Il cammino della Galilea

Mie sorelle e miei fratelli carissimi!

Stiamo vivendo il tempo più importante del nostro anno liturgico, il tempo di speranza che si fa realtà e ringraziamento del nostro essere persone cristiane; il tempo di Pasqua del Signore Gesù.

Mi rendo conto che molte volte può accadere nella nostra vita personale, di gruppi di famiglia, di comunità e nella lotta popolare per la costruzione di un mondo senza esclusioni, che, dopo una grande grazia e vittoria avremmo voluto sederci e contemplare, pregare, meravigliarsi e rimanere fermi, seduti, di fronte ad una così grande meraviglia e riconoscenza.

Così é successo qui in Brasile quando, dopo molti anni di dittatura, di lotta, di scioperi, di organizzazioni popolari,di occupazioni di terre, un governo più democratico, popolare, con un operaio come presidente é riuscito ad arrivare al potere per creare una forma più partecipativa e popolare di questo potere che molte volte esiste esclusivamente per opprimere i bambini, le donne e le persone impoverite.

Dopo la conquista del potere popolare, molti leaders dei movimenti e pastorali popolari si sono dedicati a festeggiare e contemplare come in un grande sogno collettivo la vittoria e, intorpiditi da tanta allegria, hanno finito di sperare, come se governare il Brasile fosse un miracolo del presidente della repubblica, pensando che egli potesse da solo, mutare la rotta di questo Paese.

Sappiamo molto bene che non é stato così. Sappiamo molto bene che nessun potere, nemmeno il potere più popolare, si fa carico di una vera condivisione economica e ascolta i poveri e i piccoli, se questi, non si fanno udire attraverso la loro voce attiva, organizzata, rumorosa, negli spazi, ogni volta più vuoti dei consigli paritari, delle politiche pubbliche e del controllo sociale del potere esecutivoe legislativo.

Così può accadere, come già ci è accaduto, di pensare che tutto fosse risolto, che potessimo riposare, che potessimo incrociare le braccia dopo una grande vittoria.

Non è così che Gesù ci invita a vivere. Peraltro, dopo la maggiore vittoria che possiamo sperimentare nella nostra vita, la vittoria che dà il senso a tutto il nostro vivere, che è la vittoria della Vita contro la morte, di Gesù, il Cristo, il Resuscitato, che vince, con la sua vita, passione, morte e resurrezione tutti i progetti che opprimono la vita dei piccoli e impoveriti, bene, dopo questa esperienza di Resurrezione, Gesù ci invita a non rimanere fermi, ferme, ma a mettere i piedi fermi e coraggiosi nella Camminata.

Siamo gente di fede, sappiamo che Gesù è il Cammino delle nostre vite, è Lui che vogliamo seguire, ma, dopo la sua Resurrezione, Gesù ci invita a seguirlo, e ci dice anche per dove egli andrà, dove andremo ad incontrarlo, in quale cammino, per quali luoghi egli ci precede e aspetta ognuno ognuna di noi affinché lo possiamo incontrare e riconoscere come Gesù, il Cristo, il Resuscitato, il Figlio di Dio che vince tutta la morte.

Scopriremo insieme, qual è il Cammino che dobbiamo percorrere per incontrare il Signore Gesù Risuscitato nella nostra vita?

Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salomé comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. Esse dicevano tra loro: Ma guardando, videro che il masso era già stato rotolato,via, benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro ” (Mc 16,1-7)

Questo è l’ultimo brano del Vangelo di Marco, il vangelo più antico di tutti i vangeli. Questa è la memoria più antica della Resurrezione di Gesù.

Tre erano le donne che, al mattino molto presto, andarono alla tomba. Di esse conosciamo il nome: Maria Maddalena, Maria la madre di Giacomo e Salomé. Esse stavano portando i profumi per ungere il corpo di Gesù. Tre erano le donne. Di esse conosciamo il nome e sappiamo anche che si sentivano molto piccole e fragili. Sapevano di non essere in grado di spostare il masso di entrata del sepolcro dove il corpo crocefisso di Gesù era stato collocato perché la pietra era molto grande.

Tre donne che, superando il dolore, la paura e la piccolezza, andarono, di mattina presto, al sepolcro di Gesù.

Tre donne e un giovane vestito di bianco seduto al lato destro del sepolcro.

Come sempre succede quando le donne e gli angeli si incontrano, così come avvenne con la vergine Maria e l’angelo Gabriele (Lc 1,30), le donne si spaventarono, ma l’angelo le assicurò dicendo loro che non dovevano avere paura.

Queste tre donne facevano parte del gruppo delle discepole di Gesù, che lo seguivano nelle città e nei villaggi,in quanto Egli annunciava la Buona Notizia del Regno di Dio e aiutavano Gesú e gli altri discepoli discepoli con i beni che possedevano (Lc 8,1-3).

A queste donne, discepole della sequela di Gesù, l’angelo, un ragazzo vestito di bianco seduto al lato destro del sepolcro, disse quale Cammino Gesù Cristo, il Risuscitato, aveva indicato agli altri discepoli e a Pietro, affinché tutti, potessero incontrare il Signore, vivo e risuscitato.

Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto” (Mc 16,7).

Il cammino della Galilea è il cammino che, nell’ascolto delle donne testimoni della resurrezione di Gesù, gli altri discepoli e Pietro devono percorrere per incontrare Gesù, il Cristo.

Ma cosa significa camminare in direzione della Galilea?

Sappiamo che al tempo di Gesù, la Galilea non era una la regione nobile di Israele. In quel territorio vicino alle frontiere con il Libano vivevano tutte le persone impoverite, gente che viveva alla giornata, quelli che erano obbligati a fare lavori considerati impuri dai sacerdoti del tempio. Lavori impuri come i pescatori che erano obbligati a prendere nella rete ogni tipo di pesce,anche quelli che la religione considerava impuri, i panettieri che erano obbligati a fare il pane per gli oppressori romani, un pane che fermentava, cioè una cosa considerata impura per i sacerdoti del tempio che obbligavano il popolo a mangiare esclusivamente pane azzimo, cioè senza fermento….i falegnami , i poveri senza terra, obbligati a seminare in qualsiasi terra, anche nella terra sassosa, arida o con le spine…

Chi era della Galilea era talmente povero e considerato impuro che non sapeva nemmeno leggere e scrivere correttamente. Il popolo ellai Galilea non parlava la lingua letterata del tempio, e cioè l’ebraico, ma un dialetto che era l’aramaico. Il popolo della Galilea, gente impoverita ed esclusa.

Ogni volta che le persone, soprattutto i dottori e i sapienti del potere e del tempio,vedevano Gesù storcevano il naso pensando che quell’uomo potesse essere della Galilea.

“Ascoltando queste parole , alcuni dicevano nel mezzo della moltitudine: altri dicevano (Giov 7,40-42).

Ed è uguale anche oggi, mie sorelle e miei fratelli, da sempre i potenti di tutti i tempi e templi, non ammettono che Gesù fosse Nazareno, cioé della città di Nazareth, in Galilea.

I potenti non sopportano l’idea che il Figlio di Dio fosse la pietra scartata, figlio di gente povera ed esclusa.

E Gesù dice, ancora oggi, in questo tempo di Pasqua, ad ognuno e ad ognuna di noi che l’unica condizione per conoscerlo, incontrarlo vivo e resuscitato è percorrere oggi e sempre i cammini di GALILEA, il cammino dell’amore e del servizio ai bambini, alle donne e alle persone impoverite.

E’ in GALILEA, nel luogo dove abitano i poveri che Gesù vi aspetta, aspetta me, i discepoli e le discepole, Pietro e i suoi successori. Oggi e sempre.

Percorriamo insieme questo Cammino di Pasqua?

Amen! Il Signore é veramente Risorto!

Maria Soave

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