Incontro dei Missionari Italiani in Argentina

Di don Alberto Brignoli

L’incontro di formazione per i missionari italiani svoltosi al Centro “El Cenáculo” – La Montonera, Pilar – Buenos Aires 18 – 20 dicembre 2007 è stato soprattutto un momento di grande gioia e di intenso entusiasmo, nonostante (guardando il colore ormai sbiadito dei capelli dei partecipanti!) ci si dicesse l’un l’altro “Non c’è un gran ricambio di forze, tra di noi!”. È vero. L’impressione è quella del “parecchio tempo”: è da “parecchio tempo” (a parte qualche rara eccezione) che non partono giovani missionari italiani per l’Argentina, in modo particolare sacerdoti “Fidei Donum”; è da “parecchio tempo” che i missionari e le missionarie presenti all’incontro si trovano in Argentina (qualcuno, anzi, diversi di loro giuntivi prima ancora della promulgazione della celebrata enciclica di Pio XII, mezzo secolo fa); è da “parecchio tempo”, ormai (almeno questa era la sensazione diffusa) che l’amata “Europa del Sudamerica” – come a volte si autodefinisce la terra del Rio de La Plata – è terra secolarizzata, con poca fede, o forse con poco riferimento a Dio e a ciò che lo rappresenta. Ma questo sconvolge più chi viene da fuori che non chi vive in Argentina. Chi ci vive continua, nonostante tutto, a dedicare “parecchio tempo” ad amare questa terra e la sua gente, e a cercare in continuazione nuove forme di evangelizzazione, di testimonianza, di speranza da diffondere. Tutta questa voglia di continuare l’abbiamo sentita forte e decisa in ognuno dei 48 amici e amiche presenti all’incontro de La Montonera.

Un clima fraterno, cordiale, di profonda amicizia anche tra chi si conosce poco e si vede ancor meno (è proprio in queste circostanze che ci si rende conto quanto sia grande ed estesa questa terra, dove per andare da Ushuaya a Formosa 6 ore di volo possono non bastare…). Eppure ci uniscono la comune fede, la stessa vocazione, le stesse motivazioni ed anche la stessa origine, sia pur a volte nascosta dietro a un italiano parlato a stento e con cadenza “gaucha”. Famiglie da rievangelizzare, giovani generazioni da motivare, rispetto per la vita in tutte le sue forme da insegnare in continuazione, leader cristiani da formare, ignoranza religiosa da combattere, catechesi da incrementare, gente da incontrare nella sua quotidiana lotte per la sopravvivenza, e chi più ne ha, più ne metta: queste le sfide di oggi per la Chiesa in Argentina, una Chiesa che fa ancora molta fatica a lavorare armonicamente, in una pastorale d’insieme. Il tutto, inserito in un contesto socio-politico che cambia, o meglio che “dice” di cambiare, ma che non è affatto vero; che vede la conferma di un modello governativo centrato più sul culto della persona che governa (meglio ancora se donna di un certo fascino) che sui bisogni della gente; che cerca di scrollarsi di dosso un passato ancora troppo recente per poter iniziare un’infruttuosa ed inutile caccia alle streghe; che sempre di più, e in maniera sempre meno subdola, lascia da parte Dio e la ricerca dei valori che contano a scapito del profitto, dell’immagine, dell’esaltazione dell’io. In un panorama di questo tipo, anche le più brillanti tra le giovani leve della missione che in questi anni sono passate da Verona si lascerebbero cadere la braccia, con rassegnazione. Ma loro no. “Quei” 48, sarebbero ancora in grado di fare “un ‘48”, di buttare all’aria il mondo, di lottare contro l’indifferenza che li circonda. È questa voglia che li ha fatti sedere per tre giorni in quell’aula a tratti oppressa dall’umido caldo estivo per ascoltare di Aparecida, della Chiesa e della società italiana con lo stesso entusiasmo di sempre. Scambio di esperienze, lavori di gruppo, interviste, colloqui personali, momenti di condivisione e di gioia, e tanto spazio lasciato alla preghiera, favoriti anche da un ambiente naturale a dir poco incantevole: tutto concorre al bene per chi ama Cristo e la sua Chiesa. A me, giovane prete, giovane ex missionario, ed ora giovane formatore di missionari, i tre giorni de La Montonera, così come tutti i dieci giorni trascorsi in terra argentina con i volti delle persone incontrate, hanno dato tanto. Soprattutto mi hanno fatto ri-comprendere che la missione è un’opera mai compiuta, e che le vicende – dolorose e felici – della nostra presenza in una chiesa sorella servono soprattutto a renderci più forti nella fede. Spero possano servire a chi si prepara a partire per comprendere che non siamo noi, con le nostre grandi o piccole opere, costruzioni o strutture, i protagonisti della missione.

Grazie di cuore, fratelli e sorelle d’Argentina, perché ci avete aiutato a capire tutto questo!

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