Il protagonismo dei popoli indigeni nei paesi andini

La relazione con i popoli indigeni e le autonomie locali

I popoli indigeni, finora grandi sconosciuti, grandi emarginati per distinte e molteplici cause, ma allo stesso tempo realtà ricca e complessa, iniziano ad avere maggior peso politico: ci sono ad esempio in diversi stati nuove costituzioni che lo valorizzano, e gli danno maggiori opportunità di partecipazione sociale e cittadina (movimenti, organizzazioni, ecc.). Esse rappresentano uno stimolo per gli altri paesi e un modello di partecipazione e protagonismo nelle strutture statali.
Il documento di Aparecida nei capitoli 8, 9, 10 presenta proposte di “vita piena” nei differenti momenti della vita comunitaria. Questa proposta in parte è già presente nel mondo indigeno: la sua cosmovisione manifesta un’unità tra divinità, natura e persona.
Da loro impariamo un nuovo significato del termine “sviluppo”, presente per esempio nell’art. 8 della Nuova Costituzione Boliviana, basato sulla relazione “terra – persona – cultura” più che sul benessere economico.

1 Difficoltà

Tra le difficoltà, riconosciamo la nostra paura nell’attuare un tentativo di comprensione di questa realtà, visto spesso come perdita di tempo in cose che per noi sono marginali, ma che in realtà sono importanti per il “cammino” o “processo” globale, e la poca pazienza dimostrata nel saper aspettare, adattarsi ai loro ritmi, ascoltare gli indigeni stessi, chiedere loro aiuto per affrontare le diverse situazioni. Le stesse differenze nell’alimentazione rendono difficile la vicinanza e la coabitazione con loro.
Inoltre si valorizza poco la lingua indigena come mezzo di comunicazione: per timore di sbagliare, di non essere “ortodossi”, si fa fatica ad esprimere la fede con categorie diverse, si tende a mettere etichette su stili e riti ancestrali (si ha ancora l’idea o il timore che non sia lo stesso Dio).
Gli indigeni stessi, da parte loro, dimostrano una bassa autostima: preferiscono il silenzio, si sentono inferiori perché vengono da esigenti processi di formazione e di disciplina che sono stati proposti/imposti nel loro ambiente culturale, vedono un’ipocrisia nel messaggio proposto dai cattolici; a ciò si aggiunge l’autoritarismo spesso subito da parte del potere civile ed ecclesiastico. Tutto questo porta alla difficoltà di trovare leaders indigeni e di sapere quello che realmente pensano nei nostri confronti.

2 Successi

Tra i successi già ottenuti si annovera innanzitutto la formazione di animatori indigeni come mediatori, alla luce della interculturalità, che a sua volta si basa sul principio di uguaglianza e rispetto; e la presenza costante degli agenti di pastorale nel loro habitat.
Inoltre si valorizza la promozione ed incremento del diaconato permanente e l’essere riusciti a lavorare con mezzi più poveri nella pastorale degli esclusi; i gesti concreti d’amore danno frutti per aprire ponti con le nazioni indigene nel dialogo e nella partecipazione.

3 Sfide

A livello di conversione pastorale, si rende necessario spogliarsi di ciò che non è essenziale, per realizzare una Chiesa aperta e meno istituzionalizzata, più democratica e partecipativa nelle decisioni ecclesiali; una Chiesa che promuova la formazione dei leaders, valorizzi la presenza delle donne nella prassi comunitaria, favorisca una maggiore comunicazione fra agenti pastorali di comunità diverse: è la consuetudine stessa dei popoli indigeni che offre stimoli a procedere in questa direzione.
Una sfida non meno importante è quella di dimostrare disponibilità di cuore a un dialogo sincero per avvicinarsi ai popoli indigeni, e la capacità di ricevere l’aiuto ed il suggerimento degli altri e di passare dalla reciprocità alla gratuità; inoltre, occorre avere un atteggiamento di umiltà nell’imparare.
Inoltre si evidenzia l’urgenza di investire maggiormente nella formazione dei missionari non indigeni (religiosi, religiose, sacerdoti, laici), affinché possano migliorare e rendere più efficaci le proprie attività ed il proprio inserimento nelle culture locali: corsi di antropologia culturale (e non solo teologica e filosofica), formazione umana, pedagogia (sul modello di quella di Gesù di Nazareth, che con i suoi discepoli inizia dal piccolo gruppo per terminare con la grande massa).
Infine si rende necessaria una maggiore presenza nel mondo sociale e civile, conoscendo e diffondendo i diritti umani del popoli indigeni (cfr. dichiarazione dell’ONU sui diritti dei popoli indigeni del 13/09/2007; la “Bíblia social de los indígenas”, ecc), e usando i mezzi di comunicazione sociali di massa.
Si suggerisce, infine, la diffusione a mezzo stampa internazionale del suddetto documento dell’ONU sui diritti dell’indigeno e l’articolo 8 della Costituzione Boliviana e/o di altre costituzioni sui punti relativi alle nazioni indigene.

Fonte: Sintesi Tematica dell’incontro missionari italiani a Lima 2009

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