L’ultimo libro del card. Martini

L´ex arcivescovo di Milano e il suo ultimo libro. Dove confessa le difficoltà con Dio e il sogno di una Chiesa lontana dai potenti
MARCO POLITI – fonte: La repubblica
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Da vescovo ha spesso chiesto a Dio: «Perché non ci dai idee migliori?
Perché non ci rendi più forti nell´amore e più coraggiosi nell´affrontare i problemi attuali? Perché abbiamo così pochi preti?». Oggi, entrato in uno stato d´animo crepuscolare, confida di domandare a Dio di non essere lasciato solo. Nell´ultima stagione della sua vita Carlo Maria Martini si confessa ad un confratello austriaco e ne nascono i “Colloqui notturni a
Gerusalemme
, appena editi da Herder in Germania, che rappresentano il suo
testamento spirituale. Confessa di essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta la Chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal Concilio e a non temere di confrontarsi con i giovani. Un vescovo, rammenta, deve saper anche osare, come quando lui andò in carcere a parlare con militanti delle Brigate Rosse «e li ascoltai e pregai per loro e battezzai pure una coppia di gemelli di genitori terroristi, nata durante un processo».
Con padre Georg Sporschill, gesuita anche lui, l´ex arcivescovo di Milano è di una sincerità totale. Sì, ammette, «ho avuto delle difficoltà con Dio». Non riusciva a capire perché avesse fatto patire suo Figlio in croce. «Persino da vescovo qualche volta non potevo guardare un crocifisso perché l´interrogativo mi tormentava». E neanche la morte riusciva ad accettare.
Dio non avrebbe potuto risparmiarla agli uomini dopo quella di Cristo?
Poi ha capito. «Senza la morte non potremmo darci totalmente a Dio. Ci terremmo aperte delle uscite di sicurezza». E invece no. Bisogna affidare la propria speranza a Dio e credergli. «Io spero di poter pronunciare nella morte questo SI´ a Dio».
Però, se potesse parlare con Gesù, Carlo Maria Martini gli chiederebbe «se mi ama nonostante le mie debolezze e i miei errori e se mi viene a prendere nella morte, se mi accoglierà».
I discorsi di Gerusalemme sono come un lungo simposio notturno, senza bevande, alimentati soltanto dallo scorrere dei ragionamenti, rassicurati dalle ombre calde di una sera che si prolunga fino all´alba.
C´è stato un tempo – racconta – in cui «ho sognato una Chiesa nella povertà e nell´umiltà, che non dipende dalle potenze di questo mondo. Una Chiesa che concede spazio alle gente che pensa più in là. Una Chiesa che da coraggio, specialmente a chi si sente piccolo o peccatore. Una Chiesa giovane. Oggi
non ho più di questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa».
Eppure a ottantun anni il cardinale, grande biblista, non rinuncia a suggerire alla Chiesa di avere coraggio e di osare riforme. È essenziale avere la capacità di andare incontro al futuro. Il celibato, spiega, deve essere una vera vocazione. Forse non tutti hanno il carisma. Affidare ad un parroco sempre più parrocchie o importare preti dall´estero non è una soluzione. «La Chiesa dovrà farsi venire qualche idea. La possibilità di ordinare viri probati (cioè uomini sposati di provata fede, ndr) va
discussa». Persino il sacerdozio femminile non lo spaventa.
Ricorda che il Nuovo Testamento conosce le diaconesse. Ammette che il mondo ortodosso è contrario. Ma racconta anche di un suo incontro con il primate anglicano Carey, al tempo in cui la Chiesa anglicana era in tensione per le prime ordinazioni di donne – sacerdote (avversate dal Vaticano). «Gli dissi per fargli coraggio che questa audacia poteva aiutare anche noi a valorizzare di più le donne e a capire come andare avanti».
Sul sesso il cardinale invita i giovani a non sprecare rapporti ed emozioni, imparando a conservare il meglio per l´unione matrimoniale, ma non ha difficoltà a rompere tabù, cristallizzatisi con Paolo VI, Wojtyla e di Ratzinger. «Purtroppo l´enciclica Humanae Vitae ha provocato anche sviluppi negativi. Paolo VI sottrasse consapevolmente il tema ai padri conciliari». Volle assumersi personalmente la responsabilità di decidere sugli anticoncezionali. «Questa solitudine decisionale a lungo termine non è stata una premessa positiva per trattare i temi della sessualità e della famiglia». A quarant´anni dall´enciclica, dice Martini, si potrebbe dare un «nuovo sguardo» alla materia. Perché la Bibbia, ricorda, è molto sobra nelle questioni sessuali. Assai netta è soltanto nel condannare chi irrompe, distruggendo, in un matrimonio altrui. Chi dirige la Chiesa, sottolinea, oggi può «indicare una via migliore dell´Humanae Vitae». Il Papa potrebbe scrivere una nuova enciclica. E l´omosessualità? Il porporato ricorda le dure parole della Bibbia, ma rammenta anche le pratiche sessuali degradanti dell´antichità. Poi aggiunge delicatamente: «Tra i miei conoscenti ci sono coppie omosessuali, uomini molto stimati e sociali. Non mi è stato mai domandato né mi sarebbe venuto in mente di condannarli». Troppe volte, soggiunge, la Chiesa si è mostrata insensibile, specie verso i giovani in questa condizione.

C´è un filo rosso che lega i suoi ragionamenti nella quiete di Gerusalemme.
I credenti non hanno bisogno di chi instilli loro una cattiva coscienza, hanno bisogno di essere aiutati ad avere una «coscienza sensibile».

E vanno stimolati continuamente a pensare, a riflettere.
«Dio non è cattolico», era solita esclamare Madre Teresa. «Non puoi rendere cattolico Dio», scandisce Martini. Certamente gli uomini hanno bisogno di regole e confini, ma Dio è al di là delle frontiere che vengono erette. «Ci servono nella vita, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più largo».
Dio non si lascia addomesticare.
Se questa è la prospettiva ci si può rivolgere con spirito più aperto al non credente o al seguace di un´altra religione. Con chi non crede ci si può confrontare sui fondamenti etici, che lo animano. Ed è bello camminare insieme a chi ha una fede diversa. «Lasciati invitare ad una preghiera con lui – suggerisce con mitezza Martini – portalo una volta ad un tuo rito. Ciò non ti allontanerà dal cristianesimo, approfondirà al contrario il tuo essere cristiano. Non avere paura dell´estraneo».
Per il cardinale la grande sfida geopolitica contemporanea è lo scontro delle civiltà. Conoscono davvero i cristiani il pensiero e i pensieri dei musulmani – si chiede Martini – e come fare per capirsi? Tre sono le
indicazioni. Abbattere i pregiudizi e l´immagine del nemico, perché i terroristi non possono davvero fondarsi sul Corano. Studiare le differenze. Infine avvicinarsi nella pratica della giustizia, perché l´Islam in ultima istanza è una religione figlia del cristianesimo così come il cristianesimo è figliato dal giudaismo.
La regola aurea del cristiano – Martini lo ribadisce in questo suo scritto che assomiglia tanto ad un testamento spirituale – è «Ama il tuo prossimo come te stesso». Anzi, spiega con la precisione dello studioso della Bibbia, Gesù dice di più: «Ama il tuo prossimo perché è come te». Da lì sorge l´imperativo a praticare giustizia. È terribile, insiste Martini, invocare magari Dio nella costituzione europea, e poi non essere coerenti nella giustizia. E qui il cardinale di Santa Romana Chiesa tira fuori il Corano e legge la splendida sura seconda. Non si è giusti, se ci si inchina per pregare a oriente o a occidente. Giusto è colui che crede in Allah e nell´Ultimo Giudizio. Giusto è colui che «pieno di amore dona i suoi averi
ai parenti, agli orfani, ai poveri e ai pellegrini». Chi fa l´elemosina e riscatta gli incarcerati. «Costui è giusto e veramente timorato di Dio».
Poi torna riflettere sull´Al di là. C´è l´Inferno? Sì. «Eppure ho la speranza che Dio alla fine salvi tutti». E se esistono persone come un Hitler o un assassino che abusa di bambini, allora forse l´immagine del
Purgatorio è un segno per dire: «Anche se tu hai prodotto tanto inferno (sulla terra) forse dopo la morte esiste ancora un luogo dove puoi essere guarito».

Non finirebbero mai i discorsi notturni di Gerusalemme. Lo si capisce dall´andamento quieto delle domande e delle risposte. Come onde che si susseguono. Martini nel frattempo è rientrato in Lombardia, fiaccato dal Parkinson. A chi lo ascolta, lascia questo segnale: «Possiamo anche lottare
con Dio come Giacobbe, dubitare e dibatterci come Giobbe, rattristarci come Gesù e le sue amiche Marta e Maria. Anche questi sono sentieri che portano a Dio».

P.S.In ottobre è uscito un nuovo libro del card. Martini, Paolo VI uomo spirituale, vedi recensione.

17 thoughts on “L’ultimo libro del card. Martini

  1. Salvuspater 20 gennaio 2009 / 5:04 pm

    Mi domando: ma il signor Carlo Maria Martini è cattolico? Sembra di sentir parlare Fausto Bertinotti! Caspita, complimenti! Cosa ci sta a fare ancora nella Chiesa se non condivide nulla della Chiesa? Mistero della fede….

    • donambro 30 gennaio 2009 / 10:07 am

      Stimatissimo lettore,
      non credo che spetti a nessuno di noi in particolare il compito di definire la cattolicità di una persona;
      come credenti e battezzati invece dobbiamo filiale rispetto e ascolto obbiediente al magistero dei pastori.
      Inoltre, per placare i suoi dubbi e vincere i pregiudizi, la invito a leggere il libro citato, nel quale incontrerà il profondo e radicato amore del card. Martini alla Chiesa.

  2. Salvuspater 30 gennaio 2009 / 10:23 am

    La ringrazio per la sua risposta che mi ha rallegrato.
    Condivido la sua posizione, so bene che il cardinal Martini ama la Sua Chiesa al punto da pregare per Essa perchè la considera ormai vecchia.
    Il card. Martini crede che le idee del Magistero siano pessime. Infatti chiede a Dio: perchè non ci dai idee migliori?
    Dunque, secondo il Martini la Chiesa in questi anni si è separata dallo Spirito del Concilio per ricadere in una sorta di invecchiamento spirituale, (soprattutto poi con questo papa che addirittura ripropone la Messa in latino! Figuriamoci!)
    Secondo il cardinale, la Chiesa dovrebbe concedere spazio a persone che la pensano “più in là”…
    che significa “la pensano più in là”?
    Più in là di cosa? Della Chiesa stessa?
    La Chiesa è vecchia, secondo Martini, perchè si auspica una Chiesa più giovane. La Chiesa dovrebbe avere il coraggio di una nuova riforma, perchè secondo lui le cose non stanno andando bene. Ma che cosa non va bene? Eppure il magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI sono esattamente fedeli allo spirito del Vangelo! In cosa dovrebbe riformarsi dunque la Chiesa?
    Il cardinale ce lo dice subito dopo, non solo elogiando Martin Lutero (capo della protesta contro la Chiesa), ma anche dando la possibilità ai preti di sposarsi! Ma c’è di più!! Vuole che anche le donne possano accedere al sacerdozio!
    E così il Magistero di Benedetto XVI va a farsi friggere in padella!
    L’amore per la Chiesa si manifesta con l’obbedienza, così mi ha insegnato il Vangelo.
    Purtroppo c’è la moda di ritenere l’eresia come “profezia”, e questo dà adito a sbandamenti.
    Paolo VI affermò già nel lontano 1972 che il fumo di satana era entrato nella Chiesa. Non so, per me Paolo VI era un grande profeta.
    L’ultima rilfessione – se mi permette – la faccio su una sua affermazione: certamente noi dobbiamo filiale rispetto e ascolto obbediente ai nostri pastori, ma non al “loro” personale magistero, sebbene rispettabilissimo ma pur sempre soggettivo, ma al Magistero della Chiesa.
    E’ una cosa molto diversa.

  3. Salvuspater 30 gennaio 2009 / 10:27 am

    Scusi, dimenticavo una cosa:
    certamente non spetta a noi il compito di definire la cattolicità di una persona. Ma il cardinale Martini ha osato addirittura asserire che Dio non è cattolico. Beh, se Dio non è cattolico, allora non è cattolico nemmeno Martini!

  4. donambro 5 luglio 2009 / 11:59 pm

    Stimato commentatore, vedo che ha confuso il card. Martini con “il fumo di satana”, per usare sue parole che non condivido perché, come le ripeto, dimostrano mancanza di rispetto verso un pastore e maestro, che sta vivendo la promessa di Gesú: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”.
    In quanto al merito, invece le raccomando i porre attenzione a non far slittare l’oggetto dell’atto di fede dalla Rivelazione di Dio alle determinazioni pastorali del magistero ordinario. La fede cristiana va diritta alla Trinità Divina, e non alla forma di celebrazione della messa, che ha subito diverse riforme nel corso dei secoli.
    Infine mi permetto di ricordarle che è compito del magistero che lei vorrebbe difendere definire ortodossia ed eresia. Nessun papa ha definito martini eretico, lei sí nelle righe qui sopra. Chi dei due dunque “è al di là della chiesa stessa”?

  5. Salvuspater 6 luglio 2009 / 5:28 am

    Egregio Donambro,
    non mi sembra di aver affermato che Martini si possa identificare con il “fumo di satana”, espressione usata non da me ma da una più Autorevole Voce.
    Ho solo affermato che il Papa Paolo VI fu un grande profeta.
    Le parole di Gesù che Lei ha usato a difesa del cardinal Martini, non mi sembrano idonee per il caso in questione: infatti il Signore Gesù afferma che “diranno male contro di voi PER CAUSA MIA”. Nel caso del pastore Martini, non possiamo certamente dire che l’ex cardinale stia subendo attacchi a causa di Cristo… anzi, è molto ben visto dagli atei e dai militanti del relativismo, come Cacciari, Eugenio Scalfari e la maggiorparte del cosiddetto “Mondo laico” di sinistra che da sempre è impegnato nella lotta per la liberazione dell’Europa dalla “dominazione oscurantista” della Chiesa Cattolica e – ovviamente – del Papa.

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    La fede cristiana va dritta alla Trinità, certamente come Lei mi insegna giustamente, ma con la mediazione della Chiesa.
    Sant’Agostino affermava: “Non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l’autorità della Chiesa cattolica” (CCC 119)

    Inoltre mi pare opportuno ricordare che il rispetto che si deve ad una persona importante come l’ex cardinale Martini, non ci esonera dal valutare e discernere se ciò che dice è in conformità con la dottrina della Chiesa e con la Verità che Essa professa.

    Esiste una sorta di mentalità “politicamente corretta” che tende ad identificare la persona con le sue parole e i suoi stessi atti: per cui, per evitare ogni forma di razzismo verso la persona, si preferisce non giudicare i suoi atti o le sue azioni.
    Non è forse questa l’ideologia dominante secondo cui, per rispetto agli omosessuali (persone rispettabilissime), si cerca di rendere eticamente, legalmente e socialmente accettabili i loro atti (intrinsecamente disordinati)?
    Purtroppo – o per fortuna – la persona non si identifica con i suoi atti nè con le sue parole: per questo motivo, la Chiesa, nella sua sapienza materna, ha parole d’amore verso i peccatori e parole di condanna verso il peccato.

    Il giudizio negativo nei confronti della poca ortodossia cattolica di Martini non intacca assolutamente l’atteggiamento di rispetto dovuto alla sua stimatissima persona.

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    La riforma della Messa non è stata oggetto delle mie riflessioni, se Lei si riferisce ad episodi diversi e recenti, che hanno visto nuovamente conservatori e progressisti alla ribalta, questo è un altro argomento.

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    E’ vero che nessun Papa ha definito Martini eretico, ci mancherebbe altro.
    Tuttavia il card. Biffi, analizzando alcuni pensieri di Chesterton, afferma che
    “E’ DIFFICILE DIVENTARE ERETICI ed è straordinariamente paradossale che anzi, oggi, praticamente non ci siano più eretici e questo perché va sbiadendosi il confine tra l’ortodossia e l’eterodossia e, incomprensibile è che oggi nessuna asserzione è più condannabile, di conseguenza viviamo nel paradosso che pur vivendo in una epoca culturalmente eretica, l’eretico non esiste più….

  6. Salvuspater 6 luglio 2009 / 10:34 am

    Carissimo Padre Ambrogio,
    sono felice di apprendere dal suo blog che Lei è sacerdote, ordinato proprio dal cardinal Martini a Milano.
    Capisco adesso i suoi interventi – anche se, a dir il vero, avevo immaginato ci fosse un legame particolare con il Card. Martini da parte Sua.
    Con tutta franchezza e con sincero spirito cristiano mi permetto di evidenziare lo scopo delle mie riflessioni. Ritengo infatti che nonostante si possa amare una persona in modo particolare, tale amore non deve impedirmi di discernere la Verità dall’errore, o dal ritenere l’ortoprassi superiore all’ortodossia; ma deve aiutarmi ad aprire il mio cuore alla Verità tutta intera, e a pregare affinchè anche coloro che io amo possano “rimanere nella Verità”.

    L’affetto comprensibile verso un Vescovo o un Papa, non deve condizionare il discernimento del cristiano che, al di là dell’amore e dell’affetto, deve vagliare ogni cosa secondo il criterio indefettibile del Magistero della Chiesa.
    Quanti applausi per il compianto Papa Giovanni Paolo II da parte di tanti cristiani per la Sua affabilità e dolcezza, e quanto poco invece è amato il Papa Benedetto XVI per il Suo spiccato amore verso la Verità, osteggiato e criticato proprio da tanti cristiani…

    Penso che il cristiano non dovrebbe attaccarsi a questo o a quel Pastore del momento storico che attraversa, ma deve guardare ai Pastori come Portatori del messaggio cristiano, che è certamente gioia ma anche “spada”, letizia ma anche “croce e scandalo per il mondo”.

    E’ vero che non spetta a noi il giudizio sul comportamento cristiano di questo o quel pastore, come di nessun altro uomo; tuttavia spetta a noi cristiani “discernere e valutare ogni ispirazione per saggiare se proviene veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo” (1Gv 4,1).

    Alcune affermazioni dell’ultimo Martini – purtroppo e con gran dolore da parte mia e di molti altri cristiani – rischiano di confondere la fede dei semplici, e di dare scandalo non al mondo, ma ai cristiani.
    Non si tratta di attacco alla persona di Martini, nostro Vescovo Pastore, al quale, verso la Sua persona, va tutto il nostro affetto; ma di un prendere atto che senza un punto di riferimento solido dottrinale, ancorato alla Tradizione della Chiesa e all’ortodossia della fede cattolica, si rischia di essere strumenti di secolarizzazione e non di Cristo.

    Come mai il card. Martini è ammirato molto dai comunisti e dagli atei?
    Non di certo perchè i comunisti o gli atei si stanno convertendo, ma perchè forse Martini – suo malgrado – sta affermando idee in perfetta sintonia con quelle dei comunisti o degli atei.

    Nel movimento ideologico del ’68, molti sono stati i preti cosiddetti “operai” che si sono spogliati del loro abito e del loro ministero, per abbracciare un cristianesimo filomarxista, con gravi danni alla Chiesa e al mondo intero.

    Dispiace dirlo, ma anche Martini, particolarmente in questo ultimo periodo, sta remando contro la stessa Chiesa che Egli in un certo senso ancora rappresenta.
    Non mi dica che non è vero, perchè è così.
    Non ho mai smesso di pregare per il card. Martini, cosa che immagino stia facendo anche Lei. Tuttavia la mia preghiera non mi impedisce di vedere ciò che non va, e di invitare al discernimento di ogni cosa.
    A presto,
    Salvatore

  7. donambro 9 luglio 2009 / 11:31 am

    Signor Salvatore,
    Certamente come dice lei sono legato a Martini da rispetto e obbedienza che gli ho promesso, e non solo formalmente, al momento dell’ordinazione. Questo però non vuol dire essere parziali: ad esempio in questo blog trova molti più riferimenti al magistero di Benedetto XVI. Solamente una riduzione sommaria può metterli in alternativa.
    Mi sembra giusto applicare al magistero l’ermeneutica della continuità. Se ci fosse discontinuità o addirittura eresia come lei denuncia nel magistero del card. Martini, penso che la congregazione per la dottrina della fede ci avviserebbe come ha fatto nel caso di molti teologi.
    La domanda che vorrei farle è invece questa: da lontano (sono in missione in Perú) non capisco perchè nella chiesa italiana è entrato il virus delle scomuniche reciproche tra fazioni (ne trovo continuamente nei blog che leggo). Non sarebbe più utile all’evangelizzazione dedicare il nostro tempo a qualcosa di più costruttivo che mettere in piazza liti di famiglia? (Che spettacolo penoso stiamo dando!)
    So che lei non si iscriverà mai in facebook al gruppo “Amici del card. Martini”, ma non capisco perchè non impegna il suo tempo in internet a diffondere temi positivi invece che critiche salate ed un po’ esagerate.

  8. Salvuspater 9 luglio 2009 / 1:41 pm

    La ringrazio don Ambrogio per la sua cortese risposta.
    Il fatto che lei sia in Perù quale strumento di evangelizzazione mi rallegra molto, e sappia che da oggi la ricorderò quotidianamente nelle mie preghiere, affinchè il Signore possa usarla secondo la Sua Volontà, concedendole tanta forza e pace nelle varie difficoltà di questa importante missione.

    Mi permetto inoltre di farle sapere che non mi dedico “solo” a critiche verso questo o quel personaggio… ma attraverso internet trovo momenti “opportuni e inopportuni” per diffondere la bellezza del cammino cristiano unitamente alla necessità di fare apologetica. Trovo che i percorsi del “cammino spirituale” e “dell’apologetica” siano molto importanti e vadano di pari passo, soprattutto in Italia, dove si vive attualmente un periodo di grande ribellione verso il cristianesimo, giudicato di ostacolo al progresso e al vero umanesimo.

    L’ apologetica fatta attraverso un cammino di aderenza alla voce del Papa e di riscoperta della storia gloriosa della Chiesa, è indispensabile per poter vivere pubblicamente e gioiosamente la propria fede, con coraggio, soprattutto in tempi come i nostri in cui la fede viene vista (in Italia e in Europa) come una devozione da relegare nell’ambito privato, e che non deve influire nelle scelte di vita, quanto meno in politica.

    Lei in Perù vivrà forse altri problemi, ma mi creda: qui in Italia la situazione della fede è sul filo del rasoio.
    Molti cristiani scelgono di dare una “botta al cerchio e una alla botte”, per cercare di superare certi ostacoli, ma così facendo finiscono per – ahimè – “mondanizzare” il messaggio cristiano in nome del dialogo, oggi tanto di moda e tanto osannato… (non c’è polemica in me, ma una triste constatazione che mi suscita un certo rammarico)

    Saprà certamente della lettera del Papa successiva all’episodio della revoca della scomunica ai lefebvriani. Ebbene, è proprio il Papa per primo che si rammarica di un certo atteggiamento di tanti cristiani (anche ministri ordinati) che preferiscono evangelizzare viaggiando su strade che si rivelano essere quasi sempre in senso opposto rispetto a quelle del Papa stesso, in nome di una (errata) interpretazione dell’ultimo Concilio.

    Non sarò io certamente a evidenziare questo aspetto, mi auguro e sono sicuro che lei sa benissimo di cosa sto parlando.
    Spero ogni bene per lei e per il suo apostolato. Il Cuore Immacolato di Maria sia sempre suo rifugio in ogni necessità spirituale e materiale.
    Dio la benedica.
    Salvatore

  9. Alessandro 22 luglio 2009 / 5:47 am

    Scusate mi intrometto nel vostro dibattito, ma non ho saputo resistere.
    Mi schiero dalla parte del card. martini e non perchè lo conosco, o ho avuto a che fare con lui, ma perchè ho letto molto di quello che ha scritto e l’ho confrontato con quelle poche conoscenze di teologia che ho.
    lo stesso papa ha criticato l’atteggiamento di tanti cristiani tra cui ministri ordinati, ma non dei cristiani come il card. martini ( e di tanti gesuiti) considerato da persone all’interno della chiesa come il padre del relativismo cristiano, ma lo ha difeso brevemente nell’ultimo congresso dei gesuiti tenutosi a Roma ( lo trovate su “Popoli” di ottobre 2008)
    Per quanto riguarda l’obbedienza al magistero ha parlato del celibato, del sacerdozio alle donne, della convivenza, dell’omosessualità, della comunione ai separati. ecc. ma:
    1. Non ha toccato in nessun modo il magistero solonne e dogmi;
    2. ed ha anche chiesto alla stessa chiesa di parlarne;
    3. obbedienza infine non significa spegnere il cervello, perchè anche la ragione è un dono di Dio ( fortuna che non tutti l’hanno spento, es il beato antonio rosmini, al quale ne hanno dette di tutti i colori)
    Anche per questo rimando all’intervista dal card. saraiva martinz ( non so se si scrive così) in risposta all’attacco di un lefreviano a martini ( io l’ho trovato con google).
    Per quanto riguarda l’affermazione “Dio non è cattolico” è assolutamente vero, e non perchè prima di martini l’ha detto madre teresa che oltretutto è santa ( se diceva una cavolata non ce la facevano), ma perchè è lo stesso magistero che lo afferma, esempio il catechismo della chiesa cattolica di “i sacrementi sono legati a Dio, ma Dio non è legato a loro”, e ci sarebbero tanti altri esempi che si potrebbero fare come la questione “extra ecclesiam nulla salus” assolutamente vero ma non come affermava trento.
    Anche a proposito dell’apologetica c’è da dire qualcosa: il Vaticano II° ( anche se non è un concilio dogmatico) ribbadisce l’importanza del proporre e non dell’attaccare ( apologetica), in oltre la teologia è chiamata a problematicizzare la fede e non a creare consensi e lo stesso paolo VI° parla dell’importanza del pluralismo in teologia se fatto senza dimenticare la propria identità di cattolici garantita dal magistero.
    Per quanto riguarda il rapporto del card. martini con atei e comunisti è il frutto della sua “cattedra dei noin credenti” che non sto qui a spigare e poi il cristiano non per forza deve diventare o cercarsi il “martirio”.
    Finisco citando “gaudium et spes” ai numeri 43, 44 e 45 dove il concilio ( il papa con e sopra i vescovi) invitano i tutta la chiesa nei singoli cristiani a farsi un esame di coscienza quando le cose nella società non vanno, perchè la colpa non è sempre di chi la pensa diversamente da noi.
    Mi fa piacere se potrò continuare a parlare con voi.
    Un saluto.

  10. salvuspater 23 luglio 2009 / 12:06 pm

    “Abbiamo bisogno di una nuova apologetica, in sintonia con le esigenze attuali, che tenga presente che il nostro compito è quello di conquistare le anime e di impegnarci nella difesa e nella promozione del Vangelo”
    Giovanni Paolo II

    L’apologetica è essenziale oggi, secondo le parole del Papa. Ovviamente apologetica non significa attaccare, ma difendere.
    L’Apologetica è innanzitutto un servizio alla Verità. Che è Cristo stesso: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Non dimenticando il Veritas liberabit vos.

    E’ vero che Martini non ha mai toccato magistero e dogmi (non è così ingenuo da farlo in modo pubblico), ma le sue affermazioni sono spesso un po’ discutibili.. E poi non mi sembra sia il caso di paragonarlo con Rosmini.

    La Madonna, nelle apparizioni di Lourdes e Fatima, pare che sia in completa sintonia con la Chiesa Cattolica: preghiera, digiuno, testimonianza di vita, obbedienza alla Chiesa sono i messaggi principali delle sue apparizioni, al punto che qualche “simpatico” personaggio pubblico ha affermato che la “Madonna è cattolica”.
    Per “cattolica” si intende dunque una piena partecipazione alla dottrina e alla fede della Chiesa Cattolica. Diverso è il caso di chi si professa cattolico e poi auspicherebbe che anche l’errore possa avere lo stesso diritto di cittadinanza della Verità.

    Il libro dei Salmi (13:1) afferma: “Lo stolto pensa: «Non c’è Dio».”

    L’ateismo è stoltezza, secondo la Bibbia.
    Ma stoltezza più grande è voler concedere all’errore quella cattedra che spetta di diritto alla Verità.
    Un parroco che affidasse ad un musulmano un ministero attivo entro la ligurgia cattolica o chiamasse un ateo ad infliggere, magari nella Chiesa Cattedrale, all’incolpevole popolo di Dio un discorso secondo le proprie personali convinzioni, non sarebbe un “pastore aperto”: sarebbe un pastore che non ha alcuna misericordia nè per il gregge, nè per la verità di Dio che ci è stata donata.

    La fede deve unire la carità (facientes veritatem in Charitate, dice san Paolo) alla fermezza: chi volesse fare di Gesù un “buonista” lo deformerebbe. Purché la carità sia salvaguardata, quando necessario -per legittima difesa- non si deve avere paura delta polemica, tenendo presente che tutte le persone sono da rispettare ma molte idee sono da combattere e magari esecrare.

    Sono perfettamente d’accordo con lei riguardo alle parole di Paolo VI che afferma la necessità del pluralismo senza però dimenticare la propria identità di cattolici. Pare che Martini però l’abbia dimenticata…
    La Gaudium et Spes che lei cita ai capitoli proposti, sembra invece sottolieare quanto importante sia il contributo dei cristiani nel mondo, quanto cioè essi possano mettere al servizio della loro madre Chiesa.

    Per quanto Martini si dia da fare a citare Benedetto XVI, o a citare dal tesoro dogmatico questo o quel documento, nelle sue idee generali pare che vi regni un diverso pensiero, non in aperta opposizione al Magistero, ma in uno stato più o meno confusionale, come ne risulta dalle pagine del suo ultimo libro “Siamo tutti nella stessa barca”: quella barca in cui Martini non sa come vi è finito dentro in piena notte, rimane al buio per tutta la durata del libro…

    Non credo che la questione sia essere o meno dalla parte di Martini, le simpatie personali non sono oggetto di discernimento, nè tantomeno oggetto di discussione.
    Qui si tratta di capire che significa il concetto di apertura.

    Chi vuol continuare a seguire il magistero di Martini, credendo di seguire in lui il Magistero della Chiesa, a mio avviso dovrebbe un pochino invocare lo spirito di discernimento…

    Saluti affettuosi

  11. salvuspater 23 luglio 2009 / 12:41 pm

    Scusi sig. Alessandro, lei ha voluto sottolineare il fatto che gli scritti di Martini trovavano conferma nelle poche conoscenze teologiche che lei stesso possiede. Ecco, se si avvicinerà sempre più allo studio non solo della teologia, ma della stessa vita ecclesiale, si accorgerà di trovarsi in errore.

    Il Papa Benedetto XVI, nella sua ultima enciclica, ha voluto dare importanza all’enciclica “Humanae vitae”, che tratta del rispetto della vita umana e della visione cristiana del matrimonio.
    Nel libro “Conversazioni notturne a Gerusalemme” il card. Martini si mostra diffidente nei confronti di tale enciclica – che tra l’altro rappresenta in massimo grado il pensiero di Cristo sulla vita coniugale.

    In un capitolo del libro, il bersaglio esplicito è l’enciclica di Paolo VI del 1968 “Humanae Vitae” sul matrimonio e la procreazione. Martini l’accusa d’aver prodotto “un grave danno” col divieto della contraccezione artificiale: “molte persone si sono allontanate dalla Chiesa e la Chiesa dalle persone”.

    Dopo Paolo VI venne però Giovanni Paolo II, che “seguì la via di una rigorosa applicazione” dei divieti dell’enciclica. “Non voleva che su questo punto sorgessero dubbi. Pare che avesse perfino pensato a una dichiarazione che godesse il privilegio dell’infallibilità papale”.

    E dopo Giovanni Paolo II è venuto Benedetto XVI. Martini non ne fa il nome e non sembra fare su di lui affidamento, ma azzarda questa previsione:

    “Probabilmente il papa non ritirerà l’enciclica, ma può scriverne una nuova che ne sia la continuazione. Sono fermamente convinto che la direzione della Chiesa possa mostrare una via migliore di quanto non sia riuscito alla Humanae Vitae. Saper ammettere i propri errori e la limitatezza delle proprie vedute di ieri è segno di grandezza d’animo e di sicurezza. La Chiesa riacquisterà credibilità e competenza”.

    Dunque secondo queste parole di Martini, la Chiesa del passato (cioè l'”Humanae Vitae”) è stata in errore, limitata di vedute.
    Peccato che così non la pensa Benedetto XVI, il quale della “Humanae Vitae” ha affermato che “a quarant’anni dalla sua pubblicazione quell’insegnamento non solo manifesta immutata la sua verità, ma rivela anche la lungimiranza con la quale il problema venne affrontato”.

    Mi sembra sia chiara la contraddizione tra il pensiero “aperto” di Martini e la verità dei fatti all’interno della Chiesa…
    Certamente ognuno è libero di esprimersi secondo il proprio temperamento. Nulla vieta a Martini di esprimere il proprio pensiero. Ma il guaio è che quel pensiero vien preso come “cattolico”, e questo fa molti più danni di quanto si immagini.

  12. Alessandro 21 agosto 2009 / 4:38 am

    Per studio della vita ecclesiale cosa intende?
    Per quanto riguarda le apparizioni di fatima e lourdes e normalissimo che sono in sintonia con la dottrina della chiesa cattolica altrimenti non sarebbero state riconusciute e poi la madonna è per forza cattolica perchè non può aggiungere togliere nulla al vangelo ed è stata la prima credente ed è anch’essa un membro della chiesa (come dice sant’agostino) che certo eccelle per splendore, dunque il paragone con Dio non regge. Quando madre teresa e martini, ma tutta la chiesa dice che Dio non è cattolico significa che noi non possiamo limitarLo nei nostri schemi e non possiamo fargli dire quello che diciamo noi ( questo non significa che la chiesa non possiede la verità e che non la può conoscere).
    Un’altra piccola precisazione in merito a questo è che nel discorso teologico non si possono utilizzare delle rivelazioni private (come ad esempio fatima e lourdes) anche se riconosciute dalla chiesa, perchè visto che non aggiungono e non tolgono niente al Vangelo io posso non crederci o rimanere indifferente ( questo non toglie però che sono un ulteriore aiuto che il buon Dio da agli uomini per credere e crescere nella fede).

    Il paragone con rosmini penso che si possa fare ( certo adesso uno è beato e l’altro no ma chissa che un giorno anche martini…) ma se lei mi dice che il paragone non regge mi dica perchè.

    I pensieri di martini non sono magistero e lo dice lui stesso nell’introduzione del suo libro “Conversazioni notturne a gerusalemme”, ma sono semplicemente dei pensieri suoi e di padre georg (?) dunque sarei un stupido a seguire quei pensieri, ma questo no toglie che io ( o chiunque) o addirittura la chiesa stessa possa apprezzarli come uno stimolo o provocazioni o come meglio preferisce per la riflessione o il dialogo con i cristianni stessi o con il mondo visto che sono temi che oggi, più di ieri ci toccano.
    Questo lo ha detto anche il card. martini ( lo lessi su “Avvenire”) quando parlò della comunione ai separati: lui disse la sua, ma terminò il discorso dicendo che di questo ne doveva parlare tutta la chiesa e anche se la sua posizione era chiara come al solito si rimetteva all’insegnamento di essa, dunque le parole del cardinale servivano da stimolo. Questo per quanto riguardava la comunione ai separati, ma vale anche per tutto il resto.
    Poi un dettaglio stupido e lo riconosco tale dunque è di poca importanza, martini era gesuita e sappiamo bene qualè il quarto voto che fanno e anche se adesso è sciolto da ogni obbligo della regola non penso che abbia rinnegato quella spiritualità.

    Per quanto riguarda l'”humanae vitae” essendo un documento che appartiene al magistero ordinario del papa ci si può discutere e chiedere delle modifiche ( certo questo che dico non vuol dire che allora può essere ripudiato di sana pianta), tant’è che si dice che anche giovanni paolo I° accennò ad una probabile revisione di tale enciclica.
    Ritornando a martini lui dice che sarebbe stato meglio che degli argomenti della “Hmanae vitae” si sarebbe dovuto parlare in un sinodo anzichè parlarne uno solo, visto che la trattazione era delicata e che poi sul campo, cioè nelle sterminate realtà delle diocesi ( non solo diversissime tra loro, ma molto spesso anche al loro interno) incontrando culture, abitudini, ecc, sarebbero potute nascere delle difficoltà, incomprensioni e malintesi che molto spesso nell’evangelizzazione, cioè all’atto pratico, come dice lo stesso paolo VI° nell’esortazione apostolica “Evangelii nuntiandi” la chiesa invece di apparire come madre e maestra che si preoccupa dei suoi figli, appare come severa maestra. Un banale paragone con i tempi di oggi ( che oltretutto è un grande problema): i ragazzi non accettano i rimproveri dai propri genitori, anche se sono la madre e il padre; pensiamo un pò se accattano di essere ripresi da una maestra severa che molto spesso perde credibilità.
    In tutto questo logicamente chi è che ci rimette se non Cristo e il suo Vangelo?

    Per quanto riguarda la “cattedra dei noi credenti”, essa non è inserita nella liturgia ma sono delle semplici assemblee ( oltretutto fuori dalla chiesa) e non è un modo per far si che gli atei producano consensi nelle loro fila o mettano in crisi la fede del popolo di Dio, ma semplicemente un modo per ascoltare e cercare di capire quali sono i problemi che spesso la chiesa non conosce bene bene o non gli da peso e poi aggire di conseguenza, non compiacendo o creando clientele, ma portando, o meglio proponendo il Vangelo in quelle comunità o a quelle persone che vedono una chiesa sul difensivo e senza voglia di aprirsi e di dire ( dove è possibile): ” Hai raggione”.
    Esistono elementi di verità anche fuori dalla chiesa cattolica ( qui chiesa intesa come chiesa geografia) e sono veri tanto quanto quelli nella chiesa, perchè sono suscitati dallo stesso Spirito santo (Lumen gentium).
    San giustino, padre della chiesa. padre apologeta e apertissimo al dialogo disse: ” Dio scelse il popolo d’israele, rivelandosi a lui, ma non lasciò a digiuno il resto dell’umanità ( donando la sapienza es. i filosofi greci)”. Questo grazie ai “logos sperticos” e questa dottrina è riconosciuta da magistero della chiesa e vale ancora oggi.

    Un abbraccio!!!!!!!!!

  13. salvuspater 13 settembre 2009 / 8:57 am

    La ringrazio del suo messaggio.
    Vede, per tagliare la testa al toro, come si sul dire, preferisco riportare il discorso del Papa di alcuni giorni fa.
    Credo che questo discorso sia la sintesi di ciò che è il mio pensiero in merito al progressismo di Martini e dei progressisti in generale.

    BENEDETTO XVI
    AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEL BRASILE (OVEST 1-2)
    IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»
    Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
    Lunedì, 7 settembre 2009

    (…) Amati Fratelli, nei decenni successivi al Concilio Vaticano II, alcuni hanno interpretato l’apertura al mondo non come un’esigenza dell’ardore missionario del Cuore di Cristo, ma come un passaggio alla secolarizzazione, scorgendo in essa alcuni valori di grande spessore cristiano, come l’uguaglianza, la libertà e la solidarietà, e mostrandosi disponibili a fare concessioni e a scoprire campi di cooperazione. Si è così assistito a interventi di alcuni responsabili ecclesiali in dibattiti etici, in risposta alle aspettative dell’opinione pubblica, ma si è smesso di parlare di certe verità fondamentali della fede, come il peccato, la grazia, la vita teologale e i novissimi. Inconsciamente si è caduti nell’autosecolarizzazione di molte comunità ecclesiali; queste, sperando di compiacere quanti erano lontani, hanno visto andare via, defraudati e disillusi, coloro che già vi partecipavano: i nostri contemporanei, quando s’incontrano con noi, vogliono vedere quello che non vedono in nessun’altra parte, ossia la gioia e la speranza che nascono dal fatto di stare con il Signore risorto.

    Attualmente c’è una nuova generazione nata in questo ambiente ecclesiale secolarizzato che, invece di registrare apertura e consensi, vede allargarsi sempre più nella società il baratro delle differenze e delle contrapposizioni al Magistero della Chiesa, soprattutto in campo etico. In questo deserto di Dio, la nuova generazione prova una grande sete di trascendenza.

  14. alessandro 19 settembre 2009 / 11:23 am

    “Purchè Cristo sia annunziato” (fil 1,18).
    Questa la frase che può riassumere tutta la vita di Paolo. Molte le vicende della sua vita, sempre in viaggio, sempre sulle strade.
    Paolo cerca i centri più importanti ( e ripeto i più importanti e non i più piccoli e poveri), dai quali è più facile l’irradiazione del Vangelo. Paolo costruisce “isole” nell’impero e poi affida alle comunità stesse la responsabilità di se stesse e dell’intera regione; così egli poteva mirare a nuovi traguardi e mettersi di nuovo per strada, convinto che il Vangelo è come il fuoco che si espande spontaneamente in ogni lato.
    La fretta di Paolo però non è superficialità e indifferenza nelle comunità che fondava, ma zelo e amore per Cristo e il suo Vangelo.
    Questo comportamento di Paolo incise fortemente sui giudeo-cristiani che possono essere identificati con quelli che appartengono e se ne vanno, che oltretutto nelle comunità non sono la maggioranza, e qui mi rifaccio alla parabola del seminatore ( forse quelli che se ne vanno sono come il seme che cade fra i sassi e appena cresce si secca e muore). Certo questi vanno poi ricercati sull’esempio del buon pastore (sarebbe meglio che non se ne vanno, ma l’apertura alla Parola dipende molto e non solo da chi la riceve), come quelli che non appartengono, e guardando a questa parabola, Gesù ci mostra come quelli che si sono persi vanno ricercati: anche a costo di lasciare soli quelli che stanno nel gregge e anche se lontano sono sicuro che il buon pastore pensava continuamente a quelli che aveva momentaneamente lasciato.
    “Compiacere quelli che sono lontani”. Mi rifaccio nuovamente a Paolo, che fu continuamente tallonato dai giudeo-cristiani ( quelli che appartenevano) che non condividevano il suo metodo di annunciare il Cristo fra i pagani e fu continuamente accusato di non essere un apostolo autentico, di storpiare il Vangelo e di cedere alla moda per piacere agli uomini perchè troppo frettolosamente libera i pagani dalla legge mosaica e dai costumi giudaici sembrando troppo aperto e condiscendente ( gal 1-2).
    Davanti a queste accuse gravissime e umilianti, Paolo non si scoraggia.
    La libertà e il coraggio di Paolo nascono dalla convinzione che solo Dio è l’artefice e protagonista dell’apostolato. Paolo è fuori dal rischio di cadere nella demagogia e scoraggiamento, perchè convinto che il suo incarico viene da Dio ed è libero dalle decisioni degli uomini e i loro interessi.
    Paolo sente di dover dare conto a Dio ( sono sicuro che sia lo stesso per ogni vero cristiano).
    Ogni apostolo è al servizio degli uomini, e questo servizio trova origine nell’amore di Gesù e per amore di lui (“Siamo vostri servi per Gesù” 2cor 4,5b). Paolo ed ogni vero evangelizzatore sono consapevoli che il prossimo non è il fine ultimo della loro azione, altrimenti ne diventerebbero schiavi.
    Però come al tempo di Paolo, ancora oggi ci sono degli “impostori” che distruggevano e distruggono le comunità costruite con amore sulla Parola e intorno all’Eucarestia.
    Visto che questo accade anche oggi il Papa ha il dovere di dirlo, ma questo non ci autorizza di “fare di tutta l’erba un fascio”, cioè non perchè c’è qualcuno che è delinquente, allora uno che ha un’attegimento che non corrisponde ai nostri modelli è delinquente anche lui.
    Il papa giustamente parla in generale proprio perchè ci sono dei casi ( alcuni sono venuti allo scoperto), ma non fa l’errore di scendere con ipotesi nel particolare, facendo dei nomi, solo perchè guardando a dei comportamenti lo pensa. Non possiamo giudicare solo perchè pensiamo qualcosa e in ultima analisi chi sà leggere i cuori è solo DIO.
    Concludo ricordandole “Popoli” di ottobre 2008 dove il papa difende Martini e quelli come lui accusati di relativismo. Il papa che io stimo e difendo non si contrddirebbe così facilmente dicendo prima una cosa e poi un’altra, dunque se questo discorso è la sintesi del suo pensiero sul progressismo di Marti e dei progressisti in generale, non significa che sia anche la sintesi del pensiero del Papa su di essi.

    Un caro saluto e a presto.

  15. vito 2 settembre 2012 / 12:27 pm

    caro salvus pater non sò chi Lei sia, ma se è prete io so no suo amico e perfettamente in accordo con Lei. Martini è eretico.. chi si dice che non ha intaccato la dottrina solenne non la conosce. Sono contrario a questa tiepidezza di Fede confusa per tolleranza e comprensione.. abbiamo pochi preti? ne vorrei molti meno ma Leoni come lei e padre Livio.. mi vergogno di commenti falsamente comprensivi degli altri… mi contatti sono onorato di conoscerla.. siamo sale della terra pochi ma saporiti.. che ne sarebbe se il sal eperdesse sapore diventerebbe come gli altri preti che difendono Martini.

    • donambro 4 ottobre 2012 / 8:30 pm

      Caro Vito mi dispiace informarla che lei non è il papa per dichiarare eretico un vescovo, e siccome il papa non lo ha fatto, lei non è in comunione con il papa, almeno su questo punto. Forse anche su qualcun altro, visto che il suo breve scritto è pervaso di pelagianesimo.

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