Indigeni, Amazzonia e Progresso del Perú secondo i Comboniani

“Per capire il Perù, bisogna innanzitutto partire dalla sua geografia, da un paese diviso in tre regioni che sono la costa, la sierra e l’Amazzonia: la prima corrisponde al 12% del territorio nazionale e qui si concentra la grande maggioranza della popolazione; la sierra conta per il 30% del territorio ed è meno densamente popolata, l’Amazzonia occupa il 58% del Perù, ed è quella meno abitata”: lo dice alla MISNA padre Rogelio Bustos Juarez, messicano di origine, da anni impegnato in Cile e Perù dove è provinciale dei missionari comboniani. Padre Rogelio descrive le trasformazioni che in poco tempo stanno avvenendo nella zona amazzonica del Perù e che rischiano di cambiare volto a una regione che per secoli ha vissuto seguendo un ritmo proprio.

“Fino a poco tempo fa – dice il missionario – gli indigeni vivevano tranquillamente in questa parte del Perù praticando soprattutto caccia e pesca; diversamente da quel che si può credere, le foreste occupano aree poco fertili e poco adatte per un’agricoltura intensiva e questo aveva favorito il mantenimento di una sorta di status quo”. La ricchezza dell’Amazzonia è però nel suo sottosuolo che nasconde riserve minerarie per le quali si stanno muovendo grandi società straniere.

“Il risultato – continua padre Rogelio – è stata la lottizzazione di circa 600.000 chilometri quadrati di territorio, avvenuta a Lima senza grandi clamori e tenendo all’oscuro i popoli indigeni che da sempre vivono in Amazzonia. Così, quando sono cominciate ad apparire le prime installazioni industriali con effetti disastrosi sulla natura, con l’inquinamento di corsi d’acqua e il disboscamento di aree forestali, gli indigeni hanno cominciato a protestare e dalle nostre parti l’unico modo per farsi sentire è occupare le strade e gli impianti”.

Padre Rogelio ricorda gli incidenti e gli scontri tra indigeni ed esercito a Bagua, i 54 giorni di occupazione delle strade, i morti seguiti alla massiccia mobilitazione indigena (34 morti di cui 20 poliziotti e 14 indigeni, secondo un bilancio ufficiale, ma i nativi denunciano fino a 50 vittime) che tra Aprile e Giugno interessò diverse zone del paese, ma anche l’opera della chiesa e di missionari come padre Mario Bartolini che hanno sostenuto l’invito degli indigeni a rispettare le loro terre ancestrali occupate in base ad attestati di proprietà arbitrariamente imposti dall’esterno senza tener conto della loro presenza.

“Gli indigeni – conclude padre Rogelio – non sono contro il progresso, come viene detto da alcuni: chiedono la modifica di sette punti della “Legge della Selva” affinché la loro identità ed esistenza stessa siano garantite; esigono benefici diretti dallo sfruttamento delle loro terre; e soprattutto vogliono che sia salvaguardato l’ecosistema ambientale con il quale hanno sempre vissuto in piena simbiosi”. (Intervista a cura di Gianfranco Belgrano)

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