Le acque del Rio S. Francesco

Di don Alberto Reani

Carissimi, In questi giorni, la notizia del nuovo digiuno del vescovo Cappio sta di nuovo agitando la Chiesa. L `altra volta aveva parlato di “sciopero della fame”, ora spiega: “Digiuno e prego, secondo la tradizione biblica e cristiana, per tempo indeterminato, disposto ad arrivare fino in fondo. In primo luogo rivolto a Dio, Signore della vita e della Storia, come sacrificio, perché abbia pietà di noi e cambi il cuore di uomini accecati dal potere e dal denaro. Secondo, rivolto ai governanti di questo paese, come forma legittima di azione di un cittadino, visti esauriti e infruttiferi tutti i tentativi anteriori di farsi udire e rispettare di ampi settori della società. È un gesto personale, ma di significato collettivo”.

E così ritorna sui giornali la questione della “trasposizione del fiume São Francisco” che, dopo lunghi giorni di silenzio (ma con attività continue dell`esercito che si prepara per i grandi lavori di ingegneria).

Spiega il vescovo di João Pessoa, presidente del Comitato paraibano per l`integrazione del bacino idrografico del São Francisco, favorevole al progetto di Governo: “lavori che traggono beneficio a 12 milioni di nordestini degli stati di Paraíba, Ceará, Rio Grande do Norte e Pernambuco. Il progetto tecnico-scientifico e la gestione amministrativa e economica dell`opera sono di competenza governativa attraverso gli organi specifici. Non compete a noi vescovi della Chiesa intervenire in merito. Nonostante tutto, noi vescovi e il popolo di Paraíba e degli altri stati coinvolti, appoggiamo l`opera che favorisce lo sviluppo delle nostre regioni del semi-arido, bruciate dalle secche inclementi. Chi ha sete appoggia i lavori (della trasposizione)”.

In appoggio e solidarietà al vescovo Cappio viene una lettera di alcuni movimenti sociali contro i lavori di Trasposizione. La lettera spiega: “il suo gesto contro la trasposizione del fiume São Francisco… è un gesto in favore di uno sviluppo armonico con il semi-arido brasiliano, difendendo la democratizzazione dell`acqua attraverso una rete di canali (secondo la) proposta dall`Agenzia Nazionale delle Acque (Agência Nacional de Águas – ANA), nell`Atlas do Nordeste, favorendo, nelle comunità rurali, la raccolta dell`acqua piovana per bere e produrre, appoggiando la rivitalizzazione del fiume São Francisco, riaffermando il nostro impegno con la riforma agraria che tarda a venire, ma che non ha mai perso il suo senso. I lavori dell`Atlas e le iniziative dell`Articolazione del Semi-arido possono beneficiare 42 milioni di nordestini, quasi quattro volte di più dei 12 milioni ostentati dal marketing (propaganda) del governo”.

Nella lettera, oltre ai dati e alle motivazioni, compaiono suggerimenti alternativi che si possono trovare per chi “naviga” in internet e conosce un po’ di portoghese. Basta cercare la parola ATLAS o Agência Nacional de Águas, o cercare in http://www.gov.br.

Forse un po’ di pressione politica internazionale in questi casi non fa male. Perché non scrivere al Presidente Lula, chiedendo spiegazioni sulla scelta del progetto di trasposizione al posto del progetto ATLAS? Beh, io non so come fare, ma i comboniani hanno già fatto questo tipo di campagna e forse potrebbero dare alcuni orientamenti, o un testo o gli indirizzi dei destinatari di governo. Ciascuno veda cosa può fare. Certo è che qui c`è anche lo zampino di imprese internazionali di quello che qui si chiama “agronegócio”, ossia, esportazioni e altri affari commerciali al cui servizio si pone l`agricoltura.

Come dice qui un mio amico: aiutando il grande, anche il piccolo può vivere. Ma sarà vero? Ancora una volta il piccolo si alimenterà dei “resti che cadono dalla tavola del padrone”.

Le questioni qui vanno dalle motivazioni ambientali a quelle sociali a quelle economiche, terminando in questioni morali. Qui stanno portando forti tensioni dentro la Chiesa, come vi ho mostrato. Un vescovo difende una posizione, un altro si pone direttamente all`opposto. A volte è difficile discernere, ma la ricerca del cammino di Dio deve essere il primo impegno di fedeltà del cristiano. E questo si traduce anche in decisioni che entrano nella sfera della politica. È la legge dell`incarnazione. È dove ci giochiamo la “reputazione”… ma anche dove la carità si fa strada, nel vivo degli avvenimenti della storia.

Con questo, auguro a tutti voi un buon Natale. Che Cristo, Signore della Storia, incontri in noi, nelle nostre decisioni, i nuovi canali della grazia. Che la sua missione possa continuare nella nostra, affinché il mondo possa celebrare un anno di giubileo, rallegrandosi al vedere l`abbondanza della grazia che passa attraverso le nostre azioni e decisioni.

Buon Natale e Felice anno nuovo.

don Alberto Reani

albertoreani@hotmail.com

19 – 12 – 2007

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