La lotta alla corruzione e le tendenze giustizialiste nei paesi andini

1. Uno sguardo alla realtà

Nel decennio 1990-2000, nella maggior parte degli stati dell’area andina, abbiamo assistito a fenomeni come la nascita di un apparato statale di stampo malavitoso e una forte corruzione a tutti i livelli (magistratura, esercito, governo, polizia, stampa, televisione e radio, concessioni per estrazioni minerarie e idrocarburifere e mondo dell’ecologia). Per la prima volta nella storia, in uno di questi paesi un presidente ed alcuni ministri sono stati messi in carcere, ma il messaggio di lotta contro la corruzione non arriva alla gente. Sembra più una vendetta politica di stampo giustizialista che una lotta vera e propria alla corruzione. La percezione della gente è che il potere è un mezzo per arricchirsi personalmente, e non per servire il paese. L’attuale presidenza peruviana, ad esempio, lotta per non ripetere l’inflazione accumulata durante il mandato precedente e tenta di non essere coinvolta negli scandali di corruzione attuali. In Brasile alcuni grandi corrotti legati ai circoli economici più elevati sono in carcere, permettendo così alla magistratura di dare un segnale di fiducia all’operato del governo.
Ci sono leggi per la trasparenza e il controllo, però non sono osservate e applicate dagli organismi dello stato con tutta la forza con cui dovrebbero. Anzi, spesso non sono nemmeno conosciute dai cittadini.
La corruzione si infiltra anche nei settori più insospettati come i sindacati. Ci sono poliziotti mal pagati, obbligati perciò a fare un doppio lavoro. Ne conseguono mal servizio e corruzione. La percezione generale è che la politica è sporca. Molti corrotti purtroppo hanno pure studiato in collegi cattolici. In molte zone non esiste lo Stato, e ciò favorisce la delinquenza. Molti cittadini si assuefanno alla delinquenza e alla corruzione.

2 Un metro di giudizio sulla corruzione

C’è l’idea che la corruzione è tale solo se la società e il sentire comune la giudicano come tale, mentre in una mentalità di diritto, la corruzione si dà quando si usa il potere pubblico a beneficio del privato. Per la maggior parte (50%) dei cittadini peruviani, ad esempio, la corruzione è percepita come la causa più importante della povertà del paese.
Il 92 % della popolazione andina asserisce di non denunciare la corruzione perché non vuole essere coinvolta e perché si è sicuri che la denuncia non porterebbe a nessun risultato. Nella percezione della gente, il più corrotto è il Potere Giudiziale (62%), poi le Forze di Polizia (53%), e il Potere Legislativo (43%). La Chiesa è ancora ritenuta l’istituzione più credibile.
La corruzione non è solo un tema morale ma anche di raggiungimento del potere: nella mentalità della gente la corruzione è lo strumento (più o meno legittimo) per poter giungere ad assumere il potere nella comunità e nella società civile.

3. Alcune indicazioni pratiche

La società civile si organizza, e queste organizzazioni (“Pro-etica”; “rondas campesinas”; “presupuesto participativo”; “comité de vigilancia ciudadana”, ecc.) vanno potenziate. È un metodo importante anche la denuncia a mezzo stampa.
Contro la delinquenza comune, l’organizzazione civile si protegge con le guardie di quartiere. Nelle comunità indigene si applica il “Diritto Consuetudinario”, applicando le leggi tradizionali della comunità. È necessario, in questo, controllare gli eccessi.
Occorre partire dalla formazione etica, politica e sociale dei giovani nelle parrocchie, nei gruppi sociali, nei partiti politici. È bene che i politici nascano dalla comunità, siano sempre collegati alla comunità, vengano verificati da essa, e ne siano sempre l’espressione.
Si propone alle organizzazioni internazionali, alle organizzazioni non governative, alle associazioni, alla stessa Chiesa Cattolica, di pensare progetti per favorire queste espressioni della società civile, volti a realizzare il controllo sulle istituzioni pubbliche e la lotta contro la corruzione.
Si propone pure alle comunità parrocchiali di accompagnare i cammini della gente nei suoi processi di democratizzazione.
Può essere positivo cercare al di fuori del paese istituzioni ed organizzazioni (università, ong, e quant’altro) che aiutino in campo ecologico a controllare l’ambiente, soprattutto nell’ambito dello sfruttamento delle risorse del sottosuolo.

Fonte: Sintesi Tematica dell’incontro missionari italiani a lima

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