Un sacerdote affronta la malattia mentale

In questi ultimi tre mesi ho avuto anche modo di rendermi un po’ conto del problema della malattia mentale qui in Camerun del Nord, seguendo Eline quasi quotidianamente, prima in ospedale e poi a casa di suo fratello maggiore. Eline è una robusta ragazza ventunenne che non conoscevo fino a quando le sue urla di notte mi hanno svegliato e tormentato. Viene da un povero villaggio dell’Estremo Nord e ha la fortuna di avere un fratello maggiore che guadagna un bel po’ di soldi lavorando come direttore di un reparto nell’industria cittadina di lavorazione del cotone, oltre che due genitori che non l’hanno abbandonata nemmeno un momento di questa sua lunga malattia. Senza questa fortuna, Eline – come tanti e tante altre che vagano perduti e sporchi per la città o che restano legati a catene come animali quando la gente nei villaggi non sa più come cavarsela – non ce l’avrebbe fatta, visto che qui i Servizi Sociali sono pressochè inesistenti, soprattutto rispetto a questo tipo di problema, e visto che tutte le spese sanitarie sono a carico del malato e della sua famiglia. E’ anche un tipo di malattia che fa ancora paura a molti, perchè viene spesso interpretata come possessione diabolica o da parte di qualche “spirito cattivo”. Mi sono presentato a casa del fratello di Eline dopo due o tre notti che la sentivo urlare; il fratello l’aveva appena portata all’ospedale e allora ho cominciato ad andare a trovarla là. Eline ha subito accettato la mia presenza, nonostante che nel primo mese fosse molto disturbata dalla malattia oltre che molto affaticata a causa degli psicofarmaci. Pian piano ho avuto la gioia di vederla “rimettersi in piedi”, grazie al lavoro dell’unico infermiere professionale specializzato in psichiatria (che di conseguenza è anche primario del reparto all’Ospedale provinciale), così come grazie all’affetto dei suoi e in qualche modo anche alla mia vicinanza (c’è stato un momento in cui i genitori, non sapendo più cosa fare con lei, l’avevano legata mani e piedi e solo parlando con me un poco alla volta si è calmata ed ho così potuto liberarle prima i piedi e poi le mani). Ora Eline è rientrata al suo piccolo villaggio. Quando l’ho salutata e con lei ho salutato la sua famiglia, è stato per tutti un momento bello e commovente.

Don Alberto Dell’Acqua – Garoua – Cameroun

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