Commento sul referendum del 15 febbraio 2009 in Venezuela

Ultima notizia dal Venezuela riguarda il referendum del 15 di Febbraio che chiedeva ai cittadini se volevano estendere a tutte la cariche “elette” (presidente della Repubblica, delle Regioni, dei Comuni) il privilegio della rielezione indefinita. Una idea fortemente voluta dal Presidente attuale che altrimenti noi si sarebbe più potuto candidare nel 2012 e che ha una stima di sé così alta da pensare che senza di lui non potrebbe andare avanti la “rivoluzione bolivariana” iniziata da un decennio. La riforma elettorale era già stata bocciata lo scorso anno, ma si è fatto di tutto per ripresentarla ed alla fine è passata. Ha vinto il sì, anche se questa non sembra rappresentare appieno la volontà del popolo venezuelano. Moltissimi di quelli che non sono andati a votare (il 30%) infatti non lo hanno fatto (e lo hanno dichiarato) per paura di perdere il posto di lavoro, i benefici all’università, l’aiuto per costruire la casa ecc… Le dichiarazioni di trasparenza ed efficienza del processo democratico sono vere, ma sono altresì vere le pressioni ed i controlli illiberali che ci sono stati e che hanno pesantemente inquinato il processo elettorale. Molto semplicemente in un momento di crisi come questo sono nati tanti programmi di sostegno, soprattutto economico. Due settimane prima del referendum sono stati sospesi tutti i programmi ed i finanziamenti dicendo che se il referendum non passava sarebbero terminati. Ecco un esempio concreto delle “pressioni” che la gente ha avuto: il 15 febbraio nella nostra parrocchia era previsto la vendita di un “piccadillo” per beneficenza. Eugenio si era alzato alle 4 del mattino per tirare fuori la macchina dal garage dove lo avrebbero cucinato e venduto. Alle 4 del mattino già c’era in giro la “diana”, una macchina con musica a tutto volume (motivi militari) per svegliare gli attivisti del partito socialista e iniziare a presidiare i punti con le loro magliette rosse. Poi sono iniziate le code per votare ed ad ogni scuola c’era i rappresentanti dei vari programmi (Misiòn, Ribas, Misiòn Madre del Barrio, università bolivariane, ecc.) che controllavano personalmente se gli iscritti ai programmi di sostegno andavano a votare, pena la cancellazione dal programma. Questi sistemi di controllo, evidentemente poco democratici, sono solo un piccolo esempio dei sistemi di controllo attraverso i quali il Presidente vince referendum ed elezioni. Per la nostra sensibilità quindi in questi processi c’è molto poco di democratico però dopo 3 anni abbiamo iniziato anche a provare a veder le cose con i “loro occhi” ed alla fin fine pensiamo che ogni popolo ha diritto a svilupparsi come crede. Storicamente le cose avvengono non sempre “logicamente” e, come dice un nostro amico sacerdote, missionario in Brasile, a volte si va avanti ”a rotoli” anziché camminando, ma se si va avanti, va bene. In Venezuela le cose potrebbero andare di gran lunga meglio, ma se si guarda al passato ora sicuramente c’è più attenzione ad alcuni settori prima dimenticati e, almeno sulla carta, c’è un grande impegno alla partecipazione popolare nella gestione della società. In Brasile c’è un proverbio che dice che “il povero avanza solo quando inciampa”. Qui, i nostri fratelli venezuelani, che di capitomboli ne stanno facendo, però sembrano essere sempre nello stesso posto…

Euge

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...