Intervista a don Ernesto Bozzini di ritorno dall’Uruguay

QUALI SONO SONO STATE LE PRIME IMPRESSIONI DEL TUO RECENTE VIAGGIO IN URUGUAY?

Nel 2002 sono rientrato in diocesi di Novara dopo aver vissuto due esperienze di presenza in Uruguay: una di 10 anni alla periferia di Montevideo, l’altra di 6 anni alla frontiera tra Uruguay e Brasile in Chuy. Questa è la terza volta che ritorno visitando e con uno spazio di tempo abbastanza considerevole di un mese e mezzo.
Al primo impatto, che è quello della vista, guardando le case, gli edifici, le macchine appare un Uruguay che cammina a due velocità: chi sta bene e chi sta male, costruzioni nuove e abbellite, costruzioni nel centro e in quartieri benestanti deteriorate.
Si notano macchine nuove, ma continua la presenza di “carritos” trainati da cavallo con persone che raccolgono rifiuti urbani per classificarli e venderli. Camminando per le strade, ormai sopraggiunta la notte, ho visto dei mucchi di cartone muoversi e sotto delle persone cercando un po’ di calore. Se questa è una prima impressione esteriore, soffermandomi a cogliere in profonditá la vita delle persone ho notato in loro una ricchezza di iniziative che infondono speranza.
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