Per i cristiani martiri del nostro tempo in India

«MARTIRI DEL NOSTRO TEMPO. DA NON DIMENTICARE»

di padre Bernardo Cervellera
direttore di AsiaNews

«Una vergogna per l’India, la nostra Patria»: così il premier Manmohan Singh e il card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai, hanno definito il pogrom contro i cristiani scatenatosi dal 23 agosto in poi nello Stato dell’Orissa e diffuso poi in altri 6 Stati della Confederazione. Il bilancio è terribile: più di 60 uccisi anche fra orribili torture; oltre 180 chiese (cattoliche e protestanti) distrutte; migliaia di case incendiate; conventi, ostelli, alloggi per giovani, ospedali e centri sociali devastati. Ancora oggi almeno 50 mila cristiani, sfuggiti al massacro vivono nelle foreste vicine, nel terrore, senza abiti, né cibo, o sono rinchiusi in insicuri campi di rifugio approntati dal governo.

L’Orissa, uno Stato del nord-est indiano, non è nuovo a queste ondate di persecuzione. Nel ’99 un estremista indù ha ucciso – bruciandoli vivi – il missionario australiano Graham Staines e i suoi due figli, insieme alla scuola dove lui lavorava. Lo scorso dicembre, alla vigilia di Natale, l’organizzazione fondamentalista indù (Vishwa Hindu Parishad, Vhp) ha ucciso e bruciato, al comando dello swami Laxmanananda Saraswati, uno dei capi del Vhp.

L’ultimo sussulto di persecuzione è avvenuto proprio dopo la morte dello swami ad opera di un gruppo terrorista maoista la sera del 23 agosto. Sebbene anche alla polizia fossero chiari gli autori dell’assassinio dello swami, alcuni capi del Vhp hanno subito dato la colpa ai cristiani e durante le cerimonie funebri del guru, migliaia di radicali indù hanno dato inizio al pogrom al grido «uccidete i cristiani! Distruggete le loro istituzioni!».

L’accanirsi contro persone e strutture serve ad eliminare la missione dei cristiani. Tribali – spesso utilizzati come schiavi per i lavori agricoli – e dalit, gli emarginati dalle caste, vedono nel cristianesimo una strada per migliorare la loro situazione, vedere affermati i loro diritti, trovare finalmente una dignità al loro essere uomini. Grazie all’annuncio cristiano, la società indiana sta cambiando e persone che prima erano ai margini, divengono protagonisti di sviluppo.

I fondamentalisti indù si oppongono all’impegno dei cristiani e vogliono bloccare ogni conversione. In tal modo essi tradiscono l’induismo di Gandhi, che voleva per l’India un Paese laico, aperto a tutte le religioni, l’eliminazione delle caste e la dignità dei dalit, da lui definiti «figli di Dio» (harijian). Con il loro nazionalismo esclusivo molto vicino al nazismo, questi gruppi distruggono anche la storia dell’India, da sempre luogo d’incontro e di integrazione fra culture e religioni.

Il partito di opposizione, il Bharatiya Janata Party, ha puntato sulla vittoria alle prossime elezioni – che si terranno da marzo a maggio 2009 – proprio sfruttando questo nazionalismo crudele e proteggendo i gruppi fondamentalisti.

I vescovi indiani continuano a chiedere protezione e giustizia per i cristiani, non per interessi di gruppo, ma perché l’India si salvi da un’involuzione antistorica e intollerante: l’India della non violenza e del dialogo oggi ha i suoi campioni proprio nei nuovi martiri dell’Orissa, uccisi a causa della fede, uccisi perché credono in un’India multireligiosa e libera.

Nello stilare e raccogliere le loro testimonianze, ci spinge il desiderio che il loro sacrificio non sia dimenticato, e che sia invece apprezzata di più la vera potenza rivoluzionaria e sociale del Vangelo.

Ci spinge anche un altro motivo: oltre alla «vergogna» dell’India, vi è anche una «vergogna» per l’Europa ed il mondo. Al di là di qualche sparuta voce, infatti, nessun governo ha osato dire qualcosa sui massacri dell’Orissa, domandandone la fine. Molti Stati che hanno con l’India una partnership economica, non si accorgono che proprio i cristiani indiani sono fra le forze più decisive per lo sviluppo: difenderli garantisce un futuro ai rapporti economici internazionali.

Stupisce poi che molte associazioni – così pronte a difendere gruppi, minoranze, animali in estinzione – o agguerriti pacifisti, abbiano preferito tacere e anzi sospettare che dietro alle accuse di proselitismo fatte dai radicali indù ci sia una qualche verità. Come hanno giustamente additato alcune personalità vaticane, vi è in Europa e nel mondo una specie di «cristianofobia» che cerca di scrollarsi di dosso, anche con la menzogna, l’eredità cristiana. Per questo, le notizie di persecuzione dei fedeli in Orissa, come in Cina o in Medio Oriente, non interessano, anzi sono magari giustificate. Per lavare questa «vergogna» non c’è che un mezzo: leggere e diffondere questo piccolo libretto, che speriamo sia usato per accrescere la nostra preghiera per i cristiani dell’India e per spingerci a una testimonianza altrettanto coraggiosa in Italia e nel mondo.

Sabato 22 novembre a Milano c’é una fiaccolata alla sera per ricordare i cristiani in India dal Duomo alla chiesa di santo Stefano alle 20.

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