erode invischiati nel loro protagonismo e premeditando di abortire la vita che sta per nascere? Che cosa sono quei doni che gratuitamente si lasciano lí senza fare i conti se sono cari o vale la pena lasciarli a chi non ha nemmeno la stufa elettrica per scaldare un neonato appena nato? Chi rappresenta oggi quella donna, cugina di Maria, chiamata la sterile, che nonostante l’etá avanzata sta portando avanti la gravidanza convinta anche lei che per chi ha fede nel Dio della vita nulla é impossibile? Ma soprattutto quel Dio che ha creato il mondo e la vita, che ha dato le prime leggi per regolate la vita degli uomini , che ha liberato un piccolo popolo di schiavi dalla potenza dell’Egitto, che ha guidado i passi nel deserto fino ad arrivare a costruire una nazione, che ha ispirato profeti, re, giudici … come mai prende le sembianze di neonato indifeso, piccolo, che ha bisogno di tutte le premure di una madre e di un padre per poter magiare, riposare, giocare, camminare, coprirsi, pulirsi e imparare le prime parole, per annunciare la salvezza, la liberazione, la vita abbondante e ricolma?

Tutte queste domande conducono solo in un’ unica direzione:

Dobbiamo ridare senso alla nostra convivenza e ascoltare la vita minacciata da chi oggi é escluso dai suoi diritti e in particolare di essere accolto e incluso nelle varie esperessioni della vita.

Il Natale ci fa volgere lo sguardo a chi oggi vive in strada perché l’albergo é pieno, a chi é rinchiuso in carcere nelle condizioni infraumane perché l’indifferenza nostra non ha tempo di pensare o di dedicare tempo a chi ha sbagliato, a quelle bambine che sono sottomesse a sfruttamento sessuale perché il calore e l’affetto dei genitori e degli erodi di oggi le ha buttate fuori di casa, alle relazioni difficili che sosteniamo in casa coi figli, con la moglie, con i vicini di casa, a chi arriva da lontano per reclamare il diritto di viviere piú degnamente perché espulso dall’egoismo di un sistema che minaccia la vita e ristringe l’esercizio dei diritti dei cittadini, a chi rincorre la felicitá nella droga o nell’alcohol o nelle relazioni sballate perché ha perso la speranza di essere accolto da chi un giorno ha scommesso con lui che la vita é gratuita e un dono che bisogna regalare piú che comprare. Il Natale ci aiuta a rifare un patto con la la terra, la natura, gli animali che, come diceva San Franceso sono parte viva della nostra vita, sono fratelli, sorelle, madre. Il Natale, parola molto vicina alla parola nascita, vita, novitá, debe incursionare nella política, nell’economia, nella costruzione del sociale, ma anche nel mondo del lavoro, della scuola, dei posti di incontro e di ricreazione, dei momenti di fare delle scelte personali e di paese perché in questi ambiti la parola pace, giustizia, accoglienza, dignitá per tutti é state bandita, espulsa da quella dimensione di Erode che abbiamo dentro di noi. Noi genitori dobbiamo essere degli artisti che costruiscono e danno vita a tutte quelle dimensioni di vita minacciate dalla materia inerte.

Dobbiamo lasciare le sicurezze dei palazzi, le luci delle mercanzie, i progetti pieni di ambizione e di prepotenza che vogliono soffocare la vita degli altri (“andate e quando l’avete trovato venite ad avvisarmi cosí anch’io andró a adorarlo”) e ritornare alla stalla dove gli odori, le incomoditá, il sedersi in terra, lo sporcarsi con il dolore dell’altro, il coraggio di credere in un Bambino che ci chiede di essere genitori, di generare vita, di proteggerla in tutte le sue dimensioni e di regalarla mediante gesti di solidarietá, diventa quella calamita che ci fa urlare “Gloria a Dio e Pace in terra”. Aprire i cofri oggi vul dire essere capaci di accettare l’altro, di asocltare quello che minaccia la sua vita, di comunicare i nostri dubbi e paure, di sposare la causa che rafforza la vita di tutti, di mettere in comune tutto quello che abbiamo e sentiamo per alimentarci tutti fino alla sazietá.

Il piú bel presepio che possiamo costruire quindi nella nostra casa é quello di raddrizzare le nostre relazioni , di abbassare i livelli di orgoglio che abbiamo addosso, di alzare le capacitá di comunicare la pace e la solidarietá, di non spegnere quel lumicino che ci manitne ancora in relazione e in sintonía con gli altri, di non spezzare la canna sbattuta dal vento ma di convivere e convivere positivamente e costruttivamente con le contraddizioni che minacciano il nostro appartenere alla familia dei “pastori”, di essere genitori generatori di vita che ci fa sentiré bene dentro di noi e con gli altri.

E’ con questi sentimenti e imepgni che anch’io assieme a voi urlo che la vita é bella, che vale la pena , che siamo nati per vivere e per affermare sempre un Buon Natale

Riccardo Gaivarini

Dicembre del 2009

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