Comunicato sulla situazione in India, Iraq e Repubblica Democratica del Congo

Comunicato dell’Ufficio Nazionale per la Cooperazione tra le Chiese

Sollecito gli autori della violenza a desistere da tali atti e ad unirsi ai loro fratelli e sorelle nel lavorare insieme per costruire una civiltà di amore. Vi invito a pregare per la riconciliazione e la pace in alcune situazioni che provocano allarme e grande sofferenza: penso alle popolazioni del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, e penso alle violenze contro i cristiani in Iraq e in India”. Con grande spirito missionario raccogliamo l’invito alla preghiera fatto dal Papa all’Angelus di domenica 12 ottobre. Consapevoli dell’universalità della missione cristiana, chiediamo una riflessione più approfondita sulla grave situazione che in questo momento vivono i cristiani, e insieme a loro i missionari e le missionarie, specialmente in India, Iraq e Repubblica Democratica del Congo.

Da qualche tempo in India, nel distretto dell’Orissa, una frangia di oltranzisti minaccia e persegue la comunità cristiana locale, colpevole di voler restituire ai tribali e ai Dalit (le due caste più povere nel sistema indiano) quella dignità che lo stesso Mahatma Gandhi aveva loro riconosciuto definendoli “harijan (figli di Dio)”.

In Iraq la guerra, ormai finita nel dimenticatoio dei media occidentali, continua ad aggravare la situazione dei cristiani iracheni, costretti a vivere nel terrore. Lo stesso Patriarca di Babilonia dei Caldei, il cardinale Emmanuel III Delly, ha unito la sua voce a quella di migliaia di cristiani che vivono a Mossul, Baghdad e in tutto l’Iraq con l’ansia di non poter professare liberamente il loro credo. Di colpo, dopo quattordici secoli vissuti nella tolleranza e nella fraternità, i “cristiani Iracheni non possono più condividere liberamente insieme alle altre popolazioni della mezzaluna fertile, la vita e la costruzione condivisa della loro patria”.

Con un loro comunicato, infine, i Vescovi della Conferenza Episcopale Congolese hanno condannato “con forza la maniera ignobile di considerare la guerra come un mezzo per risolvere i problemi o appagare ambizioni inconfessate e il reclutamento di bambini” costretti a vivere la loro infanzia imbracciando un fucile nelle foreste del Nord Kivu. Con loro invitiamo tutti a prendere coscienza e a pregare perchè “la vera pace non è semplicemente l’assenza di guerra, ma una concezione corretta della persona umana e un ordine sociale fondato sulla giustizia e sulla carità”.

L’attenzione a queste aree di crisi è parte di quel fraterno accompagnamento che siamo chiamati a vivere per tutti i popoli del mondo e le comunità cristiane, in una visione universale di Chiesa. Siamo grati anche all’informazione missionaria che aiuta a cogliere i diversi scenari della missione. Nella Giornata Missionaria Mondiale di domenica 19 ottobre la nostra preghiera sarà per l’intera Chiesa, Corpo di Cristo, le cui membra insieme soffrono e insieme gioiscono – secondo l’efficace immagine suggerita da san Paolo.

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